RASSEGNA STAMPA

22 NOVEMBRE 2002
STEFANIA GIORGI
La scienza venduta al miglior offerente
«La biologia della vita artificiale rischia di cadere sotto la tirannia del mercato». Parla Carlo Alberto Redi
Una sorta di lego della biologia, mattoncini per costruire la vita, così le agenzie hanno sintetizzato il progetto di Craig Venter e Hamilton Smith. Una notizia-shock, anche per alcuni scienziati, anche se questi elementi-base per la vita artificiale non sono una novità. E' da tempo che nella comunità scientifica, da almeno dieci anni per quel che riguarda Venter e Hamilton, si cerca di creare vettori, entità biologiche minime capaci di sopravvivere e replicarsi. La novità sta nel fatto che il progetto ha ora un finanziamento e dei tempi di attuazione. Con tutta evidenza «i tempi erano maturi per l'annuncio», commenta Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell'università di Pavia. Con lui parliamo degli scenari che il progetto delinea, delle sue potenziali applicazioni.«Un'entità biologica minima offre il vantaggio di poter essere modificata con l'aggiunta di elementi utili. Sequenziando vari genomi ormai sappiamo molte cose, ad esempio qual è la sequenza del Dna che innesca la replicazione del Dna. Ad oggi abbiamo manipolato e "ingegnerizzato" entità biologiche naturali, per esempio i batteri. Ora, da una fase empirico-sperimentale si passa a una fase sintetico-artificiale. Un po' quello che è successo con il passaggio dagli estratti naturali che si usavano nell'800 alle sostanze chimiche di oggi. Utilizzando il mattoncino-base del Mycoplasma genitalium - scelto perché ha il minor numero di geni essenziali ed è quello che più si presta a una dissezione molecolare di questo tipo - si potranno aggiungere, a seconda delle necessità, elementi utili per ottenere organismi dalle caratteristiche molto diverse». Con quali potenziali ricadute?
Molteplici. Dall'ecologia alla biomedicina. Si potrebbero ottenere, per esempio, microrganismi specializzati nel veicolare un farmaco e riconoscere solo una determinata cellula, rendendo così possibili terapie meno invasive e devastanti di quelle attuali. Microrganismi-vettori intelligenti per trasportare i geni sani all'interno delle cellule giuste; o batteri-spazzini per bonificare acque e terreni inquinati. Oggi di fronte alle emergenze ambientali, come nel caso della "marea nera" in Spagna, l'ecologia ricostruttiva non ha strumenti. Si potrebbero pensare microrganismi con la funzione di degradare gli idrocarburi o la plastica. Parliamo di un vettore artificiale con requisiti minimi. Oggi non esiste nulla di simile. Persino un retrovirus, per quanto lo si manipoli, non riuscirai mai a ridisegnarlo.
Tutto positivo allora?
Nei suoi risvolti di biologia di base non possiamo che applaudire al progetto Venter-Hamilton. Il problema è che la società intera, non solo la comunità scientifica, dovrebbero dibattere sugli altri problematici aspetti. Quelli che attengono alla sicurezza, al bioterrorismo agitato a proposito e sproposito, al copyright, ai brevetti, alla ricerca di base e ai suoi finanziamenti, avendo sempre ben presente che un'impresa mercantile - nel caso di Venter-Hamilton, un'agenzia federale, l'Energy Department - non sostiene la ricerca per beneficenza. C'è poi il risvolto filosofico, con domande sempre più urgenti sugli ambiti e gli orizzonti della biologia della vita artificiale, la definizione del vivente. Interrogativi enormi, ma che ben vengano. La vera democrazia è questa. Nulla è senza rischio, basta conoscere i limiti e discuterne le applicazioni. Il punto è che tutto questo non può essere lasciato nelle mani di manager e imprese di monopolio.
Venter «vende» un progetto e non risultati. E' il trionfo della scienza dei testimonial?
Non v'è alcun dubbio. Oggi chi ha accesso alle comunicazioni di massa ottiene i finanziamenti. Venter è l'esempio più emblematico della figura dell'imprenditore-ricercatore. Ma va anche detto che il ricercatore oggi viene lasciato solo. Ti viene chiesto di fare buona ricerca ma senza soldi. Gli stati centrali si chiamano fuori, e i governi - in questo quello di Berlusconi «eccelle» - ci esorta a fare ricerca applicata cancellando la ricerca di base. Una autentica follia. Il rischio, allora, è la prostituzione scientifica, vendersi al miglior offerente. Il progetto di Venter e Hamilton, dunque, presenta risvolti molteplici, etici, religiosi, che chiamano in causa il rapporto tra società e scienza. Sta alla comunità scientifica informare l'intera comunità, segnalando le potenzialità positive, definendo il contesto, nominando anche i rischi.
 
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