RASSEGNA STAMPA

12 DICEMBRE 2002
CRISTINA PALAZZESI
Il bioetico: è un atto

"L'importante è non premettere la riflessione sui trapianti a quella sulla morte"

"Encomiabile" la decisione della madre di scegliere la donazione per il professor Francesco D'Agostino, presidente del Comitato nazionale di bioetica e docente di filosofia del diritto. Anche se ci sono alcune condizioni da rispettare per garantire "l'eticità dell'atto". Professore, far nascere dei figli soltanto per espiantarne gli organi non le pare discutibile?

"La decisione di una donna di portare a termine la gravidanza non può mai essere sindacata. E questo anche se esiste una legge sull'aborto che consente di interromperla in particolari condizioni. Quanto alla donazione, resta un atto lodevole che può anche favorire l'elaborazione del lutto da parte dei genitori. Detto questo, vanno fatte alcune considerazioni".

Quali?

"Non è corretto da un punto di vista bioetico premettere la riflessione sulla donazione alla morte. Proprio come nel caso di un soggetto clinicamente morto a cui si devono espiantare gli organi, anche qui, non bisogna mai indurre il sospetto che la morte del donatore sia auspicata o peggio anticipata ai fini della donazione. Perché questo sarebbe il crollo di ogni eticità nell'atto".

In concreto, che cosa vuol dire?

"Da un punto di vista bioetico, significa che deve essere assicurato il rispetto del nato, qualunque sia la sua condizione. I piccoli hanno quindi diritto al trattamento sanitario adatto alla loro patologia. E come non deve essere ammesso l'accanimento terapeutico, così non possiamo sottrarre ai piccoli il diritto alla salute e all'assistenza".

Considerazioni sulla famiglia dei bambini?

"Sì, visto che la possibilità della donazione può essere verificata solo alla fine, sarebbe stato meglio che i genitori avessero portato in cuor loro questa intenzione senza esplicitarla".
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