![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 NOVEMBRE 2002 |
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Per
fortuna non c'era il giudice Fiordalisi, ieri sera al Campidoglio. Speriamo che nessuno faccia la spia. Se no le cose potrebbero mettersi male per ili
professor Joseph Stiglitz, che sarà pure un premio Nobel, sarà pure un ex
consigliere della Casa Bianca e un amico di Clinton, sarà pure l'ex
vicepresidente della Banca Mondiale, ma tutto questo non lo scagiona: senza
ombra di dubbio ieri sera ha fatto propaganda a favore del sovvertimento
dell'attuale ordine economico mondiale, ha fatto propaganda contro il governo
degli Stati Uniti e contro le istituzioni economiche internazionali, ha
pronunciato parole sovversive e non si può escludere che abbia pure un po'
cospirato.
Stiglitz
ha presentato il suo ultimo libro, che si intitola La globalizzazione e i suoi oppositori (Einaudi editore) alla sala
della protomoteca, insieme a Sergio Cofferati, applauditissimo, al professor
Marcello De Cecco e al professor Ernesto Franco. Cofferati ha avuto parole di grande apprezzamento verso il libro
e le teorie di Stiglitz, e lo ha ringraziato, sorridendo, soprattutto perché
ora chi in Italia vuole criticare la globalizzazione può farlo citando un
premio Nobel, e così ottiene un po' di credito in più da quelli che prima lo
guardavano con disprezzo. De Cecco
invece ha invitato i presenti a fare poco gli antiamericani, perché la
presentazione del libro, a Roma, avviene in Campidoglio che è il quartier
generale della prima feroce gobalizzazione, quella romana. De Cecco ha parlato del Fondo monetario e di
come esso ha assunto un ruolo del tutto opposto a quello che avrebbe voluto
Keynes. Perché Keynes pensava alla
realizzazione di importanti politiche economiche, mentre il Fondo, almeno dal
1990 in poi - e cioè dalla fine dell'Unione Sovietica - ha deciso che le
politiche economiche non servono a nulla e quel che serve è il mercato puro e
semplice. «E così si è iniziato a mangiare direttamente con le mani nel piatto,
perché si è stabilito che forchette e cucchiai sono inutili orpelli». Il fondamentalismo di mercato è diventato
l'unica ideologia ammessa. Questo libro
di Stiglitz - ha detto De Cecco - smonta il fondamentalismo di mercato.
La
sala era strapiena, c'erano almeno trecento persone più tutte quelle accalcate
fuori, che i vigili non hanno fatto entrare per motivi di sicurezza. E' un
pubblico «per bene», quasi tutto di persone sopra i cinquanta, non ci sono i
no-global. Ma questo non spinge
Stiglitz a smussare gli angoli delle sue polemiche. Ce l'ha soprattutto con l'Fmi, il Fondo mondiale, e racconta di
essersi battuto per anni, anche da posizioni di potere, contro le politiche
ultraliberiste del Fmi. Di averlo fatto
dalla Casa Bianca, nei primi anni di Clinton, e poi dalla vicepresidenza della
Banca Mondiale. Di avere combattuto,
spesso perdendo, contro le liberalizzazioni e
le privatizzazioni, per esempio contro la privatizzazione della previdenza
sociale, ricetta deleteria che ormai sta dilagando in tutto il mondo. Stiglitz non è un estremista, però ieri ha
pronunciato parole durissime - anche se sempre con grande ironia - contro le
teorie e le politiche liberiste. Ha
ricordato di come Adam Smith sostenesse che c'è una mano invisibile che guida
il mercato e lo porta a risolvere ogni problema per il meglio. Stiglitz dice di avere cercato a lungo
quella mano, e di avere alla fine capito perché è invisibile: è invisibile
perché non esiste. Il mercato, così com'è, se non viene regolamentato e
condizionato con robuste politiche economiche, può fare solo disastri.
Stiglitz
sostiene che non tutti gli aspetti della globalizzazione sono nefasti. Ce ne sono di positivi. Ad esempio in alcuni paesi dell'Asia. Ma la possibilità di una globalizzazione
positiva risiede nella sua «governance», cioè nella possibilità che sia
limitata e indirizzata dalla politica.
Se invece prevale il fondamentalismo di mercato i risultati sono
nefasti. Stiglitz ha raccontato di
avere studiato questa estate il processo di transizione al capitalismo di un
paese ex-comunista. Il processo è stato
guidato dall'Fmi sulla base delle politiche ultraliberiste. Risultato: tutti i parametri economici, in
questo paese, sono scesi del 70 per cento, e contemporaneamente l'indebitamento
è salito al punto tale che per pagare gli interessi si deve impegnare il 75 per
cento del bilancio dello Stato. Quel
paese è economicamente morto. E anche
politicamente, perché non ha più indipendenza.
Tutti
i grandi processi della globalizzazione guidata dall'Fmi, secondo Stiglitz,
sono profondamente ingiusti. Basta dire
che i paesi più ricchi affidano ai più poveri tutti i rischi di impresa
derivati dai vari processi di liberalizzazione, e addirittura che gli Stati
Uniti drenano ogni anno 500 miliardi di dollari di risparmi dai paesi più
poveri.
Di
fronte a questa situazione, cosa dicono i sostenitori acritici della
globalizzazione? Dicono: i nostri
nemici, gli oppositori, avrebbero bisogno di uno psichiatra invece che di un
economista, perché è assurdo che non si accorgano di quanti vantaggi gli stiamo
portando!
Stiglitz sostiene che i movimenti no-gobal hanno avuto il grande merito di segnalare all'opinione pubblica i problemi principali della globalizzazione, le ingiustizie che crea, gli squilibri di potere. Ma le proteste di piazza non bastano a risolvere i problemi. I problemi si risolvono non con un rifiuto della globalizzazione (che ha anche tanti aspetti positivi: l'allargamento dei diritti, della democrazia, della salute ... ) ma con una critica della globalizzazione. E questo è lo scopo del suo libro.