RASSEGNA STAMPA

22 SETTEMBRE 2002
ROSSELLA MARTINA
Dorfles: "La bellezza? Cercatela negli spot"

Perché migliaia di persone si muovono per Modena, Carpi e Sassuolo inseguendo pensatori, ascoltando lezioni complesse, partecipando a mostre, proiezioni, giochi, dibattiti? Perché tutti siamo filosofi, tutti abbiamo una filosofia di vita che in qualche modo ci guida. O per dirla con Fernando Savater, "i temi della filosofia sono quelli che stanno al centro dei nostri interessi di uomini: l'amore, il tempo, la morale, la politica, la rappresentazione della realtà".

Anche quest'anno il Festival della Filosofia del triangolo emiliano, definisce il successo di questa intuizione: la filosofia appartiene a tutti, non soltanto agli studiosi, all'accademia. Anche se, avverte Mario Perniola, "c'è il rischio che diventi una sorta di new age, bisogna mantenere la conflittualità del pensiero che è il senso stesso della filosofia: una rappresentazione idilliaca sarebbe solo nociva". Non correrà questo rischio la manifestazione emiliana organizzata dalla Fondazione Collegio San Carlo (con i tre Comuni, Provincia, Regione, Cassa di Risparmio di Modena) finché ci saranno liberi pensatori come Gillo Dorfles, che non poteva mancare all'edizione di quest'anno dedicata alla Bellezza.

Dorfles - pittore, critico d'arte, docente di Estetica, ragazzo di 92 anni - rifiuta di sedere in cattedra ("da lassù non si sente niente"), dispensa consigli dettagliati su come dovrà essere organizzata la manifestazione il prossimo anno ("con tutti questi spostamenti non sono riuscito ad ascoltare le relazioni dei miei amici e loro non hanno ascoltato me!") e poi si getta nell'agone di domande e risposte.

Qual è lo stato di salute della critica d'arte?

"La critica d'arte è viziata da interessi mercantili, economici, politici e di potere. Non vorrei dire che i critici sono "venduti", ma, insomma, troppo spesso il loro giudizio non è disinteressato".

Si riferisce a qualcuno in particolare?

"Certo, critici anche molto bravi, famosissimi, che tutti conoscete. Non posso farne i nomi, ma una buona percentuale è nelle grinfie del mercato".

Che percentuale?

"Senza considerare i sedicenti critici, le mezze calzette, prendendo solo i grandi, che poi sono poche decine, direi il 50 per cento. Perché sono buono".

Ma esistono ancora norme per definire la Bellezza?

"Già alla fine del Seicento Hume ha detto che è bello ciò che piace a ciascuno e che quello che va bene per un popolo non va bene per l'altro. E a questo proposito cita i gusti, le tradizioni e anche la morale dei musulmani tanto diversa dalla nostra, esortando però all'accettazione della diversità. Certo, allora i musulmani non emigravano in Occidente, oggi non basta appellarsi alla tolleranza"

Cosa bisogna aggiungervi?

"Beh, quelli che vogliono vivere qui devono imparare i nostri costumi, devono diventare italiani. Non dico che debbano rifiutare le loro tradizioni, ma adattarsi a quelle del paese che li ospita. Altrimenti la Ghirlandina e il Duomo diventeranno la moschea principale di Modena".

Ma come si impara la bellezza?

"Con l'educazione, lo studio. Ma anche dagli spot".

Gli spot?

"Sì, ce ne sono di bellissimi. Alcuni pubblicitari sono dei veri artisti. E si impara di più da uno spot che in un museo se ci si va senza voglia e annoiandosi".
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