RASSEGNA STAMPA

21 GENNAIO 2003
PAOLA MARIANO
[La tesi di un antropologo che ha studiato le tribù della Nuova Guinea
La guerra? Contro le leggi dell’evoluzione

LA GUERRA, per l’uomo è sempre “una battaglia persa in partenza". Non è un nuovo slogan pacifista, ma la conclusione dell’antropologo Paul Roscoe dell’Università del Maine in uno studio sulle tradizioni belliche delle tribù della Nuova Guinea. Lo studioso ha illustrato le sue ricerche qualche giorno fa nel corso del meeting annuale della American Association for the Advancement of Science tenutosi a Denver, in Colorado.
I “combattimenti" dell’uomo con i suoi simili, sostiene Roscoe, diversamente da quelli all’interno di altre specie animali, trasgrediscono le leggi dell’evoluzione di Darwin perché hanno come scopo l’annientamento del rivale. Quindi le guerre sono un elemento di rischio per l’estinzione della specie Homo Sapiens. Roscoe è convinto che questo svantaggio evolutivo tipico dell’uomo derivi, paradossalmente, dallo sviluppo di un’area del cervello che ha contribuito al successo della nostra specie, la neocorteccia, che permette all’uomo di “de-umanizzare" il proprio nemico, rendendolo capace di “uccidere senza pietà".
La neocorteccia è la regione del cervello dove risiedono le attività “superiori", tipicamente umane, come il pensiero e la creatività. È la regione dorsale della corteccia cerebrale ed è evolutivamente la parte del cervello sviluppatasi più di recente. Grazie a quest’area gli uomini hanno acquisito l’abilità di costruire utensili, comunicare con il linguaggio e pianificare azioni, anche in gruppo. Dalle informazioni che l’antropologo ha raccolto nei suoi viaggi (ed anche grazie agli scritti lasciati dai missionari) l’esperto ha dedotto le ragioni del comportamento bellico dell’uomo.
La neocorteccia, spiega Roscoe, consente agli uomini di programmare azioni violente di gruppo che terminano spesso drammaticamente con l’omicidio. Queste azioni belliche, sovente sferrate con attacchi a sorpresa, calamitano i combattenti verso la conclusione più cruenta, molto più che nelle lotte “uno contro uno", in cui in genere si confrontano le altre specie animali. Roscoe osserva infatti che negli scontri ingaggiati dai cervi maschi per la conquista del territorio, i due rivali prima si guardano in “cagnesco" ringhiando l’uno verso l’altro e “misurando" la stazza del nemico poi, se nessuno dei due decide che sia meglio battere in ritirata, iniziano una lotta che però quasi mai ha esito fatale.
L’uomo è invece spinto a combattere per vendetta e, aggiunge Roscoe, per vendetta uccide, scatenando un’escalation di violenza che, secondo le regole dell’evoluzione, non ha senso. A completare l’opera Roscoe ritiene abbia contribuito il rapido sviluppo tecnologico che, in 10 mila anni, ci ha portato dalle lance alle armi nucleari. Gli uomini hanno assunto un atteggiamento poco saggio, dettato dalla supremazia tecnologica a cui però, sottolinea l’antropologo, non ha fatto seguito un altrettanto rapido sviluppo dei sistemi sociali e politici.
«Abbiamo la tecnologia nucleare ma ancora un cervello all’età della pietra» conclude Roscoe, aggiungendo che «le guerre sono le azioni più costose in termini di soldi e vite umane; la mia speranza è che queste conoscenze biologiche ci aiutino a capire veramente perché combattiamo, prima che la nostra specie sia spazzata via dal Pianeta».

 

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