![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 DICEMBRE 2002 |
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La ricerca di un pensiero globale,
comprensivo dell'Oriente, entro la forma occidentale del «logos»
«Beati
i poveri di spirito! E' loro infatti « il regno dei cieli» traduce Girolamo
l'enigmatica frase di Matteo 5,3. Ma
come interpretare quel pauperes
spirito? Forse si tratta di «coloro
che sono privi di spirito proprio»?
Saranno beati gli uomini impersonali? O si dovrà intendere «beati coloro
che essendo bisognosi andranno allo spirito»: pauperes spirito nel senso
di «mendicanti allo spirito»? Povero
per la Cabala è il simile alla Shekinah o Gloria di Dio, che è
"povera" perché non ha nulla di per sé, ma solo ciò che le viene
dalle Sue . emanazioni. Perciò povero
può significare privo di qualità personali, interamente dipendente dalle
emanazioni del Nulla, "vuoto": significato probabile anche
grammaticalmente.
Molte
altre esegesi di Matteo 5,3 sono elencate da Elémire Zolla nei Mistici dell'Occidente: da Agostino a Maria Maddalena de' Pazzi. Da Juan de la Cruz a
Shakespeare a Coleridge, passando per la Cina taoista, il ciclo bretone, la
Persia delle Mille e una notte. Ma
l'ultima delle interpretazioni è quella che colpisce dritto al cuore. «A considerare
la teoria mistica della respirazione - scrive Zolla - s'intende pneuma anche in
senso letterale: poveri di spirito, di fiato, sono coloro che per una gran
risata o un profondo pianto, hanno espirato completamente e non hanno,
immagazzinato fiato dentro di sé». Così
Zolla ricollegava il più oscuro dei moniti evangelici alla dottrina
antichissima della respirazione diaframmatica, riemersa a Bisanzio nel
tredicesimo e quattordicesimo secolo sotto il nome di esicasmo. E' una dottrina
che, come un fiume carsico, scorre sotterranea e riemerge in epoche diverse
nelle diverse zone del globo: in India e nel Tibet come nell'Alessandria di
Filone, nelle steppe, mongole e nel sultanato turco di Iconio come nella Russia
dei «pazzi in Dio» e del Pellegrino ottocentesco. Se l'espirazione di Dio crea, e la sua inspirazione uccide;
mentre l'uomo emette il fiato contaminato e trae dentro l'aria benefica, il
punto di mediazione tra le opposte respirazioni celeste e umana è trattenere il
respiro, come si fa negli esercizi yoga o nella preghiera perpetua degli esicasti.
Fu
proprio alla scuola gnostica di Konya, nel Duecento di Rumi e del sincretismo
tra mistica cristiana, esperienza sufi e sapienza ebraica, che nacque, secondo
la recentissima teoria del bizantinista Antonio Rigo, l'esicasmo. Sarebbe possibile definire Zolla un
esicasta? Fu tale per la maniera in cui
morì, nella condizione che aveva descritto in anticipo nei Mistici, respingendo ogni cura e misurandosi per ore, interamente
lucido, con le contrazioni del muscolo del cuore e col respiro che gli mancava. Fu tale per il modo in cui visse, alla
ricerca, sempre, di un'esychia della
ragione. Fu tale per il manifestarsi
nel suo pensiero di una tradizione globale, comprensiva dell'Oriente, ma
sviluppata nella più occidentale delle forme: la forma del logos, la logica.
«I principi logici erano alla base delle sue costruzioni e della struttura del suo scrivere. Aveva una razionalità adamantina, su cui costruì il suo sistema, in contrapposizione allo spasmo dualistico ragione-irrazionalità proprio del pensiero occidentale dominante», ha detto Grazia Marchianò. In questo senso, lo si potrebbe definire un occidentale filo-orientale, eventualmente. Zolla aveva superato l'equivoco di una frattura Oriente-Occidente vista come contrapposizione tra ragione e irrazionalità. E' la logica che rende possibile a Zolla il suo esercizio più geniale: l'interpretazione. «Le esegesi sono un'idra per chi sia mosso da curiosità, ma unità per chi ne ha bisogno, cioè per il povero di spirito», ha scritto nei Mistici. Il testo è tutta la varietà di letture possibili. Non è in se stesso: le glosse lo vanificano. Questo, finché non si abbia una lettura nuova, cioè «una coincidenza con un destino personale, che neghi la pluralità delle interpretazioni perché ne ammette una sola diretta, quella adeguata al momento in cui si vive».