RASSEGNA STAMPA

20 DICEMBRE 2002
ARMANDO TORNO
Sant'Agostino

Che valore hanno oggi gli scritti di Sant'Agostino, di questo prolifico pensatore vissuto tra il 354 e il 430 della nostra era? La sua opera è sterminata e non facile. Città Nuova, che la sta traducendo tutta in italiano con il testo a fronte, ha superato le 40 mila pagine (ora è uscita la parte dei Discorsi scoperta nel 1988). Di lui circolano traduzioni ormai classiche ( Le Confessioni di Carlo Carena) o condotte con notevole perizia (il De musica di Maria Bettetini). Non in molti si sono addentrati nell'immenso lascito. Per rispondere alla domanda posta, di solito si ricorda il fatto che alla base della Riforma protestante, alle idee di Lutero e Calvino, c'è questo santo. È vero, ma non solo. Ad Agostino, per fare qualche esempio, ricorriamo per parlare delle concezioni del tempo; da lui attingiamo l'idea del Dio verità, spina dorsale della nostra teologia. Dietro Petrarca c'è Agostino, così come alla base del giansenismo. Inoltre lo ritroviamo ogni volta che si parla di misticismo o di interiorità, sia essa teologica o letteraria.

Potremmo continuare per pagine. Ma il nostro compito è molto più semplice: ci proponevamo di segnalare uno studio veramente importante uscito da poco e dedicato a L'altro Agostino (Ed. Morcelliana, Pagine 756, 42,50). Scritto da Gaetano Lettieri della Sapienza di Roma, è frutto di lavoro ventennale. Partendo dal fatto che nel 397 il santo interrompe il De doctrina christiana , opera ambiziosa e sistematica, summa del nuovo pensiero, lasciandola da parte per trent'anni, Lettieri entra nel laboratorio del filosofo. Cosa si cela dietro il gesto? Il lavoro incompiuto è il culmine del platonismo cristiano del primo Agostino, umanista apologeta del libero arbitrio. Precede (e non segue) l' Ad Simplicianum, l'opera che inaugura la teologia dell 'altro Agostino, l'antiumanista che ricorda la peccaminosa impotenza della libertà umana. Le Confessioni ritratteranno le pagine interrotte. Si direbbe quasi che l' altro esibisca il resto di quel che fu il primo .

Lettieri, per l'acutezza dell'indagine e per la tesi proposta, ci offre un saggio commovente. In cui si legge di un filosofo strappato a sé dalla violenza della grazia e che si immerge nel sapere sino a perdersi in Dio. Quel Dio che, forse, l'uomo può amare e conoscere soltanto se lo Spirito vuole amare e conoscere Dio in lui.
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