![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 DICEMBRE 2002 |
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"L'importante è non premettere la riflessione sui trapianti a
quella sulla morte"
"Encomiabile"
la decisione della madre di scegliere la donazione per il professor Francesco D'Agostino,
presidente del Comitato nazionale di bioetica e docente di filosofia del
diritto. Anche se ci sono alcune condizioni da rispettare per garantire
"l'eticità dell'atto". Professore, far nascere dei figli soltanto per
espiantarne gli organi non le pare discutibile?
"La
decisione di una donna di portare a termine la gravidanza non può mai essere
sindacata. E questo anche se esiste una legge sull'aborto che consente di
interromperla in particolari condizioni. Quanto alla donazione, resta un atto
lodevole che può anche favorire l'elaborazione del lutto da parte dei genitori.
Detto questo, vanno fatte alcune considerazioni".
Quali?
"Non è
corretto da un punto di vista bioetico premettere la riflessione sulla
donazione alla morte. Proprio come nel caso di un soggetto clinicamente morto a
cui si devono espiantare gli organi, anche qui, non bisogna mai indurre il
sospetto che la morte del donatore sia auspicata o peggio anticipata ai fini
della donazione. Perché questo sarebbe il crollo di ogni eticità
nell'atto".
In concreto,
che cosa vuol dire?
"Da un
punto di vista bioetico, significa che deve essere assicurato il rispetto del
nato, qualunque sia la sua condizione. I piccoli hanno quindi diritto al
trattamento sanitario adatto alla loro patologia. E come non deve essere
ammesso l'accanimento terapeutico, così non possiamo sottrarre ai piccoli il
diritto alla salute e all'assistenza".
Considerazioni
sulla famiglia dei bambini?
"Sì, visto che la possibilità della donazione può essere verificata solo alla fine, sarebbe stato meglio che i genitori avessero portato in cuor loro questa intenzione senza esplicitarla".