RASSEGNA STAMPA

7 SETTEMBRE 2002
MARINA GERSONY
«La sinistra sia pietosa, ma non ingenua»

Filosofo controcorrente, Peter Sínger ribadisce il suo credo pragmatico: sì all'eutanasia, no alle utopie d'origine marxista

Ha fatto il pieno di pubblico, ieri pomeriggio al Festivaletteratura di Mantova, Peter Singer, filosofo australiano tra i più scomodi per le sue idee audaci e controcorrente.  Ebreo di origine austriaca - i suoi genitori sono emigrati in Australia nel 1938 - attualmente vive a New York e insegna Filosofia morale a Princeton.  Un incarico frenato in prima battuta dal consiglio di amministrazione della facoltà universitaria, costretta a fare retromarcia in seguito alle manifestazioni degli studenti che non volevano rinunciare al loro professore.

Si autodefinisce «un materialista in senso filosofico» e uomo di sinistra, tuttavia critico nei confronti di una sinistra immobile e incapace di rinnovarsi. («Ha bisogno di una sferzata di vitalità»).  In realtà Singer è un pensatore di matrice laica e incline al dialogo, allergico al «soprannaturale», ateo e pragmatico. «In America essere pragmatici significa aderire a una precisa corrente filosofica a cui io non appartengo.  Ma se per voi in Italia vuol dire avere i piedi per terra, allora la definizione mi sta bene.  Di fatto credo che la verità sia oggettiva.  Bisogna fare tutto ciò che porta alle conseguenze migliori. In questo senso sono un pragmatico.

Autore di libri che fanno tuttora discutere - La vita come si dovrebbe, Ripensare la vita (Il Saggiatore) Singer interviene su temi forti che inevitabilmente si scontrano con i dogmi normalmente accettati dall'etica tradizionale (etica e qualità della vita, etica e scienza, tutela degli animali, fame nei Paesi poveri, progetto genoma, eutanasia e aborto).  Nonostante sia stato accusato di eccessiva disinvoltura nel trattare alcune spinose questioni etiche - pare che qualcuno gli abbia affibbiato l'ingeneroso epiteto di «nuovo Mosé della bioetica» - il filosofo non si scompone e rimane aperto al dialogo.  Molta è stata anche ieri la carne al fuoco sotto il tendone nel Cortile della Cavallerizza, dove il professore ha parlato davanti a un pubblico attento ma anche critico che non gli ha risparmiato qualche attacco. (E' stato accusato, tra l'altro, di essere un materialista, privo di pietas).

A cosa si riferisce quando parla degli «errori della sinistra»?

«La fine del socialismo reale e il crollo del muro di Berlino hanno prodotto una frattura tra i partiti e gli intellettuali di sinistra.  Un errore che la sinistra ha commesso è stato di rimanere aggrappata a determinate idee sulla natura umana.  Cambiare la società e le relazioni fra gli uomini senza comprendere la natura dell'uomo non è possibile.  La sinistra non ha mai sostenuto il darwinismo, invece la destra sì: come supporto alla teoria del libero mercato, la vita come lotta anche economica dove il migliore vince e il debole soccombe.  La sinistra ha sempre avuto una visione marxista della natura umana. E tempo che consideri seriamente il fatto che siamo animali evoluti e che rechiamo le prove della nostra eredità non solo nel nostro Dna, ma anche nel nostro comportamento.  In sintesi è tempo di promuovere una sinistra darwiniana che non rifiuti la teoria evoluzionistica in base a un'interpretazione "di destra" che di essa viene tradizionalmente data».

Di quale sinistra parla?

«Sto parlando della sinistra in generale, non di quella in un determinato Paese.  Si sa che la sinistra è un concetto, ma ci sono sinistre diverse.  Non posso attaccare un determinato partito politico.  Non posso parlare con competenza della politica italiana, francese o inglese.  Sono un filosofo, non un politico.  Quello che posso dire è che uno dei problemi attuali più scottanti è la povertà globale.  Ed è proprio qui che la sinistra dovrebbe focalizzare la sua attenzione. I principali problemi legati alla povertà e alla miseria non esistono in seno alle nazioni più prospere ma fra le nazioni.  In generale, al di là di destra e sinistra, penso che l'astenersi dal prestare aiuti economici ai Paesi sottosviluppati in cui le persone muoiono di fame ci renda tutti moralmente colpevoli».

La sinistra in pratica cosa dovrebbe fare?

«Deve capire una volta per tutte che abbiamo ereditato una determinata natura umana, biologica. In parole povere l'uomo non è altruista, è più o meno egoista.  Quindi la sinistra deve prendere atto di questa realtà ed elaborare delle strategie per conseguire il bene comune».

Le sue idee sull'eutanasia e sull'aborto hanno suscitato un vespaio.

«Ritengo che la cosa più importante per un essere umano sia la qualità della vita.  Per me non dovrebbero essere le istituzioni a decidere sulla vita di un individuo.  Penso che un individuo adulto e consenziente abbia il diritto di decidere della propria vita e di esprimere la propria volontà. E' giusto concedere l'eutanasia ai malati terminali che la richiedono e che soffrono pene fisiche e psicologiche, sempre che siano in grado di decidere con lucidità.  Diversa è la situazione di un neonato con una grave malattia che non è in grado di prendere una decisione per se stesso.  Qualcuno deve farlo per lui. I genitori sono a mio parere i più indicati a prendere una decisione.  Se tuttavia i medici reputano che stiano prendendo una decisione irragionevole, in quel caso occorrerebbe ricorrere a un comitato medico dell'ospedale o a un giudice».

Facile in teoria...

«Non vedo alternative».

L ei si batte anche per i diritti degli animali.

«E' ingiusto causare dolore agli animali là dove la moderna industria alimentare è costretta, in nome dell'utile economico, a usare metodi dolorosi di allevamento.  Questo è un punto a favore dei vegetariani.  Tuttavia non si può certo imporre il vegetarianesimo. Un'alternativa credibile potrebbe essere quella di imporre agli allevatori di crescere gli animali in libertà, prima di macellarli a scopi alimentari.  Non so se si possa definire una soluzione umanitaria, o pietosa, ma di certo sarebbe già qualcosa».
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vedi anche
Filosofia (e) politica