RASSEGNA STAMPA

22 NOVEMBRE 2002
MARGHERITA DE BAC
I dubbi degli esperti: giocano con la scienza

Il filosofo Cappelletti: operazione economica. Monsignor Sgreccia: è solo una trasformazione, non una creazione

Irrazionale, strambo e insensato. Si sprecano gli epiteti negativi di bioeticisti e filosofi della scienza italiani sull’ultimo progetto di Craig Venter. Creare una vita artificiale, a partire dal Dna di un particolare batterio, e arrivare a un essere vivente elementare cui aggiungere gradualmente altre forme genetiche. Accenna un gesto di fastidio, come a scacciare una mosca insolente, Vincenzo Cappelletti , fino a pochi mesi fa vicepresidente della Treccani, filosofo della scienza. «Venter e il suo socio hanno scambiato la vita per un giocattolo», esordisce sarcastico certo che l’iniziativa dell’imprenditore americano sia una mera operazione economica, pensata per far riprendere il volo alle azioni della Celera Genomics. Valevano 250 dollari ciascuna, oggi sono crollate fino alla miseria di 6 dollari.
«Nutro profonda diffidenza nei confronti di questo programma. La vita è una macchina complessa - insiste il professore, ora presidente della Fondazione Collodi -. I geni agiscono a gruppi, come diciamo noi, per solidarietà. Solo l’insieme di più geni porta alla formazione di una funzione. Non è come una macchina da scrivere, premi un tasto e ottieni la lettera». Secondo Cappelletti la strada indicata da Venter ci allontanerà, anziché avvicinarci, dalla comprensione della vita. E da collodiano aggiunge: «Anche Geppetto creò Pinocchio da un pezzo di legno. Ma il legno donato da mastro Ciliegia era già abitato dalla voce del futuro bambino, come è scritto nella favola».
Monsignor Elio Sgreccia , direttore del Centro di bioetica dell’università Cattolica, rifugge da commenti prematuri. «Venter ha forse pubblicato su riviste scientifiche? In caso contrario non si possono fare illazioni. Mi sembra di capire però che nelle sue intenzioni non ci sia nulla di straordinario. Qui non si tratta di creare una nuova vita dal nulla, in laboratorio. Il punto di partenza è un batterio che è un essere vivente e neanche di quelli più semplici. Da una forma di vita ne nascerebbe una seconda».
È presto, secondo il parere del docente, valutare fin da adesso i risvolti bioetici.
Smith e Venter vorrebbero ottenere un organismo monocellulare, artificiale solo in parte, basato sul numero di geni indispensabili per garantire sopravvivenza e riproduzione. Francesco D’Agostino , presidente del Comitato nazionale di bioetica, analizza il problema sotto un doppio aspetto. Innanzitutto il rischio che deriverebbe all’uomo dall’esistenza di un essere inventato: «Dobbiamo avere la certezza che la sperimentazione rispetti in pieno il principio di precauzione. Chi ci dice che il risultato sia un batterio con potenzialità infettive sconosciute?».
Seconda domanda: è lecito che l’uomo manipoli in assoluta libertà ciò che esiste già in natura? «La risposta è che lo ha sempre fatto - replica D’Agostino -. La manipolazione è insita nell’uomo, che ha le mani capaci e lo abbiamo visto all’opera con piante e animali. Senza il suo intervento migliaia di specie non sarebbero esistite. L’unica giustificazione di lasciarlo andare avanti è che manipoli per il bene di tutti, non contro l’umanità o una parte di essa. In caso contrario sarebbe una finalità abominevole, un atto di violenza subdolo. Al momento non sappiamo se i fondatori della Celera Genomics vogliano creare ad esempio organismi di valenza terapeutica, il che renderebbe accettabile il loro impegno».
C’è chi con un accostamento azzardato si rifà alla storia di Golem, un uomo d’argilla vivente modellata nel 1700 da un rabbino per difendere il ghetto di Praga. «Come corre l’immaginazione - respinge il paragone Amos Luzzatto , presidente delle comunità ebraiche, medico chirurgo -. Creare la vita non è come disegnare un fumetto». Poi approfondisce: «Ci troviamo di fronte a problema non scientifico, ma etico e religioso: se la vita può essere creata dall’uomo o se è dono di Dio. Lasciamo perdere Golem, era un robot. La vita è nata solo dalla vita e non da generazione spontanea, cioè da materiale non vivente. Una polemica conclusa dal nostro Spallanzani, non in termini fideistici, ma sperimentali. Dimostrò che ipotesi di generazione spontanea erano viziate o contaminate da microrganismi». Luzzatto ritiene che la notizia americana non sia che un passaggio, forse insignificante, di un processo avviato alla fine dell’800 e condotto da intere generazioni di biologi, «cacciatori» dei segreti della vita. «Oggi siamo sulla scia di questo processo. Dovevamo stupirci o scandalizzarci allora, non adesso, di fronte a un dettaglio».

mdebac@corriere.it

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