![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 22 NOVEMBRE 2002 |
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Un
esperimento, annunciato questa volta ancor prima di cominciare. Con un
finanziamento governativo, tre milioni di dollari, stanziati per giunta dal
Dicastero dell'Energia. È la prima cosa che colpisce nell'ultima avventura di
Craig Venter, lo spregiudicato genetista americano con una gran passione per
la scienza - narra la sua biografia che non abbia rinunciato a studiare nemmeno
quand'era marine in Vietnam - e gli affari: nel 1998 ha fondato con il Nobel
Hamilton Smith la Celera Genomics, l'azienda biotecnologica con cui due anni
dopo ha mappato l'intero genoma umano stracciando tutti i genetisti pubblici di
un consorzio internazionale. Venter, adesso, ha smesso di essere il concorrente
dello stato e, insieme a Smith annuncia di essere pronto a creare in
laboratorio un organismo unicellulare, praticamente il primo esperimento di
vita artificiale.
Un progetto
che per gli esperti ha tanti vantaggi, ma anche qualche rischio, e nemmeno
tanto nascosto, come ci spiega il professor Carlo Alberto Redi, direttore del
Laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia. "Il
Dicastero dell'Energia - spiega Redi - avrà avuto certo i suoi buoni motivi, in
pieno allarme bioterroristico, per finanziare un lavoro di base di
microbiologia ma quel che è certo è che noi non li conosceremo mai. Così come
non conosceremo mai tutti i dettagli del lavoro. È inutile negare che tra le
mille applicazioni pratiche di questa ricerca, che porterà alla costruzione di
una entità biologica artificiale può esserci anche quella di farne una nuova
arma biologica. Il bioterrorismo è uno dei rischi, dal quale bisognerà
guardarsi con una divulgazione attenta e un buon impianto di norme, ma
preferisco pensare alle innumerevoli ricadute positive per la biomedicina e
l'ecologia".
Che cosa
faranno esattamente Venter e Hamilton?
"Mettendo
in pratica gli strumenti di base dell'ingegneria genetica e le conoscenze
derivate dal sequenziamento del genoma disegneranno artificialmente un
organismo di natura unicellulare inesistente in natura. Attualmente ci sono
organismi unicellulari ingegnerizzati ma il progetto Hamilton-Venter è molto
più ambizioso: i due scienziati, partendo dal Mycoplasma genitalium, uno dei
batteri più piccoli esistenti con un Dna composto da appena 517 geni, contano,
con un abile "taglia e cuci" di ottenere un genoma che contenga
soltanto quelle funzioni, non più di 5-600, che hanno il minimo dell'attività di
una entità biologica. Un organismo minimale, fornito soltanto dei requisiti
essenziali per sopravvivere e riprodursi".
Quale
utilità potrà avere una forma di vita così elementare?
"Una utilità enorme, perché un'entità così semplice potrà essere "programmata" trasferendo di volta in volta nel suo genoma funzioni genetiche prestabilite. Questo organismo potrà, per esempio, essere utilizzato per la terapia genica come un vettore assolutamente pulito. Attualmente, per trasportare un gene con le informazioni corrette all'interno dell'organismo umano si utilizzano navette biologiche, generalmente retrovirus, che però, come dimostra il recente caso di leucemia in un bambino trattato in Francia, non sono esenti da rischi. Ancora, un organismo così minimale potrebbe essere trasformato in una vera e propria fattoria di farmaci o nello strumento per una terpia mirata portando, ad esempio, un farmaco antitumorale direttamente e soltanto nell'organo in cui deve agire. Programmato con i geni giusti per degradare una sostanza inquinante, infine, potrebbe scongiurare il disastro ecologico creato in questo momento dalla marea nera nelle acque della Galizia".