![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 OTTOBRE 2002 |
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E' ormai un
luogo comune dire che i cambiamenti nel nostro modo di vivere degli ultimi
cinquant'anni hanno avuto ben pochi eguali nella storia dell'umanità.
Il caso
della medicina è paradigmatico. Qui le novità sono veramente notevoli: dalla
crescita delle conoscenze scientifiche alla disponibilità di nuove tecnologie,
dalla medicina dei trapianti all'ingegneria genetica, dalla diffusione di una
nuova moralità sessuale e riproduttiva al riconoscimento del diritto universale
all'assistenza sanitaria. Sorgono così nuovi problemi e quelli già conosciuti
ammettono nuove formulazioni: gli uni e gli altri interrogano la concezione
tradizionale della professione medica, i suoi valori, i suoi doveri ed esigono
da chi li vuole affrontare responsabilmente una buona dose di coraggio
intellettuale e morale per percorrere strade inusitate alla ricerca di risposte
chiare e convincenti.
Si tratta di
questioni che riguardano i beni più preziosi dell'esistenza umana, la vita e la
salute, che toccano indistintamente
ogni membro della società e che per la loro trattazione necessitano delle
competenze di studiosi diversi, dei medici, degli scienziati, dei filosofi e
dei giuristi, e del concorso attivo di un'opinione pubblica informata e
critica. Si tratta perciò di questioni pubbliche, che non riguardano soltanto
l'una o l'altra corporazione professionale, che non si esauriscono nella
relazione di cura tra il medico ed il suo paziente, che interessano invece la
società intera.
Così è nata
ed è cresciuta la bioetica: come una riflessione interdisciplinare e pubblica
sulle sfide della medicina e della biologia nella società contemporanea, come
un'indagine filosofica sul valore e sul significato delle nuove scoperte
scientifiche, come una ricerca razionale di criteri di valutazione delle
opportunità che esse dischiudono ma
pure dei rischi che da esse potrebbero derivare.
Per questi
scopi l'etica medica tradizionale, che l'Occidente conosce fin dai tempi di
Ippocrate, non può più bastare.
Per la
riflessione etica su questi nuovi problemi - si pensi, ad esempio, all'utilizzazione della genetica a scopo
terapeutico oppure alla distribuzione equa di risorse scarse nella medicina dei
trapianti - i codici deontologici delle professioni mediche e sanitarie sono
manifestamente insufficienti. Pure però le teorie etiche tradizionali sono
talvolta in difficoltà, perfino quando si richiede di esporre chiaramente la
natura morale dei nuovi interrogativi.
Questo è
allora il momento di interpellare la riflessione bioetica. Con le sue risorse
intellettuali essa percorre nuove strade e suggerisce soluzioni originali,
qualche volta anche radicalmente innovative. Al tempo stesso, i successi che
essa è in grado di ottenere nell'esame dei nuovi problemi della medicina
contemporanea suggeriscono di rivedere le soluzioni fin qui accettate di talune
questioni già lungamente discusse in passato nell'etica medica, come l'aborto o
l'eutanasia. Perciò un risultato evidente della bioetica contemporanea è il rinnovamento sostanziale del linguaggio e del quadro teorico
dell'etica tradizionale, dalla concezione della medicina al concetto di
persona, dallo statuto morale dell'embrione alla definizione di morte,
eccetera.
Il lettore
di lingua italiana ha ora un'ottima occasione per riordinare criticamente il
ventaglio dei contributi della letteratura bioetica di questi ultimi decenni
scorrendo le due centurie di lemmi, redatti in un linguaggio al tempo stesso
chiaro e rigoroso, che costituiscono il Dizionario di bioetica curato da
Eugenio Lecaldano e al quale hanno dato un apporto non indifferente alcuni
valenti giovani studiosi della sua scuola: Maurizio Balistreri, Caterina Botti,
Piergiorgio Donatelli, Simone Pollo.
Qual è
l'estensione attuale di questa nuova disciplina?
Nella
cultura contemporanea ci sono due accezioni diverse del termine bioetica. C'è
chi lo intende in un significato restrittivo. La bioetica è allora l'etica
delle questioni legate alla vita umana biologica, cioè delle scelte morali che
riguardano la nascita, la cura e la morte degli esseri umani. Così la intese
pure Lecaldano quando pubblicò qualche anno fa un suo impegnativo volume dedicato
ad alcune delle più difficili scelte morali in ambito bioetico: l'eutanasia e
il diritto di morire, la libertà procreativa, la sperimentazione sugli embrioni
umani, la distribuzione equa delle risorse sanitarie (Eugenio Lecaldano,
Bioetica. Le scelte morali. Laterza, Roma-Bari 1999).
Altri invece
intendono bioetica nel significato etimologico della parola. In questo caso la
bioetica non è ristretta alla sola etica della vita umana biologica; è intesa invece estensivamente, come l'etica
che riguarda tutte le questioni della vita biologica, umana ed extraumana. Così
ce la propone il Dizionario di Lecaldano che infatti è dedicato
"all'insieme di questioni che nascono dal trattamento della vita in
generale" e che comprende perciò anche diversi lemmi dedicati all'etica
degli animali e a quella dell'ambiente. La bioetica contemporanea impone dunque
che pure il rapporto dell'uomo con gli animali e con l'ambiente venga pensato
in modo nuovo rispetto al passato: esso merita considerazione morale e perciò
diventa a pieno diritto un nuovo oggetto di ricerca per l'etica.
Quali che
siano i suoi ambiti di indagine, sia essa intesa nel significato ristretto
oppure allargato, come etica applicata alla nascita e alla morte, alla malattia
e alla cura dell'uomo oppure come etica della vita biologica in generale, la
bioetica opera per un radicale
cambiamento nel nostro modo di pensare. In qualche caso essa richiede la
correzione di talune credenze morali tradizionali; talvolta si impegna a
fornirci le risorse teoriche per trovare la giustificazione razionale di nuove
credenze; quando poi riconosce gli ostacoli che si frappongono ancora alla
comprensione adeguata dei problemi e alla loro soluzione, ci invita a
continuare pazientemente la ricerca attraverso il confronto libero e aperto
delle idee, avendo fiducia nelle virtù dell'analisi filosofica e scientifica.
In ciò sta l'importanza fondamentale della bioetica per la comprensione e la trasformazione della nostra cultura, del nostro modo di concepire la vita, la nascita, la malattia, la cura, la morte, la natura animale e vegetale, l'ambiente intero. Insomma il passaggio dalle concezioni tradizionali della medicina e della natura alla bioetica contemporanea costituisce un vero mutamento di paradigma filosofico: un cambiamento teorico e concettuale di cui già ora è possibile valutare le conseguenze personali e sociali. Il Dizionario di bioetica di Eugenio Lecaldano è uno strumento prezioso, anzi indispensabile, per conoscere i fondamenti teorici, i principi ed i metodi di questa nuova disciplina, per coglierne la rilevanza pubblica, per comprendere le diverse posizioni al suo interno e per maturare un giudizio personale informato e ponderato.