RASSEGNA STAMPA

28 DICEMBRE 2002
ELENA BUSI
Dulbecco: tecnica inutile e la bimba rischia molto

Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina, non esclude a priori che la Clonaid, il braccio scientifico dei Raeliani, sia riuscita a portare a compimento un esperimento di clonazione.  I suoi dubbi sono sui risultati ottenuti.

La Clonaid potrebbe avere le attrezzature e le competenze necessarie per far nascere un bambino clonato?

«Questa tecnica è già stata sperimentata più volte sugli animali.  Dal punto di vista delle procedure, sappiamo come fare: si preleva il nucleo di una cellula adulta, che contiene il dna dell'individuo, e lo si inserisce in una cellula uovo, che in precedenza era stata privata del suo nucleo e del suo dna.  La cellula uovo in una piccola percentuale di casi arriva a svilupparsi in embrione.  Lo fa seguendo le istruzioni fornite dal dna della cellula adulta.  Per questo, qualora il bambino riuscisse a nascere, dal punto di vista genetico sarebbe identico al donatore della cellula adulta.  Clonare un animale, così come un essere umano, non richiede apparecchiature eccezionali.  Basta un laboratorio ben attrezzato.  Quanto alla dottoressa Boisselier, conosco il suo nome solo dagli articoli dei giornali.  Non ho mai letto una sua pubblicazione scientifica e non ho la più pallida idea di quali siano le sue competenze».

Potremo mai capire con certezza se la bimba sia stata effettivamente clonata?

«Innanzitutto abbiamo bisogno di conoscere dei particolari in più.  Ad esempio, quanti tentativi la Clonaid ha effettuato prima di riuscire a far nascere la bambina. Ian Wilmut ha raggiunto il successo della pecora Dolly solo dopo 269 fallimenti.  Nei topi e nei bovini la percentuale di esperimenti riusciti è più alta, ma non supera il 4-5 per cento.  Non crederei mai che la Clonaid abbia centrato l'obiettivo al suo primo tentativo. Questo è impossibile.

Quando ci avranno chiarito questo punto, uno scienziato indipendente avrebbe bisogno di confrontare il dna nucleare della neonata con il dna nucleare dell'adulto da cui proviene il nucleo (in questo caso si tratta sicuramente di una donatrice donna, visto che la bebè è una femmina). Se i due patrimoni genetici sono identici, si tratta effettivamente di clonazione.  Ma bisogna stare attenti, perché imbrogliare è facile.  La Clonaid in realtà potrebbe fornire allo scienziato indipendente due copie del dna della bambina e affermare che una copia è della donatrice. O fornire tracciati di dna già elaborati dai suoi computer. Questo tipo di testimonianza ovviamente non avrebbe alcun valore».

Ipotizziamo che la bambina sia stata effettivamente clonata. Ci sono dei pericoli per la sua salute?

«Si, certo.  La clonazione è un intervento molto delicato e incerto.  Negli esperimenti sugli animali abbiamo visto che un gran numero di embrioni clonati muore durante la gestazione.  Anche quando riescono a nascere, questi individui presentano sempre dei problemi.  Possono essere obesi, soffrire per un cattivo funzionamento dei reni o anche di altri organi.  Che io sappia non esiste un solo animale clonato che sia cresciuto in maniera perfettamente normale».

Come mai?

«Questo accade perché chiediamo ai geni di una cellula adulta di tornare alle origini.  Di dar vita a un nuovo individuo ripartendo da zero, dall'embrione. Ma noi sappiamo bene che durante lo sviluppo di un individuo le funzioni del suo dna si evolvono.  Non tutti i geni sono attivi nello stesso modo durante le diverse fasi della vita.  In particolare i geni di una qualunque cellula adulta non si trovano nella stessa condizione dei geni di uno spermatozoo o di una cellula uovo.  Anche questi ultimi due vengono prodotti da individui adulti.  Hanno quindi dovuto compiere il sentiero a ritroso, imparando a ripartire da zero per dar vita a un nuovo individuo.  Questo «ritorno alle origini» è per noi medici un processo ancora ricco di misteri.  Sappiamo che avviene anche durante la clonazione.  Ma non sappiamo esattamente come.  Ci siamo accorti solo che negli spermatozoi e nelle cellule uovo il riazzeramento richiede settimane o mesi di tempo.  Nell'uovo clonato invece è rapidissimo.  Impiega un giorno circa a compiersi, e non avviene mai in maniera perfetta.  Alcuni geni si riazzerano con maggiore facilità rispetto ad altri e il processo è disomogeneo.  Questo porta il dna dell'individuo clonato a comportarsi in maniera anomala e difficilmente prevedibile».

Ipotizziamo che l'esperimento della Clonaid sia effettivamente riuscito e che la bambina sia effettivamente in salute.  La scienza avrebbe motivo di gioirne?

«Non vedo che utilità possa avere questa tecnica per l'uomo.  Forse, se pensiamo agli animali, dei vantaggi potrebbero ipotizzarsi perla zootecnia.  Esemplari con caratteristiche speciali potrebbero trasmettere i pregi anche ai loro cloni e questo potrebbe avere delle ricadute pratiche importanti.  Ma di motivi per clonare un uomo, sinceramente, non me ne viene in mente neanche uno.  Se una donna sente la necessità di portare a termine una gravidanza anche se non può concepire, allora può benissimo ricorrere alla fecondazione in vitro, senza bisogno di affidarsi a un sistema così esoterico come la clonazione».
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