![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 OTTOBRE 2002 |
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Lo studio del cervello a 360 gradi. Edoardo Boncinelli, oggi rettore della
Sissa (Scuola internazionale superiore di studi avanzati) di Trieste, è un
fisico ma anche un analista junghiano, un biologo molecolare e uno scrittore. È
cioè uno dei pochissimi scienziati che ha studiato e studia il nostro cervello
sotto molteplici aspetti. Non solo ha individuato i geni «architetti» preposti
nell’embrione alla formazione della corteccia cerebrale, ma è anche capace di
raccontare come pochi le sempre più intriganti scoperte delle neuroscienze. E
proprio uno dei capitoli del suo ultimo libro Io sono, tu sei. L’identità e la
differenza negli uomini e in natura (Mondadori editore) è stato l’argomento
dell’intervento che Boncinelli ha tenuto ieri a Napoli al meeting
internazionale «Mente, apprendimento e conoscenza nei contesti formativi»,
organizzato da Elisa Frauenfelder e Flavia Santoianni.
Professor Boncinelli, ma quanto oggi conosciamo del cervello?
«Molto, rispetto a pochi decenni fa, ma troppo poco per poter dire di saperne
tutto. La verità, senza inutili trionfalismi, è che stiamo attraversando un
momento entusiasmante grazie soprattutto alla biologia molecolare, alle
tecniche di neuroimaging e all’informatica. Una volta potevamo studiare il
cervello umano solo con la psicologia sperimentale. Si potevano cioè fare
indagini, che spesso erano necessariamente ”post mortem”, su individui affetti
da gravi lesioni cerebrali. Oggi, grazie a tecnologie non invasive come la Pet
(tomografia a emissione di positroni), possiamo vedere su un monitor il
cervello che lavora. Già si conosceva l’area cerebrale preposta al linguaggio,
ora sappiamo quali neuroni si attivano quando pronunciamo un sostantivo, oppure
un verbo o un aggettivo. Sappiamo anche che c’è una specifica zona cerebrale
preposta all’apprendimento della prima lingua e un’altra a quella della
seconda. La distanza fra le due è direttamente proporzionale agli anni che
intercorrono fra i due apprendimenti: se da piccolo ho imparato l’italiano e
l’inglese, le due zone confinano. E parlo bene entrambe. Inoltre sono stati
scoperti i ”neuroni specchio”, che si attivano non solo quando il soggetto
compie un’azione ma anche quando vede qualcun altro compiere la stessa azione.
È una sorta di meccanismo automatico, che spiega come riusciamo a decodificare
il comportamento degli altri esseri umani».
È possibile dare una definizione «biologica» della coscienza?
«Premesso che quella studiata dai neuroscienziati è la consapevolezza di sé e
non la coscienza etica, possiamo solo dire che non è un contenitore ma un
contenuto vivente, uno stato momentaneo dell’io che nel cervello si articola in
episodi di brevissima durata, 2-5 secondi al massimo».
Oggi l’uomo comincia a aver chiare le basi della sua razionalità. Eppure, le
cronache lo dimostrano, sembra che l’umanità sia entrata in un vortice di
irrazionalità. Perchè?
«Forse perchè abbiamo puntato troppo sulla razionalità e il risultato è stato
una ribellione a questa razionalità. Troppo spesso noi dimentichiamo che l’Homo
sapiens è un animale. Un animale che parla e che ha coscienza del suo essere,
ma sempre un animale che vive anche di istinti e dal quale è impossibile
estirpare l’irrazionalità. E del resto la vita sarebbe davvero noiosa se
vivessimo solo di razionalità».
Il Nobel 2002 della fisica assegnato a Riccardo Giacconi, italiano di nascita
ma oggi cittadino americano, ha riacceso il dibattito sui cervelli in fuga.
L’emigrazione è davvero l'unica prospettiva dei giovani italiani che vogliono
fare ricerche degne del Nobel?
«Forse non è ancora l’unica prospettiva, ma è certo una delle migliori anche
perchè negli ultimi anni lo scenario è drammaticamente peggiorato. Negli anni
’80 la ricerca italiana ha avuto a disposizione molti più fondi di oggi».