![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 15 OTTOBRE 2002 |
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SCIENZA E MORALE, RELIGIONE E REGOLE: UN
DOCUMENTO PER NON OSTACOLARE LA RICERCA E RISPETTARE I CREDENTI
IL brano del
documento della Consulta laica di bioetica, qui riportato, sintetizza i
principi guida dell'approccio laico alla problematica bioetica. Il testo, nella
sua versione completa, contiene molti e dettagliati riferimenti a singoli
problemi (fecondazione assistita, clonazione, ricerca sulle cellule staminali a
fini terapeutici, eutanasia) con considerazioni di carattere scientifico e con
precisi appunti alla legislazione vigente. Entrambi gli aspetti sono
essenziali. Chiarezza di principio e competenza su singoli temi infatti sono i
requisiti indispensabili per un dibattito serio e qualificato, che nel nostro
paese manca ancora. Il testo mette a fuoco i criteri attorno a cui dovrebbe
esserci un'intesa tra tutti i cittadini, laici e religiosi, credenti e non
credenti, membri di una democrazia o di "Stato con ordinamenti
liberali". Li riassumo liberamente. 1) L'autorità politica non può
decidere (magari a colpi di maggioranza) in merito a teorie, credenze religiose
o congetture scientifiche su temi di grande rilevanza, come ad esempio la
definizione della "personalità" dell'embrione nei suoi vari stadi.
L'autorità politica deve legiferare cioè nello scrupoloso rispetto della
libertà di tutti i cittadini in un universo controverso di opinioni. 2) Il
diritto al più ampio dibattito pubblico da parte di tutti, comprese le
organizzazioni ecclesiastiche, e il ricorso ad efficaci strategie comunicative
non può portare alla violazione, alla elusione o alla diffamazione delle leggi
vigenti, con la limitazione di fatto della libertà dei cittadini che la pensano
diversamente. 3) La ricerca scientifica richiede un nuovo rapporto interattivo
con il legislatore e i criteri etici che lo ispirano, senza preclusioni o
sanzioni ideologiche e religiose. La Consulta laica di bioetica sostiene che
nel nostro paese un approccio alla bioetica che risponda ai criteri di uno
Stato "liberale" - in sintonia con altri paesi europei - è ostacolato
dalla influenza esercitata dalla Chiesa, con il suo apparato dottrinale. Il
testo elenca alcuni esempi di quella che considera l'influenza impropria della
Chiesa: limiti alla fecondazione assistita, pesanti preclusioni verso
l'ingegneria genetica, equivoci diffusi a proposito della ricerca sulle cellule
staminali adulte, resistenze verso una normativa che regoli la fase terminale
della vita. Una delle conseguenze di questa situazione è anche una severa
restrizione delle possibilità di sviluppo della ricerca in Italia. A ben vedere
però, il vero bersaglio della critica è l'atteggiamento elusivo,
contraddittorio e spesso opportunistico dei politici italiani, cui è demandato
in ultima istanza il diritto/dovere di legiferare. E' inaccettabile che nel
nostro paese gran parte delle forze politiche deleghi di fatto la bioetica e
l'etica pubblica alle direttive, addirittura agli interventi ad hoc della
gerarchia ecclesiastica. Questo accade anche presso un pubblico non esattamente
religioso, anzi in alcuni casi agnostico. Allora la polemica non riguarda tanto
la Chiesa, quanto strati di opinione pubblica e buona parte della classe
politica che pretende a parole di dichiararsi "laica". Mai la
qualifica di "laico" ha goduto di tanto favore in Italia come in
questi ultimi tempi, quando invece - secondo la Consulta - nel dibattito
bioetico e delle conseguenti decisioni legislative prevalgono motivi o
"pregiudizi" religiosi anziché argomenti, ipotesi o congetture con
fondamento scientifico. Non c'è dubbio che se nell'affrontare ad esempio i
limiti etici da imporre alla ricerca sperimentale sulle cellule embrionali, si
discute sull'"anima" nella fase fetale, si introducono motivi
teologici, in modo manifesto. Ma qualcosa di analogo avviene, in modo
surrettizio, in certi discorsi sulla persona/personalità dell'embrione. Il
concetto di persona/personalità, cioè, anziché aprirsi a nuove riflessioni,
sotto gli impulsi della ricerca scientifica, è già dato e funziona come un
surrogato teologico. Naturalmente i bioteologi, nel dibattito pubblico,
dichiarano di fare ragionamenti di pura "razionalità" o attinenti la
"natura umana" o "la vita". Ma è proprio questo il punto:
il senso della sfida in atto nelle scienze biologiche sta nella rimessa in
discussione dei concetti tradizionali di persona, di vita umana ecc. dei loro
confini. Non è in discussione il loro irrinunciabile contenuto etico, ma la
loro estensione e applicazione. In questo contesto è talvolta difficile
distinguere argomenti che sono plausibili dal punto di vista razionale e
scientifico, e argomenti che sono invece semplici varianti o coperture
semantiche di posizioni religiose dogmatiche. E' importante dunque evitare
l'estensione impropria di categorie religiose in ambiti dove valgono
argomentazioni di altra natura. Anche se spesso mi chiedo perché la teologia
stessa non dovrebbe reagire in modo innovativo alle sfide che le provengono
dalle scienze e dalle tecnologie. Il compito principale per la bioetica laica
consiste nel tenere aperti gli spazi della riflessione critica e della ricerca
nei nuovi orizzonti della vita, del bios che si spalancano davanti a noi -
nella consapevolezza etica delle chances e dei rischi.
Gian Enrico
Rusconi