RASSEGNA STAMPA

8 NOVEMBRE 2002
MASSIMO L.SALVADORI
Le idee moderne di Max Weber

Che cosa deve la cultura contemporanea a Max Weber?  Deve di aver contribuito più di qualsiasi altro pensatore della sua epoca all'analisi e alla comprensione del mondo moderno.  Si potrà essere d'accordo o in disaccordo con lui, ma dal confronto con la sua opera non si può prescindere.  In questo il suo destino di pensatore è paragonabile a quello di Hegel e di Marx. Al pari di loro ha dato un'interpretazione della modernità divenuta un punto di riferimento ineludibile, ha suscitato grandi consensi e dissensi, ha dato luogo ad una messe di studi che non finisce, tanto che le sue opere costituiscono una presenza d'obbligo negli scaffali degli studiosi di scienze sociali di qualsiasi scuola, tendenza, paese.

Weber è indiscutibilmente divenuto un «classico» nel senso che i suoi scritti forniscono una serie di «categorie» entrate a far parte della comune grammatica concettuale. Si pensi alle distinzioni tra etica della convinzione ed etica della responsabilità, tra l'agire razionale rispetto allo scopo e l'agire razionale rispetto al valore, tra razionalità formale e razionalità materiale, tra potenza e potere, tra scienza e politica.  Si pensi ancora alla definizione dello Stato come impresa istituzionale di carattere politico fondata sul monopolio della coercizione fisica legittima, delle tre forme di potere (legale-razionale, tradizionale e carismatico), dei partiti moderni come macchine preposte alla distribuzione della potenza all'interno della comunità; del mondo moderno come di un mondo votato al «disincantamento» in conseguenza dello svuotamento delle radici magiche, religiose e metafisiche.  Si pensi, infine, a espressioni come «gabbia d'acciaio», impiegata per indicare la morsa autoritaria che, provenendo tanto dal capitalismo quanto dal socialismo, minaccia di soffocare la libertà; come «politeismo dei valori», intesa a comprendere che le credenze ultime che dominano le coscienze non possono essere addomesticate da alcuna pretesa della ragione, della scienza o del potere.

L'analisi compiuta da Weber delle origini del capitalismo e del ruolo che in esse ha avuto l'etica protestante, delle funzioni della burocrazia nello Stato, nelle imprese, nei partiti, la polemica da lui condotta contro le concezioni della storia fondate per un verso sul materialismo storico e per l'altro sullo spiritualismo, le sue tesi circa i fattori che hanno contribuito a segnare lo sviluppo economico e sociale dell'Occidente sono diventate, per così dire, moneta corrente.  Weber morì nel 1920.  La percezione che la sua eredità intellettuale fosse quella di un gigante venne pienamente espressa nel 1926 da Albert Salomon, che definì Weber un «Marx borghese».  Alcuni anni dopo, nel 1932, Karl Löwith scrisse un memorabile saggio su Weber e Marx, centrato sì sulle differenze della loro interrelazione del mondo moderno e del capitalismo, ma anche sul fatto che essi avevano co diviso il grande tema con risultati divenuti pietre miliari della scienza sociale contemporanea.

Nel nostro paese la conoscenza del pensiero di Weber rimase nella prima metà del Novecento assai limitata.  La svolta venne a partire dalla fine degli anni Cinquanta.  Dopo che nel 1945 Ernesto Sestan aveva introdotto gli studi sull'etica protestante e Antonio Giolitti nel 1948 le due conferenze sui rapporti tra compiti della scienza e compiti della politica, Pietro Rossi, il

più autorevole studioso italiano di Weber, curò l'edizione dei saggi sulla metodologia delle scienze sociali, di Economia e società e dei saggi sulla sociologia della religione.  A mano a mano sono poi stati pubblicati vari altri scritti.  Sennonché nel corso degli ultimi decenni la ricostruzione filologica e la cura critica delle opere di Weber hanno fatto tali passi avanti da rendere molto opportuna una nuova edizione anche italiana quanto meno dei principali saggi.

A farsi principalmente carico dell'impresa è ancora Pietro Rossi.  L'edizione, basata su traduzioni nuove o rivedute e anche nuove introduzioni, ha avuto inizio nel 2001 presso Comunità, con la pubblicazione de La scienza come professione.  La politica come professione, cui hanno già fatto seguito i Saggi sul metodo delle scienze storico sociali e la sociologia della religione.  Il piano proseguirà con Parlamento e governo, la Storia economica ed Economia e società.  Scopo, dunque, è di presentare le principali opere di Weber in un corpus che renda conto dei progressi compiuti dalla critica a livello internazionale, a partire dalla Germania.  Oggi, per iniziativa del Dipartimento di Filosofia dell'Università degli Studi Roma Tre e del Goethe Institut romano, a illustrare la nuova edizione delle opere saranno Pietro Rossi, Alessandro Cavalli, Franco Bianco e Mario Miegge. Si tratta di un avvenimento culturale significativo.

L'ombra di Weber sulla cultura europea e mondiale è talmente imponente che, come si è detto, nessuno studioso può ignorarla.  Quanto il suo pensiero resti vivo e cruciale al fine di capire i problemi, i dilemmi e anche i drammi del mondo in cui viviamo lo avvertiamo continuamente nelle ricerche di tutti coloro che si misurino con la costruzione e gli sviluppi della società moderna.  Voglio fare solo un esempio.  Nel recente libro La ricchezza e la povertà delle nazioni.  Perché alcune sono così ricche e altre così povere, un grande storico come David S. Landes, il quale ha dedicato la sua esistenza a riflettere sulle modalità dello sviluppo economico e sociale a partire dalla rivoluzione industriale e quindi ad indagare le ragioni che spiegano il primato economico dell'Occidente rispetto alle altre parti del mondo, tirando le somme alla fine della sua ricerca, ha scritto: «Se la storia dello sviluppo economico ci insegna qualcosa, è che a fare la differenza è la cultura», ed aggiunto:  «sotto questo aspetto Max Weber aveva ragione».

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