![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 DICEMBRE 2002 |
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Nessuna
legge ad hoc, un dibattito in stallo e qualche proposta in ordine sparso. La clonazione sembra non scaldare i politici
e l'opinione pubblica italiana, come invece accade altrove.
Il
nostro Paese, come molti altri, ha siglato nel passato le dichiarazioni di
principio che condannano la clonazione umana: prima tra tutte la Convenzione di
Oviedo e il protocollo aggiuntivo approvato dalla Camera nel marzo del
2001. Da allora, però, nonostante i due
trattati imponessero l'emanazione di specifiche leggi, nulla è stato
fatto. L'unico baluardo contro la
clonazione riproduttiva è rappresentato da un'ordinanza che ogni sei mesi, dal
1997 - anno in cui fu emanata per la prima volta dall'ex ministro della Sanità,
Rosy Bindi - rinnova il divieto. Nel
dicembre del 2000 una commissione di esperti, nominati dall'ex-ministro Umberto
Veronesi e presieduta dal nobel Renato Dulbecco, proponeva una tecnica
innovativo per creare cellule staminali senza produrre embrioni. Ma il documento non è mai stato più preso in
considerazione.
Da anni il Parlamento continua, invece, a dividersi sulle regole per la fecondazione assistita: l'ultimo Ddl (S. 1514), approvato dalla Camera, giace da mesi al Senato. Il provvedimento prevede, tra l'altro, il divieto della clonazione umana e l'impiego degli embrioni nella ricerca. Un fronte, quest'ultimo, tra i più scottanti. Soprattutto per quanto riguarda il destino degli embrioni «congelati» non utilizzati nella fecondazione assistita: in Italia - sono circa 25mila. Se la comunità scientifica i invoca il loro utilizzo a scopo di ricerca, il Governo è piuttosto freddo. Il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha recentemente proposto la creazione di una "casa" dove accogliere gli embrioni abbandonati nei congelatori ' dei centri di fecondazione assistita. E ha nominato una commissione ministeriale per monitorare il finanziamento dei progetti sulle cellule staminali.