![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 18 NOVEMBRE 2002 |
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In uno dei
suoi ultimi scritti Luigi Serravalli ha esposto la sua concezione classica
della cultura, dell'arte e della critica. Ecco il testo.
Nell'ottobre
del 1935 mi sono iscritto a filosofia presso l'Università di Bologna, mia città
natale. La prima lezione fu quella di Rodolfo Mondolfo, professore ebreo di
filosofia e storia della filosofia. Esperto europeo di filosofia greca.
Mondolfo ci parla del Protreptizo di Aristotele, un testo non fra i più famosi,
ma di grande interesse. Sarebbe dovuto essere l'argomento del suo corso per
quell'anno. Si partiva dalla base di un pensiero bimillenario che ha guidato il
mondo fino alla fine dell'Ottocento.
Finita la
lezione (non si era sentito un fiato) il professore ci ha detto che l'avremmo
ritrovato nella biblioteca dell'Università, sempre lì in via Zamboni. Eravamo
veramente pochi. Ci mostrò i libri da consultare prima di iniziare lo studio di
qualunque argomento della filosofia antica. Libri che lui stesso aveva fatto
comperare dall'Università. Quasi sempre tomi illustri, compilati da filosofi,
filologi tedeschi del secolo scorso. Poi ci spiegò che purtroppo non avrebbe,
dopo tanti anni, mandato avanti questo anno accademico. Aveva accettato una
cattedra di filosofia greca in Sud America. Erano scattate le leggi razziali
contro gli ebrei, non prevedeva nulla di buono e cercava scampo finché era in
tempo.
Eravamo
molto meravigliati perchè lo stesso comandante della Milizia Universitaria di
Bologna (Seniore Sinigallia) era un ebreo. Mondolfo ci dette la mano a tutti (eravamo
quasi tutti matricole) e se ne andò. Più tardi ho potuto valutare la grande
perdita di questa partenza. Avere avuto un maestro come lui avrebbe giovato
moltissimo alla nostra cultura.
Gli uomini
secondo gli scienziati sono sulla terra da circa cinque milioni di anni. Una
lenta evoluzione dalla scimmia all'uomo sapiens. Da circa 30.000 anni a.c.
abbiamo notizie abbastanza sicure, molti reperti, resti delle civiltà di
Cromagnon, di Neanderthal (Lascaux, Balzi, Rossi) ed altri posti. L'uomo muta
il suo aspetto. Lo studio delle ossa della testa (si trovano molti teschi
antichi) è fondamentale. Circa dodicimila anni a.C. l'uomo tende a prendere
l'aspetto che ha ancora oggi. Si situa nelle vallate di grandi fiumi, in zone
calde, inizia, oltre la pastorizia, qualche coltivazione e perfeziona le sue
possibilità di comunicazione. Comincia la Mat, parola indo europea che indica
l'abitudine di contare sulle cinque dita di una mano. Sempre molto lentamente
si ha un progresso. G.B. Vico consigliava di studiare parallelamente
antropologia, mitologia e filologia.
L'antropologia
segue l'uomo primitivo, la mitologia lo accompagna nella storia classica dei
greci e dei romani. La filologia, cioé lo studio della lingua, della semiotica,
della semantica (De Saussurre, 1927 Trattato di linguistica generale) è alla
base del pensiero critico, dell'esame dei testi, del progresso mentale, della
conoscenza filosofica. Nell'ultimo millennio avanti Cristo si sviluppa il
pensiero greco insieme al Mito greco, che daranno luogo alla filosofia greca ed
alla tragedia greca. Nasceranno anche le arti visuali con lo scultore Fidia e
il pittore Apelle. I Greci modificarono il pensiero di tutto il mondo. Popolo
di marinai, venivano a conoscenza della cultura egizia e anche di altre culture
del vicino oriente, consideravano, riflettevano, studiavano la
"matema" (da Mat) cioè le varie scienze che portano al calcolo o
necessitano del calcolo. Molte cose le hanno imparate dagli egizi. Gli egizi
avevano la tendenza ad usare dei media formidabili per educare il popolo.
Moltissime cose, approfondite dai Greci erano già presso gli egizi. Come noi
teniamo soggetto il popolo mediante la tv, gli egizi elevano dei monitors in
mezzo al deserto, due principalmente, la Sfinge e la Piramide. La Piramide rappresentava
il loro sapere scientifico, matematica e astronomico. La Sfinge, in mezzo al
deserto, significava il mistero che avviluppa, conclude, sovrasta la vita degli
esseri umani.
Questi due
immensi totem erano tutto ciò che tutti gli egizi potevano capire, avere sotto
gli occhi, costituire l'enciclopedia del loro sapere. Oltre al fatto della loro
straordinaria scrittura ideografica e all'intensità da loro dedicata alla
cultura della morte. Le navi a vela e a remi, in estate dalla Grecia avanti e
indietro verso l'Egitto, portano ai greci moltissime notizie di questa civiltà.
Lo stesso Erodoto, padre della storia, si reca in Egitto per avere notizie
dirette di quella civiltà, dalla quale tutti noi discendiamo. Tuttavia agli
egiziani mancava la logica, scienza inventata dai greci e, in un certo senso
tutta la loro "matema" resta primitiva, rispetto a quella successiva
del popolo limitrofo. Ma la civiltà greca sarà lo sviluppo di quella egizia
(quindi anche delle altre civiltà delle popolazioni indo europee).
Mondolfo
conosceva la filologia e la filosofia greca come gli scienziati tedeschi; la
sua partenza segnava un lutto per la cultura italiana. Ma anche un quesito:
Socrate aveva deciso di bere la cicuta per non trasgredire le leggi di Atene.
Mondolfo, convinto che la legge razziale era ingiusta, abbandonava il suo paese
per l'esilio e la continuazione dello studio che aveva formato la sua vita. Il
pensiero greco è il primo a dare consistenza al mondo delle idee. In meno di
due secoli il pensiero aristotelico arriva ad una summa di quanto era stato
meditato in precedenza. Preimo: costruisce una enciclopedia (oggi si direbbe
Internet) una enorma sintesi che dura duemila anni. San Tommaso d'Aquino
accorderà questa sintesi con l'Antico e il Nuovo Testamento. La sintesi è la
base delle religioni cristiane anche oggi. Nessuna altra scuola filosofica ha
avuto la stessa importanza. Secondo: divide fra fisica e metafisica. Raccoglie
in una enciclopedia specializzata le leggi delle varie società politiche
greche. Stabilisce i principi di logica e si occupa di ogni forma di sapere.
Nella seconda metà dell'Ottocento, Kierkegaard e Schopenhauer cominciano a
criticare il sistema Aristotelico che d'altra parte Copernico, Galileo e Ticho
Brae avevano già abbandonato riguardo alle così dette teorie tolemaiche.
Qualche greco aveva anticipato anche il sistema copernicano. Navigatori,
guardavano le stelle e presto si procurarono strumenti matematici per studiarne
i movimenti.
I filosofi,
come Talete, sono anche matematici. Euclide studia un tipo di geometria che
vale ancora oggi. Archimede fa diverse scoperte scientifiche e crea le basi per
l'epistemologia. Aristotele in parte convoglia nel suo sistema anche le idee di
Platone. Ma vi sono altri filosofi che possiamo vedere più vicini al pensiero
moderno: cinici, ermeneutici, sofisti, stoici, eclettici. Dopo Schopenhauer e
Kierkegaard, seguono altri filosofi del sospetto: Marx, Nietzsche e Freud; poi
ci sarà la fenomenologia di Husserl e l'esistenzialismo di Heidegger, poi il
pensiero post moderno. Poi il post human e ora il post post human.
La tragedia
greca era un'altra grande forma di conoscenza. I filosofi indagano la mente, la
tragedia indaga la coscienza, il bene e il male, il cuore, i sentimenti. Hanno
anticipato di tanti anni lo stesso Freud. La morale, allora etica, stava
passanto dall'uomo delle selve, delle caverne all'uomo delle città. Il
primitivo spesso praticava forme sessuali primitive vicine a quelle degli
animali, come per esempio l'incesto. La tragedia osserva questo travaglio fra
un costume sessuale che sta cambiando e le resistenze del passato. L'etica di
A. è conforme a quella ebraica e cristiana.
Se siamo
quello che siamo, nel bene e nel male, lo dobbiamo ai Greci, il contributo
romano è stato invece molto diverso. Loro hanno sviluppato il pensiero
giuridico, le tecniche amministrative, e militari. E' certo che il pensiero
umano si mostra in continua evoluzione. Oggi abbiamo davanti straordinarie
prospettive. Il pensiero filosofico (filosofia = amore per il sapere) contiene
in sè anche quello estetico (pensiero sull'arte). L'estetica è dunque la base
della critica d'arte, ma non c'è estetica senza filosofia. Chi pratica la
critica d'arte senza questi supposti frulla negli "ismi", gioca con
le bubbole e i badalucchi, pesta l'acqua nel mortaio e usurpa un titolo che non
gli spetta affatto.
Mondolfo morì a Buenos Aires nel 1976. Dopo aver insegnato a Padova, Torino e Bologna, dalla quale dovette fuggire, come ho detto. Si era occupato di Cartesio, Condillac, Helvetjus, Rousseau. Aveva dato una sua interpretazione umanistica del marxismo. Aveva pubblicato libri sul pensiero antico. "L'infinito nel pensiero dei Greci", "Problemi del pensiero antico", "Moralisti Greci", "La comprensione del soggetto umano nell'antichità classica", chiudendo con un saggio su Socrate. A noi non è restato che considerarci orfani di un maestro ridotto così a sola nostalgia.