![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 7 DICEMBRE 2002 |
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Rispetto
ai mille libri sulla globalizzazione politica, tecnologica, economica che si
affastellano, melanconici, sui banchi di libreria il piccolo saggio di Carl
Schmitt Terra e Mare ha la potenza
evocativa dell'annuncio e la forza d'urto del pensiero. Già pubblicato in versione italiana da
Angelo Bolaffi per le edizioni Giuffré, il testo di Schmitt, dedicato alla
figlia Anìma Louise, esce in una nuova edìzione da Adelphi con una preziosa
postfazione di Franco Volpi, che ne individua subito il rilievo epocale: non
solo rispetto agli anni in cui fu
scritto, ma anche ai nostri. Quello che
vi si narra, con lo sguardo fisso ai caratteri primigenei dell'esperienza - ciò
che Schmitt, ma anche Jünger, chiamavano l'«Elementare» - e con quella
inarrivabile capacità di seduzione che caratterizza la scrittura dei grandi
maestri, è in sostanza il transito dal tempo della Terra all'epoca del
Mondo. Attraverso gli altri tre
elementi che dominano la vita degli uomini.
Il mare, innanzitutto, rappresentato dalla grande balena - Levìathan o
Moby Dick - sul cui dorso la potenza inglese ha sfondato i confini terranei,
mandando in frantumi il vecchio Jus
publicum europaeum che per secoli aveva arginato la violenza di Behemot,
vale a dire la minaccia della guerra civile e dell'anarchia.
Già quel prúno sfondamento della «modernità liquida» aveva messo in crisi il principio di territorialità degli Stati sovrani, favorendo la formazione di grandi spazi destinati a dividere il mondo in poche, vaste, sfere d'influenza. La dottrina di Monroe ne segnava l'inizio con una teoria della non ingerenza nell'area degli Stati Uniti d'America che presto si sarebbe rovesciata in quella della loro egemonía sul resto del pianeta. Ma perché ciò potesse accadere - secondo una dinamica da Schmitt contemporaneamente prevista e temuta - bisognava che, dopo la terra e il mare, entrasse in gioco il terzo elemento: bisognava che aprisse le ali il Grifo, il grande uccello Ziz o Bar-juchne menzionato nel libro dei Salmi (50, 1 1). Solo allora - nell'età dell'aria - aerei sempre píù veloci e precisi avrebbero lasciato cadere le loro uova incencdiarie capaci di abbattere «mille cedri gigantì e di fare straripare mille fiumi», come Schmìtt scriveva a Jünger nel '40 in una lettera richiamata da Volpi. Solo allora, forse, quando tutti i kathechon immunizzanti saranno crollati, dal fuoco potrà rinascere la nuova Fenice e il compimento dell'apocalisse farà segno all'avvento della parousia.