![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 SETTEMBRE 2002 |
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Per fortuna ci sono libri - che riescono a sfuggire a questa secca alternativa. Uno di questi è un volume pubblicato da Marsilio e dedicato a Friedrich Nietzsche che ha recentemente conquistato a Venezia l'ambitissimo Premio Nietzsche. Il bello è che "Nietzsche - L'apolide dell'esistenza" (questo è il suo titolo) non è opera di un professore, ma di un giornalista: Massimo Fini, storica firma del vecchio "Europeo", transitato per diverse esperienze editoriali senza mai perdere la sua randagia vocazione di editorialista crudo e paradossale, senza padroni e senza etichette. A Fini - che lunedì 14 alle 21, ospite dell'associazione L'Aquilone-Emilia, presenterà il suo "Nietzsche" al Teatro Duse di Cortemaggiore - abbiamo chiesto di parlarci della sua "lettura" del filosofo dell'Oltreuomo e dell'Eterno Ritorno. Che nessi vedi tra la vita e l'opera di Nietzsche? "Tra le due cose vedo una sorta di rapporto invertito, capovolto. Il filosofo della Volontà di Potenza e della Grande Salute, l'implacabile critico della morale giudaico-cristiana che inneggiava ai valori della forza, era un uomo estremamente debole, fragile: tutto il suo essere era opposto al "dover essere" che si sforzava di indicare agli uomini e, prima di tutti, a se stesso. Credo che si potrebbe ricostruire quasi esattamente la vita di Nietzsche rileggendo le sue opere al contrario". Ma esiste "una" filosofia di Nietzsche? Oppure diverse filosofie successive, o magari una somma di pensieri contraddittori senza unità? "Io vedo il pensiero di Nietzsche, nel suo disordine, come un big bang da cui si sviluppa di tutto: volerlo riassumere sarebbe come ricompattare l'Universo. Ma in questo big bang intellettuale è un'idea centrale a espandersi con ferrea coerenza: la rivalsa degli istinti profondi contro la Ragione. In un certo senso, a dispetto del suo virilismo, Nietzsche rivaluta il principio femminile contro quello maschile". Hai scritto altre biografie controcorrente, come quelle di Nerone e Catilina. Volevi solo rivalutare personaggi malfamati nei manuali scolastici o avevi anche un intento di attualizzazione politica? "Volevo solo far capire che certi luoghi comuni nascono dai pregiudizi di storici antichi che noi, oggi, possiamo non condividere. Un riferimento all'oggi, peraltro, c'è: l'invito a scoprire, criticare, rivedere le falsificazioni della Storia. La Seconda Guerra Mondiale, per esempio, non è semplice come ce l'hanno raccontata: tutti buoni da una parte, tutti cattivi dall'altra". Come descriveresti le tue idee politiche? "Continuo a ritenermi un socialista che cerca un buon accordo tra libertà individuale ed equità sociale. Ma prima di ogni altra cosa, mi considero un antimoderno: sul progresso ci hanno raccontato un sacco di frottole, non so quale sia stata l'epoca più felice della Storia ma di certo è stata prima della Rivoluzione Industriale. Un Medio Evo sostenibile mi sembra un ideale più sensato dello sviluppo sostenibile". Come vedi il mestiere di giornalista? "Come me lo insegnò Tommaso Giglio all'"Europeo": non devi avere riguardo per nessuno, se sei di parte non sei un giornalista ma un sicario. Oggi, per capirci, apprezzo moltissimo Gian Antonio Stella sul "Corriere della Sera": nelle sue inchieste su tanti scandali nascosti, vedi la gavetta di una volta che diventa grande giornalismo. Ma, a parte lui e qualche buon cronista locale, non vedo molto in giro. Io scrivo per "La Nazione", "Il Giorno" e "Il Resto del Carlino", che hanno una linea di centro-destra e dove l'"incubo-Berlusconi" è in effetti un po' soffocante. Ma collaboro anche al "Gazzettino", guidato dall'ex direttore di Libertà Luigi Bacialli, che non mi censura niente". In primavera era stata annunciata la tua presenza a un convegno contro l'euro e per il ritorno alla lira organizzato dal movimento di estrema destra Fronte Nazionale. Ma l'Amministrazione comunale non concesse la sala. "Avevo accettato di venire perché io difendo il diritto di tutte le minoranze politiche a essere ascoltate. Cosa avrei detto? Che un'Europa solo monetaria non mi interessa. Vorrei un'Europa unita, armata, neutrale e nucleare, che non sia costretta a fare da sgabello agli Usa".