RASSEGNA STAMPA

30 AGOSTO 2002
DAVIDE GASPARETTI
La morale nell’etica: una coscienza nuova
Sullo sfondo del dibattito che in questi giorni si sta sviluppando intorno al tema dello sviluppo sostenibile pongo il giardino dell’Eden descritto nel libro della Genesi. Giardino che è primariamente luogo dell’anima prima che ambiente geografico in cui mi pare di poter comunque mettere sullo stesso piano questi due argomenti: - la responsabilità dell’uomo che deve impegnarsi nella custodia della terra, da cui ne consegue un impegno perché la terra sia un luogo sempre più abitabile dove può fiorire la libertà in vista di un progetto comune; - la promessa di una vita piena di senso e senza fine. Il primo punto è senza dubbio quello più di attualità in questi giorni e che richiama al tema dell’etica e della morale come responsabilità degli uni verso gli altri. Il comportamento responsabile richiede la disponibilità al confronto e al dialogo abbandonando atteggiamenti neomanicheisti spesso frequenti nell’ambientalismo e nel capitalismo. La realtà del vivere non consente all’uomo di sedersi sotto gli alberi, ma lo costringe ad alterare l’ambiente, di conseguenza l’uomo ha la responsabilità di prendersi cura delle risorse naturali e di tradurle in uso produttivo. Non c’è dubbio che fino ad oggi il mercato ha dimenticato la logica morale insita nel capitalismo. In realtà gli studiosi di economia ci insegnano che la tradizione legata all’etica risale per l’occidente almeno ad Aristotele che all’inizio dell’Etica Nicomachea collega la materia ai fini umani e sebbene essa venga assoggettata alla politica, il suo fine ultimo rimane il bene umano. Lo studio dell’economia può certamente essere collegato alla ricerca di una ricchezza immediata ma a livello più profondo deve essere rivolto al raggiungimento del bene umano in termini comunitari: «Il bene umano è certo desiderabile quando riguarda una sola persona ma è più umano e più divino se riguarda un popolo e le città» (E.N. 1049b 9-109). Si pensi che il padre dell’economia moderna A. Smith era professore di Filosofia morale alla facoltà di Glasgow e che fino a non molti anni fa a Cambridge l’economia era insegnata nell’ambito della «scienza morale». Questi accenni di filosofia economica servono per comprendere che non è assolutamente presuntuoso o illusorio associare il termine etica a mercato, ma anzi essi ci indicano il primo chiaro e indimenticabile obiettivo culturale delle istituzioni economiche mondiali e dei governi nazionali, cioè quello di assoggettare la materia economica al bene umano e ai risultati sociali che possono essere conseguiti; quindi le scelte devono essere sottomesse a un ordine etico e morale. Non vi è dubbio che abbiamo creato un sistema di regole che è responsabile della povertà di gran parte del mondo e che la parola libero mercato serve per alimentare la retorica dei teorizzatori del libero scambio quando in realtà vengono continuamente proposte leggi protezionistiche. Lo sviluppo sostenibile passa attraverso la libertà del commercio che può dare una speranza a molti popoli di migliorare le loro condizioni di vita e in questa logica vanno sostenuti e incoraggiati nel mondo i progetti di finanza etica, di microcredito e di commercio equosolidale che sono alla portata di tutti e possiedono una positiva valenza pedagogica nella direzione della corresponsabilità globale. L’interesse crescente che la finanza etica in generale sta riscuotendo è la testimonianza che nella società occidentale globalizzata sta emergendo una nuova forza che reclama giustizia, pace e democrazia..., c’è quindi una grande sfida etica e di responsabilità da affrontare e da vincere che il nostro Paese chiede e che il mondo reclama.
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