![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 20 SETTEMBRE 2002 |
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Sono sempre
più numerosi e sono sempre più determinati a far sentire la loro voce.
Ieri i ricercatori italiani che hanno promosso la manifestazione spontanea
dello scorso 10 settembre, hanno annunciato in una conferenza stampa di voler
chiedere un incontro al ministro dell'Istruzione e della Ricerca, Letizia
Moratti e ai presidenti delle Commissioni Cultura di Camera e Senato. Infine, i
ricercatori vorrebbero incontrare i segretari dei diversi partiti politici.
Continua così il grande braccio di ferro tra governo e mondo della ricerca sul
futuro del settore. Nei giorni scorsi erano circolate bozze di riassetto che
avevano preoccupato la comunità scientifica italiana. Le bozze sono state
smentite dal governo, ma il dialogo vero e proprio fra le parti non sembra
ancora avviarsi.
«È evidente - ha detto uno dei coordinatori del comitato promotore degli
scienziati, Gino Falcone, del Cnr - che a questi incontri ci presenteremo,
qualora ce ne fosse data l'occasione, per ribadire le ragioni del
coinvolgimento della comunità scientifica, non certo per “negoziare"
contenuti specifici».
Quello che i ricercatori intendono chiedere al ministro e ai politici è, hanno
detto, «un ruolo più autorevole della comunità scientifica» e «una immediata
ridiscussione del progetto di riforma che rischia di stravolgere in modo
pericoloso il sistema della ricerca pubblica italiana».
Insomma la protesta dei ricercatori italiani va avanti nonostante le
precisazioni del viceministro Guido Possa che aveva rinnegato la paternità del
governo sul cosiddetto “decreto fantasma", il documento intorno al quale
si sono accentrate le critiche della comunità scientifica. E nonostante che
ieri anche Letizia Moratti avesse invitato a «non dare rilievo ad indiscrezioni
di stampa e voci che non corrispondono all'effettivo livello di elaborazione
dei testi da parte di commissioni di esperti» precisando che «i progetti
relativi al riordino degli Enti di ricerca (Cnr etc.) e delle procedure
concorsuali, sono in una fase assolutamente preliminare e non hanno carattere
di ufficialità; pertanto i testi diffusi in varie forme non impegnano in alcun
modo il Ministero».
A riaccendere la polemica tra governo e ricercatori sono state del resto
proprio le dichiarazioni di Possa, rilasciate il giorno dopo l'assemblea del 10
settembre. «Il viceministro ha confermato - ha detto Rino Falcone - che sta
definendo una riforma del settore della ricerca senza nessun coinvolgimento né
della comunità scientifica, né degli enti che intende riformare. Nel frattempo
però ha sciolto il Cepr, il comitato degli esperti per la ricerca e non ha
realizzato l'assemblea della Scienza, così come è previsto dalla legge. Noi
siamo disponibili a un cambiamento, basta solo che il governo ci coinvolga e,
soprattutto, trovi le risorse».
Certo, in questo momento i ricercatori “militanti" sembrano avere al
proprio fianco la comunità scientifica italiana. Tanto che sul sito Internet
della rivista Le Scienze, continuano
a fioccare le adesioni all'appello lanciato nel corso dell'assemblea del 10
settembre: ormai sono più di tremila e tra loro anche quella di Rita Levi
Montalcini, di Carlo Rubbia, di Margherita Hack, di Franco Pacini e di Giovanni
Bignami. I ricercatori “ribelli" hanno organizzato anche un osservatorio
on-line accessibile all'indirizzo
http://scienziaviva.wnet.it/osservatorioricerca come strumento di
organizzazione e di monitoraggio.