![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 GENNAIO 2003 |
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Il fisico Paul Davies sarà
a Milano nei prossimi giorni: «L'esistenza è basata su delicati rapporti
matematici che fanno escludere
il caso. Variare di poco tale equilibrio potrebbe cancellare la vita»
«Il test chiave per poter affermare che l'universo è ospitale, che le leggi
di natura sono "amiche della vita" e "amiche della mente",
sarà la scoperta che non siamo soli nell'universo. Perciò le ricerche sulla
vita extraterrestre sono della massima importanza. Solo allora potremo dire che
il fenomeno dell'intelligenza non è uno scherzo del processo di evoluzione». C'è
un grande scienziato che spera ardentemente nella scoperta di altra vita
intelligente nell'universo. Da laico, lui aspetta quel momento per poter
dimostrare anche ai sostenitori dell'«universo assurdo» o della «lotteria della
vita», che nel cosmo l'intelligenza non è un mero "accidente". Si
tratta di Paul Davies, fisico, matematico e astronomo, più famoso di vari Nobel
messi insieme (ma di premi prestigiosi ne ha avuti tanti; il più importante, il
Templeton Prize, glielo ha consegnato il principe Filippo nell'abbazia di
Westminster, nel 1995). Sta per compiere un viaggio a Milano per un convegno
(vedi annuncio a parte), e alla vigilia ha concesso ad "Avvenire"
questa intervista.
Nei suoi libri, scienza e fede non sono mai percorsi divergenti.
«Diceva Albert Einstein: "La scienza senza la religione è zoppa; la
religione senza la scienza è cieca". Ora temi come Dio e il significato
della vita non sono più estranei alle considerazioni degli scienziati. Del
resto basta risalire a Galileo, Keplero e Newton, per trovare il concetto che
la scienza serve a svelare l'opera di Dio. La scienza permette all'uomo di
intravvedere la mente di Dio. Oggi, per non pochi "cervelli", la
scienza è anche una ricerca spirituale. Alcuni, come John Polkinghorne,
professore di fisica teorica all'Università di Cambridge, sono stati perfino
ordinati ministri del culto».
Confusioni ed equivoci non ce ne sono più?
«Come no! Una delle peggiori confusioni concettuali riguarda la natura del
tempo».
Un campo di studio che lei ha coltivato molto.
«Già nel quinto secolo do po Cristo, sant'Agostino aveva proclamato: il mondo è
stato fatto con il tempo e non nel tempo. In altre parole, non si
può affermare che Dio esista dentro la corrente del tempo e che abbia deciso di
creare l'universo in un certo momento specifico. In quanto eterno, Dio è
assolutamente fuori dal tempo. Dio è il creatore non solo della materia ma
anche del tempo. È evidente l'analogia tra questo scenario - da un lato - e il
Big Bang, la teoria generale della relatività e la fisica quantistica,
dall'altro. In sostanza il Big Bang non è soltanto repentina apparizione della
materia in uno scoppio di energia. È anche l'origine dello spazio e del tempo. Prima
del Big Bang non c'è alcuna forma di tempo».
Però molti scienziati, a cominciare da Stephen Hawking, non nascondono il
loro ateismo.
«La natura è ordinata razionalmente ed è intelligibile? La scienza non può
provarlo, non può dimostrare che la natura è come avrebbe dovuto essere: cioè
ch e non avrebbe potuto essere diversa da come è. Molti scienziati sono
riluttanti ad ammetterlo, ma tacitamente danno per assunto che la natura
risponda a un qualche schema o disegno».
Una domanda ricorrente è: come sarebbe l'universo, il mondo, se le sue leggi
fossero diverse da come sono?
«Immaginiamo una gravità leggermente più forte, forze nucleari appena più
deboli, protoni un tantino più pesanti, spazio quadridimensionale invece che a
tre dimensioni. Conseguenze: stelle come il Sole non esisterebbero, la vita
basata sul carbonio non si sarebbe formata. In altre parole, la nostra
esistenza è incardinata su delicate relazioni matematiche. Solo per questa
ragione possiamo assistere alla grande rappresentazione del cosmo. Coincidenze?
Dobbiamo pensare come certi scienziati, seguaci della teoria dell'assurdità
dell'universo, secondo i quali le leggi del cosmo esistono senza ragione? C'è
anche la teoria della lotteria della vita. E c'è chi sostiene che certi s
istemi fisi ci hanno la capacità di auto-organizzarsi e saltano improvvisamente
dal caos a uno stato coerente ed elaborato».
Nelle sue opere, lei si sorprende del fatto che gli esseri umani abbiano la
capacità intellettuale di cogliere il senso del mondo attraverso l'indagine
scientifica.
«Riusciamo a svelare i segreti della natura perché c'è una connessione tra la
potenza mentale dell'uomo e il mondo astratto delle leggi matematiche che
governano l'universo. Queste leggi hanno prodotto esseri complessi con la
capacità mentale di capire proprio quelle stesse leggi. Ma ciò dimostra che la
nostra esistenza di esseri senzienti non è un puro caso nel cosmo. C'è qualcosa
di forte, di sottile e di elegante, che coinvolge anche l'aspetto intellettuale
ed estetico. Se l'universo ha fondamenta intellettuali, le leggi della natura
ci rassicurano: la vita e la coscienza emergeranno in qualche modo».
Lei allora considera "ospitale" l'universo? Cioè "amico della
vita", "amico della mente"?
«Secondo me, conta moltissimo la risposta che si potrà dare alla domanda: siamo
soli nell'universo? Se verrà fuori che dividiamo il cosmo con miriadi di forme
di vita intelligente, che hanno gli stessi strumenti di conoscenza scientifica
e - in particolare - matematica, avremo finalmente la più impressionante
conferma di quanto ci sta a cuore, e cioè che l'intelligenza è una proprietà
fondamentale della natura e non un fatto casuale».
Che cosa accomuna le due ricerche, quella della scienza e quella della fede?
«Il nostro metodo di ragionamento richiede che vi sia un punto di partenza
accettato. In matematica, si chiama assioma e da questo si arriva a provare i
teoremi, passo dopo passo, usando le regole della logica deduttiva. Analogamente,
i credenti accettano Dio come punto di partenza. Mi chiedo: è obbligatorio il
sistema logico-deduttivo? Quando usiamo la parola "comprendere",
intendiamo dire che - attraverso una cat ena di ragionamen to razionale -
colleghiamo il fenomeno che ci interessa a qualcosa che noi già accettiamo. Ma
esistono anche altre forme di conoscenza, come la rivelazione, esperienza che
non appartiene soltanto alla religione. Matematici come Fred Hoyle e Roger
Penrose hanno scritto molto al riguardo».
Scienza e fede: quale futuro?
«Non possono né fondersi né sostituirsi l'una all'altra. Dopo tutto, sono
diverse; la scienza si basa sul dubbio, la religione sulla fede. Ma questi due
grandi sistemi di pensiero possono incontrarsi felicemente a metà strada. La
religione non guarda più alla scienza come a una nemica ma come a un'amica
illuminata e benvenuta. I teologi (penso a Paul Tillich) vedono ora Dio non tanto
come essere quanto come base razionale dell'essere, nel quale sono radicate le
leggi dell'universo. Dio sostiene la natura senza interferire con essa. Queste
posizioni sono ben compatibili con quanto afferma la scienza».