![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 DICEMBRE 2002 |
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Finalmente nel dibattito pubblico nazionale
riesce a dire la sua anche uno scienziato. È Piergiorgio Odifreddi, un
simpaticissimo e affermato matematico torinese (ha insegnato in mezzo mondo,
dagli Stati Uniti alla Russia alla Cina), che, con i suoi articoli divulgativi,
sta riuscendo nell’impresa di avvicinare ai numeri un popolo ad essi
refrattario. E per la sua opera di divulgazione scientifica, oggi a Milano, al
Museo Nazionale della Scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci, Odifreddi
riceverà il premio «Giovanni Maria Pace».
«La nostra situazione - dice - ha a che vedere con la storia. Di essa portano
responsabilità Croce e Gentile: da ministri dell'istruzione, hanno fatto sì che
la matematica e le scienze in genere avessero un ruolo subordinato nei
programmi scolastici». Odifreddi, che ha appena raccolto in un delizioso libro
che è già un caso editoriale gli articoli pubblicati negli ultimi due anni (La
repubblica dei numeri, Raffaello Cortina, p.278, euro 18,50), ha le idee chiare:
«La distinzione delle due culture, la scientifica e l’umanistica, non regge, né
da un punto di vista teorico né storico: da Pitagora a Platone fino a Cartesio
e Leibniz la storia è piena di filosofi che sono anche scienziati. Sulla porta
dell'Accademia, la scuola di Platone, c'era scritto che non poteva entrare chi
non conosceva la matematica. D'altronde, non si può dividere in due parti il
cervello e proporsi di usarne solo una».
Ma allora perché Croce e Gentile avrebbero spezzato il nesso? «No, essi sono
stati semplicemente degli epigoni del romanticismo. Ed è stato il movimento
romantico a dividere il mondo in due: da una parte gli uomini di pensiero,
dall’altra i pratici; dall’una i ricchi che non si sporcano le mani, dall’altra
i poveri manovali. Croce e Gentile hanno letto le cose così: da una parte il
glorioso liceo classico, dall'altra gli istituti tecnici e tutte le scuole
secondarie di serie B. Una divisione, la loro, profondamente classista».
Eppure, con questa divisione siamo cresciuti un po’ tutti... «Col risultato che
non capiamo il nostro mondo ipertecnologico. E ne siamo dominati, lo subiamo.
Se io non conosco il modo in cui è fatta una macchina che uso, ne dipendo
totalmente. Prendiamo il caso della TV. Siamo teleutenti passivi, tecnologicamente
idioti. Siamo, in quanto italiani, vulnerabilissimi. E, in questo, c’è un
rischio per la democrazia». Che fare? «Bisogna agire politicamente, sui
programmi ministeriali: nelle nostre scuole ci vuole più matematica, e
insegnata meglio. Che senso ha imparare a memoria delle formule che saranno
presto dimenticate? Perché non legare la matematica a giochi e aspetti della
realtà, senza farla essere noiosa? Certo, il più delle volte i matematici sono
spocchiosi, si astraggono dal mondo, non capiscono che bisogna suscitare
interesse per la loro disciplina. Bisognerebbe lavorare anche sulla loro
formazione. La matematica è in tutte le cose del mondo e non è affatto in
contrasto con l’ironia, il gioco, la passione».
Ma lei non pensa che possa esistere un altro tipo di razionalità, oltre a
quella logica e formale? «Sa, nei 2500 anni di storia occidentale c’è stata una
lotta darwiniana fra diverse idee di razionalità. Platone era incerto: il mondo
per lui era scritto nel linguaggio della musica, altre volte in quello
mitologico, altre volta in quello matematico. Quale razionalità abbia dato
risultati e sia sopravvissuta, non mi pare dubbio». Eppure, ci sono attività
che la matematica non riesce a capire, che hanno a che fare con la libertà
umana... «E quali sarebbero? La politica, per esempio? Il fatto è che, in
alcuni campi, siamo agli albori. Lo sa che Bush ha un team di consiglieri
esperti in teoria dei giochi? E questa teoria studia proprio le situazioni che
possono nascere dalle azioni libere degli uomini, dai contingenti comportamenti
umani». Odifreddi è proprio un positivista, anche nel suo anticlericalismo
d’antan. Però svolge un positivo ruolo di divulgatore scientifico. Qual è il
segreto? «Nessun segreto, forse era giunto il momento che qualcuno di noi si sporcasse
le mani con la divulgazione. E c’era, non c’è dubbio, una forte domanda da
parte del pubblico. Per corrispondervi, ho aperto anche un sito. Cliccate
www.vialattea.net e troverete persino Andreotti e Cossiga che parlano di
matematica».