![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 NOVEMBRE 2002 |
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Dall'intimità della politica alla vita
nuda, cioè alla vita e basta: i cani nei racconti di Bradford e l'«Homo sacer»
di Agamben. Qual è il confine tra umano e non umano?
Ho
letto un libro bellissimo e sorprendente, Dogwalker,
i racconti di Arthur Bradford tradotti da Einaudi. E' quanto di più
contemporaneo si possa aspettare da un autore, e nello stesso tempo di più
estraneo e inattuale rispetto alle mode letterarie: storie di sobria
compassione. Non so più che effetto
avessero prodotto, al loro Primo apparire, i racconti di Raymond Carver sui
poveri, sbandati, divorziati, alcoolizzati, ovvero i suoi umani e troppo umani
personaggi. I brevi racconti di Bradford vanno oltre, perché cori tono lieve e
mai sentimentale narrano di marginali e anonimi personaggi tanto reali quanto,
spesso, oltre-umani: accanto a ciechi, bambini poveri e caratteriali, vecchi,
alcoolizzati, handicappati, appaiono cani a tre zampe, gatti, molluschi, e
ancora cani, tanti cani, nidiate di cani che si intrecciano con gli umani (il
mirabile ultimo racconto riserva ulteriori sorprese). Non stupisce che il giovane autore abbia prestato servizio per
anni in centri per disabili, e tutto del suo universo narrativo sembra voler
aprire la categoria dell'umano a quella del semplice vivente (dell'animale);
allargando, con l'area della coscienza, quella della storiabilità, di ciò che è
degno di essere narrato. Nessun dubbio
sul potenziale politico di questi racconti che dicono la vita - la vita nuda
nell'epoca della sua più forte e violenta discriminazione. Per questo iniziamo salutando questo libro
la nostra ricognizione sul tema dell'animale e del vivente.