![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 DICEMBRE 2002 |
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"Contrari a trattamenti o manipolazioni per tenere in vita i
piccoli ai fini dell'intervento"
"Non è
detto che in questo caso la donazione sia possibile e i genitori ne devono
essere informati". Monsignor Elio Sgreccia, direttore del Centro di
bioetica dell'Università Cattolica di Roma e vicepresidente della Pontificia
accademia per la vita, apprezza la scelta della coppia di portare a termine la
gravidanza, ma osserva che la donazione degli organi non è affatto
"scontata". Che cosa vuole dire?
"I
genitori devono essere messi al corrente che la condizione in cui i piccoli
verranno alla luce potrebbe non essere compatibile con la loro intenzione di
donare gli organi. In questi casi, in cui non si può misurare la morte
cerebrale e bisogna attendere la morte cardiorespiratoria, gli organi maggiori
possono venire danneggiati e spesso, alla fine, è possibile espiantare solo le
cornee. Ad altri trattamenti noi siamo contrari".
Quali
trattamenti?
"A
rianimare i piccoli, a intubarli per mantenerli in vita al solo fine di
consentire poi l'espianto degli organi noi siamo assolutamente contrari. La
vita va rispettata".
E se la
decisione dei genitori di far nascere i bimbi fosse legata esclusivamente alla
donazione?
"Allora
ai genitori va spiegata la situazione. Ma, in ogni caso, portare avanti la
gravidanza e non accondiscendere al suggerimento dell'aborto è una cosa da
condividere".
Insomma,
aborto a nessun costo?
"Aborto mai. Anche se questi bambini non hanno speranza di vivere, però un conto è lasciarli morire dopo che sono nati, un conto è ucciderli prima che vedano la luce. E questo anche per l'impatto che un atto del genere può avere sulla madre. E per dar loro il battesimo".