RASSEGNA STAMPA

16 NOVEMBRE 2002
editoriale
"Da noi si cura fino alla fine"

Eutanasia e polemiche. Presentata la ricerca della Cattolica: i medici italiani ultimi nel sospendere i trattamenti

Lo sostiene Alberto Giannini, uno dei medici anestesisti (degli Icp di Milano) coordinatori della ricerca stessa che ha coinvolto 225 medici (su 259 interpellati) delle 20 rianimazioni milanesi , e i cui dati sono stati presentati estesamente solo ieri a Milano, al Convegno "Problemi emergenti in Bioetica: eutanasia, sperimentazione clinica". Parte della ricerca è stata anticipata giorni fa dal Corriere della Sera . L'80% degli anestesisti interpellati afferma che nelle rianimazioni milanesi le persone morte in terapia intensiva dopo la sospensione delle cure costituiscono un "evento raro o molto raro". Richiesti di una stima soggettiva hanno risposto che "si è al di sotto del 10%".

La conclusione è - secondo Giannini - "che la sospensione delle cure è un evento estremamente meno frequente non solo rispetto a quanto avviene negli Usa (90%) ma, nella stessa Europa, è molto meno frequente rispetto a quanto avviene in Paesi culturalmente vicini a noi come la Spagna (34,3%) e la Francia (53)".

Giannini ha tenuto a premettere l'"amarezza profonda per il fatto che la divulgazione parziale e fuorviante di una minuscola parte dei dati non ha saputo offrire un quadro esatto della realtà", arrivando a conclusioni "profondamente diverse da quelle della ricerca".

Ma il dato secondo cui il 3,6% degli anestesisti di Milano fa uso di farmaci a dosi letali per aiutare a morire coloro che non hanno più speranza è falso o vero? "Così come è stato presentato è fuorviante", ha risposto Giannini. Che spiega: "Innanzitutto, al contrario che negli altri Paesi, anche europei, in Italia non esistono dati oggettivi su questo tema. La nostra è in assoluto la prima ricerca del genere e si basa su affermazioni soggettive. È stato chiesto loro se quando sospendono le cure associno a questa sospensione analgesici o sedativi e l'80% delle risposte è stata sì".

C'è poi una piccola quota, il 3,6% che ha risposto come "talora" (quindi in casi sporadici) si utilizzino farmaci anche a dosi letali. Questo, per Giannini, "è profondamente diverso" da ciò che è stato "sbattuto in prima pagina, gettando il discredito sull'attività dei rianimatori, insinuando il sospetto che agiscano senza rispetto per la vita del paziente, quando è il contrario". Quello che "è grave" è che in queste situazioni c'è "un 31% di medici che non sospende le cure, ma mantiene tutto, rinunciando solo a trattare l'arresto cardiaco quando si presenterà.

Milano. Davanti al 90% dei medici negli Stati Uniti e al 79% di quelli europei, gli anestesisti rianimatori italiani sono quelli che meno di tutti, al di sotto del 10%, fermano ogni intervento terapeutico nei casi in cui le cure non servono più e il malato è allo stadio terminale. Questo "atteggiamento estremamente conservativo", rispetto a quello di altri Paesi, è il "vero dato significativo" emersa da una ricerca dell'Università Cattolica.
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