RASSEGNA STAMPA

15 OTTOBRE 2002
BARBARA PALTRINIERI
Chi ha paura delle nanotecnologie

Promettono rivoluzioni in tanti settori, ma qualcuno dubita che l'uomo riuscirà a controllarle

Rappresentano l'orizzonte di domani, il nuovo terreno di esplorazione della ricerca d'avanguardia.  Se si tentasse di dare una traduzione del loro nome, nanotecnologie, si potrebbe azzardare qualcosa tipo «tecnologie microscopiche, miliardi di volte più piccole di un metro»: una frontiera completamente diversa, multidisciplinare, che potrebbe avere ripercussioni importanti non solo nell'elettronica, ma anche in medicina, in biologia, nelle telecomunicazioni e in campo ambientale.  La ricerca in questo campo punta infatti alla realizzazione di chip e dispositivo elettronici di dimensioni molecolari, capaci di auto-assemblarsi da soli, ma anche alla creazione di nano-particelle da sfruttare in ambito medico o in nuovi materiali eco-compatibili.

Tecnologie del piccolissimo, che promettono grandi vantaggi per tutti, dunque, ma che da qualche tempo stanno suscitando anche diverse perplessità, riprese puntualmente dal New York Times che in un lungo articolo ha portato alla luce un dibattito sui possibili rischi derivanti dall'introduzione nella vita di tutti i giorni di oggetti di dimensioni molecolari. Secondo il quotidiano statunitense, chi potrebbe essere certo del comportamento di oggetti così piccoli da essere invisibili all'occhio umano?   

La domanda diventa ancora più inquietante se si pensa che alcuni elementi di base di queste nuove tecnologie fanno parte del mondo dominato dalle leggi della fisica quantistica. E nelle nanotecnologie c'è materiale in abbondanza per alimentare visioni fantascientifiche: mondi in cui microrobot molecolari prendono il controllo e iniziano a replicarsi e a diffondersi sul pianeta. Pura fantascienza, certo, ma negli Usa quello delle nanotecnologie e della loro introduzione nella vita di tutti i giorni inizia a diventare argomento di gruppi di discussione come il Science and Environmental Health Network, che propone un approccio basato sulla massima precauzione. E chissà, allora, che in futuro attorno alle nanotecnologie non si concentrano gli stessi dubbi che oggi si addensano intorno alle biotecnologie.

Le perplessità, però, secondo alcuni sono ancora premature.  Roberto Cingolani, direttore del National Nanotechnology Laboratory dell'lstituto Nazionale di Fisica della Materia a Lecce, spiega che «si tratta di studi ancora esplorativi; aprire oggi un dibattito in tal senso sarebbe un po' come se al tempo in cui i fratelli Wright progettavano l'aeroplano si fosse detto di fare attenzione perché ci sarebbe stato l'attacco alle Twin Towers».

Se è vero che sono ancora nelle fasi iniziali, queste ricerche promettono però una vera e propria rivoluzione nella concezione odierna delle tecnologie e richiedono sempre più uno sforzo multidisciplinare, che racchiuda cioè competenze di fisici, chimici, ingegneri per creare sistemi formati da singoli atomi e molecole per l'elettronica di domani. «La chiave di volta di questo processo culturale - continua Cingolani, - sta nel controllo dei metodi di sintesi, assemblaoggi e misura di atomi e molecole su scala atomica.  Tutto questo, pur richiedendo un enorme sforzo culturale agi scienziati, sta facendo cadere le barriere culturali fra le diverse discipline».  Un fronte di ricerca e sviluppo, quindi, completamente nuovo che apre importanti prospettive, su cui stanno puntando sia Europa che Stati Uniti.  La Commissione Europea ha appena annunciato investimenti nelle nanotecnologie per 700 milioni di euro all'interno del sesto programma quadro.  Cifre analoghe a quelle messe in campo negli Usa, come spiega lo stesso Cingolani.

Le nanotecnologie potrebbero fornire una risposta alla continua richiesta di aumento della potenza di calcolo dei computer attraverso una progressiva miniaturizzazione degli elementi di base dei circuiti elettronici. Attualmente le dimensioni dea' elemento circuitale minimo vanno da 250 a 180 nanometri (miliardesimi di metro), ma ci si attende che nei prossimi anni si arrivi al limite estremo: sarà un po' come voler mettere una persona in una stanza larga quanto le sue spalle. «Il tipo di approccio attuale si potrebbe definire di tipo top-down: prevede di prendere un materiale e modificarlo, rimpicciolendolo e cambiando alcune caratteristiche chimiche.  Quello delle nanotecnologie è piuttosto un approccio di tipo bottom-up, nel senso che lo sforzo è per controllare processi di assemblaggio di strutture atomiche e molecolari.  Non si utilizzeranno più solo materiali inorganici a base di silicio, ma anche molecole biologiche come il Dna e le proteine, nel tentativo di sfruttare le capacità di autorganizzazione, riconoscimento, apprendimento e autoriparazione di queste molecole nell'ambito di circuiti e dispositivo nanometrici», continua Cingolani.

Saranno dunque sistemi che sfrutteranno le capacità di autoassemblarsi proprie delle molecole organiche per formare gli elementi del circuito.  Oltre che nel mondo dei computer e nella costruzione di nano-robot microscopici programmabili, i prodotti di questa nuova era tecnologica potranno rivelarsi utili in ambito medico e sanitario con la messa a punto di nanoparticelle che trasportano medicinali direttamente nel punto dolente ed in maniera selettiva e con la fabbricazione di tessuti, membrane e materiali artificiali biocompatibili.  Non solo. «Le ricerche sulle nanotecnologie si occuperanno anche di nuovi dispositivi ottici per telecomunicazioni, che permetteranno di sfruttare nuove frequenze di trasferimento dei dati, con le quali sarà possibile avere Internet ad altissima velocità -,conclude Cingolani. - Inoltre le applicazioni potranno sfociare anche in campo ambientale, con la messa a punto di nuovi materiali ecocompatibili fra cui gomme per pneumatici, filtri, liquidi di raffreddamento e lubrificanti, polveri decontaminanti».
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