RASSEGNA STAMPA

23 NOVEMBRE 2002
ANNA GUAITA
E l'America reagisce con ottimismo

La preoccupazione maggiore riguarda possibili usi militari delle scoperte

L'annuncio ieri, che una squadra di bioingegneri cercherà di creare in laboratorio una nuova forma di vita, ha causato una esplosione di polemiche con titoli cubitali in Europa e nel resto del mondo. Negli Stati Uniti ha dominato invece la curiosità, e il dibattito è molto più distaccato. Come mai? La risposta è complessa. Ma alla base della diversa reazione nei due continenti c'è il fatto che i due scienziati, Craig Venter e Hamilton Smith, hanno scelto la strada della trasparenza: "La decisione di sottoporre il loro progetto al pubblico scrutinio è un passo importante - spiega Gigi Kwik, del Centro di Studi di Biodifesa alla Johns Hopkins University -. Vuol dire che il pubblico avrà un ruolo nella discussione, e che la ricerca non resterà coperta dal segreto".

Sono molti gli esperti di bioetica che hanno preso posizione sulla proposta di Venter e Smith, e naturalmente non tutti danno parere positivo sull'idea di creare un nuovo microrganismo. Preoccupati sono soprattutto gli esperti di armi biologiche, che temono una possibile utilizzazione militare della ricerca: "In un futuro, fortunatamente ancora lontano, lo scheletro della ricerca di Venter e Hamilton potrebbe funzionare da base per la creazione di nuove armi biologiche" commenta Mark Wheelis, dell'Università di California.

Ma gli ottimisti sono la maggioranza, soprattutto per il fatto che il poderoso "curriculum vitae" dei due scienziati costituisce una garanzia di serietà professionale. La stessa decisione di Venter e Hamilton di sottoporre il progetto allo studio di una commissione di quindici esperti di etica, filosofia, antropologia e religione ha contribuito ad alleviare le paure. Anzi, da più parti il comportamento dei due scienziati è visto come "esemplare", da prendere ad esempio per future ricerche: "Prima o poi la scienza tenterà quel che Venter e Hamilton vogliono provare - spiega Kathy Kinlow, del Centro di Etica della Emory University -. Quindi è un bene che il primo tentativo avvenga così, in un regime di controlli incrociati strettissimi".

Venter e Hamilton hanno ricevuto un finanziamento dal Dipartimento dell'Energia, e saranno quindi seguiti da vicino anche dagli esperti federali. Il governo spera ovviamente che le previsioni più rosee dei due genetisti si avverino, e che un giorno diventi possibile creare microrganismi in grado di produrre energia pulita: "Nel valutare questo progetto - ci spiega George Keremedjiev, direttore del Museo del Computer di Bozeman, nel Montana - è opportuno anche ricordare che nasce con uno scopo pacifico e umanitario. Se Venter e Hamilton ce la faranno, potremo avere automobili che non hanno bisogno di usare benzina. Avremmo energia a basso costo che non inquina".

Effettivamente davanti alle grandi e clamorose rivoluzioni della scienza, c'è negli Stati Uniti un approccio più empirico, meno emotivo, in parte anche perché qui sin dalla più tenera età i giovani entrano nei laboratori, maneggiano vetrini e microscopi, fanno esperimenti. La frequentazione con la scienza è insomma molto diffusa. E la si teme di meno. E se è vero che questa familiarità può rendere sordi ad eventuali rischi, è anche vero, come gli scienziati americani ricordano, che la storia ha già provato l'infondatezza di tante paure. Quando nel 1978, ad esempio, nacque la prima bambina da un concepimento "in vitro" si parlò di "orrendi esperimenti da fantascienza": da allora sono nati cinquecentomila bambini, chi ha ancora paura dell'idea di creare la vita in provetta?
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