Lettori militanti per Singer
Se fosse legittimo assumere il Festivaletteratura come sintomo degli interessi
più diffusi negli italiani compresi tra l'età dell'adolescenza e quella della
vecchiaia, non c'è dubbio che faremmo la figura del paese più vorace nel
divorare libri, e per di più non votati all'intrattenimento spicciolo ma a una
concentrazione che lascia ben poco spazio a altre forme di redenzione dal tempo
del lavoro. Si va via da Mantova ogni anno più stupefatti, non solo dal numero
di persone che seguono gli incontri con scrittori, filosofi, poeti, ma dalla familiarità
rivelata dalle loro domande con opere che, stando ai resoconti delle vendite,
sembrerebbero raggiungere non più di qualche migliaio di passionari della
lettura. Possibile che si ritrovino tutti a Mantova, come al raduno di un club
letterario all'aperto? O che ogni libro venduto circoli in un numero di mani
tale da giustificare il gap tra la popolarità dell'autore in questione e le
lamentele editoriali? Una domanda non del tutto diversa, in fondo, da quella
che veniva spontanea di fronte alla folla dei manifestanti per i diritti degli
immigrati, poi per la difesa dell'articolo 18: forse gli elettori di Berlusconi
e i renitenti alla lettura in parte coincidono, abitano sottosuoli popolati di
televisori e riemergono di tanto in tanto, poi tutti insieme come soldati
pronti all'appello, quando si tratta di votare. Si direbbe non ce ne fossero,
di questa specie, tra il pubblico di Mantova, e meno che mai all'incontro in
cui Benedetto Vecchi solidarizzava, nella sua presentazione, con Peter
Singer, una sorta di satanasso per tutti i benpensanti di qua e di là
dall'oceano. L'avvenente professore, infatti, ha avuto modo di rendersi
sgradito ovunque, grazie alle sue sacrosante battaglie in favore della libera
scelta dei singoli su questioni insindacabili quali l'eutanasia, l'aborto, gli
esperimenti sugli animali: battaglie sull'esito delle quali si gioca il destino
di una società civile. Un destino oscurato, per ora e si direbbe per molto
ancora, da pregiudizi tanto impermeabili alle ragioni del buon senso da
sconfinare nella superstizione; quando basterebbe non ridurre a una paginata di
slogan il pensiero di Singer per capire quanti orizzonti aprano le sue
insistenze sulla necessità di privilegiare le scelte dei singoli su questioni
che nessuna legge può dirimere.
E' accettabile che la durata della vita soggiaccia a imperativi tutt'altro che
kantiani, che quando si tratta di persone lontane ci si appelli a ragioni che
trasferite ai propri cari sembrerebbero, improvvisamente, insostenibili? Quanto
prolungare il proprio futuro quando nemmeno il presente più prossimo è
tollerabile; quale orizzonte disegnare per un bambino impossibilitato a
proiettarsi in un domani, e perciò condannato a subire impotente il proprio
destino? La drammaticità di queste e altre decisioni è possibile debbano essere
sottomesse a trafile scandite dai ritmi della burocrazia, al vaglio di carte
bollate destinate a giacere mentre il nome al quale si riferiscono sta cedendo
la sua dignità di persona agli attacchi della malattia, o del dolore, o della
coscienza che se ne va? Solo in una società fondata sulla cooperazione
piuttosto che sulla competitività - dice Singer - sarebbe possibile
approssimarsi, di volta in volta, alla soluzione che comporta minore
sofferenza; solo fondandosi sull'incrocio di solidarietà che concorrano con
eterogenee competenze alla risoluzione dei problemi più urgenti sarebbe
possibile compensare il relativismo culturale che minaccerebbe, altrimenti, la
legittimità di subordinare il rispetto della legge alla volontà dei singoli. Una
utopia, per ora, necessaria tanto più forti sono le pressioni a mantenerla tale
- come dimostravano, a Mantova, alcune delle domande del pubblico, rapito dalle
questioni sollevate da Singer, e tuttavia non ancora pronto a abbandonare
l'irrazionalità che si accompagna al nostro retaggio cattolico. Al quale è
indifferente, tuttavia, quale inizio e quale fine spetti alle altre cosiddette
«creature del signore», ammazzate per nutrire le nostre vite, non prima che le
loro - è ancora Singer a ricordarcelo - vengano alimentate, e finalmente
reificate, in spazi mortali. |