RASSEGNA STAMPA

2 GENNAIO 2003
JADER JACOBELLI
[

[Ricerca scientifica: responsabilità e tentazioni faustiane

Gli articoli di Umberto Galimberti sono sempre stimolanti: nel consenso o nel dissenso. Quello sulle clonazioni ("La Repubblica" del 28 dicembre) lo è in entrambi i sensi. Non si può non consentire con lui quando scrive che "negli ultimi decenni del secolo scorso si è verificato un profondo capovolgimento tra l'uomo e la tecnica nel senso che la tecnica procede a partire dalle proprie potenzialità prescindendo dalle finalità che gli uomini si propongono". Da questa premessa condivisibile, Galimberti deduce però che contro la tecnica non si può intervenire perché ciò che fa "è imprevedibile". L'effetto può essere benefico o malefico, ma poiché non lo possiamo prevedere, non lo possiamo neppure impedire. "Oggi l'umanità - scrive - non è all'altezza dell'evento tecnico da essa stessa prodotto e, forse per la prima volta nella storia, la sua sensazione, la sua percezione, la sua immaginazione, il suo sentimento, si rivelano inadeguati a quanto sta accadendo".

Per amore di tesi ci sembra che qui Galimberti esageri anche perché non esiste "la tecnica", ma esistono i tecnici, uomini in carne ed ossa come tutti, che sanno quello che si propongono e quello che fanno, e che soltanto in qualche rarissimo caso l'effetto della loro ricerca li può sorprendere sopravanzando il loro scopo. Inoltre la ricerca scientifica oggi non viene svolta da un singolo, che può essere tentato dal rischio, a fini anche esibizionisti, ma in una collegialità che certamente accresce il senso di responsabilità.

Se già ora certe ricerche, pur finalizzate alla cura di certe malattie, incontrano tante resistenze religiose, etiche, culturali prima d'essere autorizzate, è da presumere che ricerche meno "funzionali", e quindi dagli effetti più imprevedibili, si scontrerebbero più che con delle resistenze, con dei divieti insuperabili, se davvero fossero ritenute, da molti, imprudenti o addirittura pericolose. È vero che non bisogna arrestare la ricerca, ma non ci pare che la stragrande maggioranza dei ricercatori siano diventati degli irresponsabili Faust, al di sopra del bene e del male, che insidiano il nostro futuro umano di cui anch'essi fanno parte. E se qualche folle ci può essere anche tra loro saranno loro stessi a denunciarlo, a isolarlo, a impedirgli di nuocere. Astrattamente la tecnica può essere irresponsabile, nel senso indicato da Galimberti, ma gli uomini non lo sono e non ritengono che tutto quello che si può fare si debba fare. La politica e la morale, però, se vogliono svolgere al meglio la loro parte, non debbono avere pregiudiziali anti-tecniche, ma avvalersi proprio dei tecnici per disciplinare la loro attività in base al principio, condivisibile da tutti, che la tecnica deve continuare ad essere al servizio dell'uomo, e non sostituirsi ad esso. Galimberti fa bene, quindi, a metterci in guardia contro la tecnica "padrona", ma il suo monito, nella sua perentorietà, non deve indebolire le nostre legittime difese scientifiche, politiche ed etiche.

<![if !supportLineBreakNewLine

ed antropocentrismo stanno insieme o cadono insieme.

inizio pagina
vedi anche
Cultura e societ…