![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 SETTEMBRE 2002 |
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Scrittore straordinario, capace di far stare il tutto nel frammento, Nietzsche è uno di quei casi di letteratura assoluta sui quali sempre si è tornati e sempre, fatalmente, si tornerà. A offrirci l'occasione per rileggerlo è la Utet, che nella storica collana dei «Classici della filosofia» raccoglie i suoi scritti della maturità tradotti e curati da Sossio Giametta (Opere filosofiche. Volume primo. La gaia scienza, Idilli di Messina, Così parlò Zarathustra, pagg. 728, euro 69). Formatosi alla scuola di Colli e Montinari, e a lungo loro collaboratore, Giametta ha dato un contributo importante alla grande edizione adelphiana traducendo molti dei volumi bianchi che i lettori di Nietzsche ben conoscono. Diversa è l'edizione che qui presenta. Prevista in due tomi e corredata con un sobrio apparato di note e bìbliografia, essa non è destinata allo studio bensì alla lettura. Perché in primo luogo intende offrire una versione omogenea e coerente delle principali opere filosofiche di Nietzsche. Ma ecco il problema. Che cos'è filosofico? E che cosa no? Opportunamente, nel saggio introduttivo Giametta si preoccupa di definire la posizione di Nietzsche nella storia della filosofia, riferendo delle controversie in merito e difendendo il genio di Röcken dai tentacolari tentativi di appropriazione filosofica indebita. Specialmente da quelli di Heidegger e di Jaspers. Sennonché, la tesi che alla fine Giametta giunge a sostenere è tanto plausibile quanto insidiosa per la demarcazione della sua stessa impresa editoriale. Nietzsche più che un filosofo sarebbe un moralista. Del resto, come negarlo? Lo attestano le sue fonti e le sue letture, i suoi temi preferiti e il suo stile. E molti altri convincenti argomenti che Giametta esibisce. Ma se così stanno le cose, allora è auspicabile che il piano dell'edizione venga allargato a opere per ora escluse, come Umano, troppo umano o La nascita della tragedia e le Considerazioni inattuali. E magari anche i frammenti postumi degli anni Ottanta, che Giametta ha già tradotto per Adelphi. insomma, abbiamo qui un Nietzsche per ora parziale, ma che gli ammiratori della sua scrittura non mancheranno di apprezzare. Tanto più se fosse vera la congettura che Nietzsche scrive per aforismi non perché, avendo smarrito la totalità e perduta ogni speranza di sintesi, può ormai procedere solo per episodi. Ma perché ha adottato una tecnica puntinista: i suoi frammenti sono tocchi cromatici di una composizione pointilliste che fa vedere un insieme.