MEISTER ECKHARDT Il mistico che ispirò
Heidegger
Pochi mistici, pochi filosofi riescono a comunicare le emozioni che ha lasciato
nei suoi scritti Meister Eckhardt. Contemporaneo di Dante, nacque intorno al
1260 a Tambach, in Turingia, e morì nel 1329, o poco prima, ad Avignone, dove
era in corso un processo per eresia contro di lui. Alcune sue intuizioni
provocano ancora vertigini. Le comunica, al di là dei secoli, quando parla di
«Divinitas» e «Deus» ricordandoci che la «Divinità» è il fondo oscuro in cui
nessuna distinzione è possibile (perché è «natura innaturata», o meglio
«ungenatûrte natûre) mentre Dio è paternità, fecondità, «essentia cum
relatione». O quando ci assicura che Dio non crea fuori di sé, ma in se stesso;
insomma non «esce» da sé. Di più: Dio crea adesso il mondo nella stessa maniera
in cui l’ha creato il primo giorno. Oppure, citando direttamente le sue parole
dal Sermone 56 : «Per l’anima che cerca Dio tutte le creature devono essere un
tormento... Per l’anima che cerca Dio tutte le cose devono essere come un
nulla».
La traduzione di quest’ultimo passo si deve a Marco Vannini, il nostro
miglior conoscitore di Eckhardt, a cui ha dedicato buona parte della sua vita.
Ora ha raccolto in un unico volume I sermoni del domenicano tedesco (Paoline,
pagine 696, euro 28). Sono 104 dei 113 rimasti (ma gli ultimi 9 mancano ancora
nell’edizione critica tedesca in corso). Ha riunito vent’anni di traduzioni.
Vannini ha rivisto, corretto e commentato quanto aveva pubblicato in precedenza
da La Nuova Italia, da Piemme, da Adelphi, da Mondadori e da Città Nuova. Un
lavoro lungo che offre finalmente al lettore italiano una delle grandi opere
dell’anima europea. E questi scritti, non dimentichiamolo, sono anche
indispensabili per entrare nel salotto buono della filosofia tedesca. Eckhardt
lo riscoprì probabilmente Franz von Baader (1765-1841), ma lo ritroviamo tra le
letture importanti di Fichte, Schelling ed Hegel. Inoltre - non è il caso di
stilare noiosi elenchi - i Sermoni sono attentamente meditati da Heidegger
quando elabora il concetto di nulla quale fondamento dell’essere. Che dire di
più? |