![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 NOVEMBRE 2002 |
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Dibattito tra gli esperti su una nuova tecnica per il trapianto
integrale di volto. Che anche in Italia potrebbe essere presto una realtà
I chirurghi plastici della Gran Bretagna hanno affrontato ieri il dilemma: è giusto effettuare su un paziente il trapianto completo del viso? Tutto è pronto infatti al Royal Free di Londra, uno degli ospedali più all'avanguardia per quanto riguarda la ricerca in questo settore, mancano solo gli ultimi dettagli tecnici. Ma Peter Butler, il chirurgo che ha messo a punto la nuova metodica, ha deciso di aprire il dibattito prima di dare il via agli interventi, perché - ha ammesso lui stesso - si sente combattuto dal problema etico: "Le operazioni potrebbero iniziare nel giro di sei mesi. E i pazienti che hanno subìto gravi danni al viso dopo incidenti, ustioni o tumori potrebbero trarne grandi benefici. Ma è essenziale aprire la discussione etica prima di cominciare". Mentre si materializzano i fantasmi evocati nel film Face/off di John Woo, in cui il buon poliziotto John Travolta e il pazzo criminale Nicholas Cage si scambiano i volti in un inquietante girandola di identità, il dibattito si è aperto, non solo tra i chirurghi plastici di Londra ma in tutto il Regno Unito. La Bbc ha addirittura lanciato un sondaggio per capire l'opinione del pubblico: c'è chi grida allo scandalo, chi è sinceramente atterrito e chi invece non vede l'ora di sottoporsi all'intervento. "È miracoloso - ha dichiarato ieri una ragazza di 23 anni il cui volto è rimasto sfigurato in un incidente stradale -. Questa notizia mi dà finalmente speranza". La tecnica del professor Butler è davvero rivoluzionaria: permetterebbe al "nuovo" viso di presentarsi non come una maschera ma di muoversi e di esprimere la mimica emozionale poiché il trapianto coinvolgerebbe non solo la pelle ma anche muscoli e nervi. Sono già 15 nel Regno Unito le persone in lista d'attesa per l'operazione: tra sei mesi, quando la ricerca sar à completata, potrebbero avere il volto di un altro. Nuove labbra, un nuovo mento, nuove orecchie. Nuovi anche naso, pelle e ossa: il tutto fornito da un defunto che prima del decesso abbia firmato una forma di consenso. Anche vene e arterie potrebbero essere rimosse dal donatore; mentre al ricevente verrebbe tolto gran parte del viso compresi muscoli, pelle e grasso sottocutaneo. Per far funzionare il trapianto, i nervi che controllano espressioni e movimenti del viso dovrebbero essere ricollegati. E, secondo Butler, i passi avanti nella terapia immunosoppressiva offrono oggi migliori chances di successo. Anche in Italia i trapianti di volto potrebbero essere presto una realtà. Lo ha confermato ieri Marco Lanzetta, microchirurgo del San Gerardo di Monza e uno dei pionieri del trapianto di arto che, commentando le dichiarazioni dello specialista britannico, ha detto: "I trapianti di faccia sono vicini. E anche noi ci stiamo pensando". Butler, criticato non solo da gruppi religiosi ma anche da chi opera nel suo stesso settore, ha però dovuto ammettere che la missione non sarà facile: "Il problema fondamentale sarà quello di trovare i donatori. Convincere persone a lasciare il proprio volto come si fa oggi con altri organi. Tecnicamente è un intervento che sarà possibile. Ma è giusto farlo? Sono convinto che il trapianto del viso solleverà altre questioni rispetto a quello di un organo interno. Ma è anche vero che la vita con una faccia sfigurata per molti non ha più senso". E se il professor Butler ha dubbi sulla "moralità" dell'operazione, c'è chi è già pronto a condannarla: "Non oso immaginare - ha dichiarato Aric Sigman, noto psicologo londinese - la reazione di una persona che si alza col volto di un altro. Sono convinto che la convivenza con il corpo estraneo porterà a conflitti interiori molto profondi". Non solo: "Non mi stupirei affatto se dopo qualche mese la tecnica venisse usata anche per ragioni puramente estetiche". Un'opinione, quella di Sigman, condivisa anche dal collega italiano Tonino Cantelmi, presidente dell'Associazione Psichiatri Cattolici e docente di Psichiatria dell'Università Gregoriana di Roma: "Ammesso che sia tecnicamente possibile, sarebbe terribile sul piano psicologico andare in giro con il viso di un altro. E comunque pochissimi sarebbero disposti a rinunciare al proprio volto, anche dopo la morte".