RASSEGNA STAMPA

15 AGOSTO 2002
EMILIO GERELLI
Un «effetto serra» sopravvalutato

Per l'alluvione in corso 5Omila evacuati a Praga, 58 morti in Russia, sette in Austria, allagamenti in Germania.  Simultaneamente una nube inquinante spessa tre chilometri si espande dall'Asia.  Chi è il responsabile di questo finimondo?  La risposta è degli orecchianti unanime: il riscaldamento globale.  Ma quale misterioso fil rouge lega questi fatti, alla vigilia del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (Johannesburg, Sud Africa, 26 agosto-4 settembre), alla fiorente produzione di vino in Inghilterra nel «caldo periodo medievale» (i tre secoli dal 1000 al 1300), che consentì ai Vichinghi di colonizzare la Groenlandia, oggi circondata da iceberg e coperta da ghiacciai spessi sino a tre chilometri?

La soluzione del "giallo" sembra facile: il colpevole è il medesimo. E' il riscaldamento globale, ovvero l'innalzamento della temperatura del Pianeta, che, di ritorno dopo mille anni, accomuna l'inizio del secondo e del terzo Millennio: il nuovo riscaldamento che sarà messo sotto processo a Johannesburg, nel tentativo di arrestarlo.  Scoperto il colpevole, il giallo resta però appassionante, poiché il responsabile del mutamento di clima nei due periodi, pur avendo lo stesso volto, avrebbe moventi diversi, ancora da scoprire.

L'Onu.  Il detective ufficiale dell'odierno sospettato riscaldamento della Terra è un organismo dell'Onu, l'Intergovemmental Panel on Climate Change (Ipcc), che adduce prove apparentemente ineccepibili, basate sull"'effetto serra".  La presenza in atmosfera di alcuni gas, anidride carbonica (CO2) in particolare, che agiscono appunto come il tetto di una serra, fa sì che la Terra non sia senza vita a - 18 gradi Celsius, ma abbia invece una temperatura globale di circa 15 gradi.

La CO2 è aumentata dei 30%, rispetto al periodo preindustriale, per l'accresciuto utilizzò di combustibili contenenti carbonio (carbone e petrolio in primis).  L'Ipcc stima inoltre che negli ultimi 150 anni la temperatura sia aumentata tra 0,4 e 0,8 Celsius, e addebita ciò alle accresciute emissioni di "gas serra" dovute allo sviluppo economico.

Alimentando, con questi dati, complessi modelli simulanti il clima su computer, il Panel arriva a proiezioni terrificanti.  A causa del riscaldamento causato dall'uomo si arriverà allo scioglimento delle calotte glaciali dei Poli, che distruggerà interi ecosistemi, con carestie conseguenti, mentre gli Oceani sommergeranno Venezia, il Bangladesh, le Maldive, e così via.

Tuttavia un'autorevole parte della comunità scientifica documenta gli errori dell'Ipcc.  Innanzitutto, la serie storica delle temperature medie globali in crescita è smentita da dati più affidabili, rilevati in Europa e negli Stati Uniti negli ultimi 105 anni, che non mostrano aumenti.  Per gli ultimi 40 anni, inoltre, disponiamo di temperature precise, rilevate nella troposfera (a 10 km dalla superficie terrestre) da satelliti e radiosonde su palloni: anche da esse non emerge alcun riscaldamento.

I modelli.  Il Panel utilizza dunque dati controversi.  Ma non basta.  Con questa serie storica traballante esso pretende di simulare un sistema di enorme complessità, qual'è il clima, mediante modelli di previsione computerizzati. «I modelli del clima ammonisce però il professor Freeman Dyson dell'Università di Princeton - non sono strumenti adeguati per prevedere il clima.  Dobbiamo mettere in guardia i politici e il pubblico: non credete nei numeri solo perché derivano da un supercomputer».

Questi modelli, infatti, non sono nemmeno in grado di simulare con precisione il clima del passato. Quanto alle previsioni del Panel di un aumento di temperatura tra 1,4 e ben 5,8 gradi Celsius entro il 2100 rispetto al 1990, «la critica principale che si fa ai modelli è che essi sono "accordati" per ottenere certi risultata», osserva il professor Guido Visconti, fisico dell'atmosfera.

Ma concediamo all'Ipcc che un riscaldamento globale sia in atto.  Non è detto però che esso sia causato dall'uomo.  Come spieghiamo infatti il clima temperato, benigno per le viti inglesi, tra il 1000 e il 1300?  A quell'epoca l'uomo non produceva gas serra in misura tale da giustificare un aumento di temperatura.

Sono gli astronomi a risolvere il problema.  L'attività del Sole è variabile.  L'aumento del fenomeno delle macchie solari (alcune con un diametro di circa 100mila km, sono in perenne in movimento, contraendosi ed espandendosi) corrisponde a un limitato flusso di raggi cosmici (particelle ad alta energia che investono la Terra) e a una minore nuvolosità, causa dell'aumento della temperatura. Ciò accadde anche in altre epoche, e probabilmente si ripete oggi. I fisici Ferdinando Amman (Pavia) e Fangqun Yu (New York) osservano che la temperatura media risulta ben correlata ai cicli di attività solare degli ultimi 120 anni (1870-1990).  Quando il ciclo è più corto e l'attività solare più forte, la temperatura media della Terra aumenta.  Sicché è verosimile che la causa più importante dell'aumento di temperatura sia l'attività solare.

Pericoli enfatizzati.  Alcuni scienziati criticano inoltre il fatto che, nel comunicare i propri risultati ai politici, il Panell enfatizza i pericoli.  Vi sono state lettere di protesta, e alcuni partecipanti al lavori dell'Ipcc lamentano pressioni. Uno studioso di scienza politica, Sonja Boehmer, definisce il Panel «un misto di credenti autoselezionati e di esperti scelti ufficialmente, per la maggior parte pagati direttamente dai Governi, che non danno né in realtà sono in grado di dare, un parere onesto».

Resta una domanda: perché tanto entusiasmo nel giurare sul riscaldamento globale?  L'antropologo Ernesto De Martino, nel suo libro La fine del mondo, cita il caso degli indiani Pajute, che collocavano in primavera la fine del Pianeta: questo termine veniva

semplicemente rinnovato ogni anno. Ma anche noi "civilizzati" soffriamo il complesso dell'imminente Apocalisse.  Limitandoci a casi recenti, nel 1968 il biologo Paul Ehrlich vendette tre milioni di copie di un libro sull'imminente more per fame di milioni di persone; nel 1971 Stephen Schneider, biologo e ora paladino dell'Ipcc, scrisse di un'incombente Era glaciale; al 1972 risale la previsione del Club di Roma di una crisi globale per inquinamento e mancanza di risorse nell'anno 2100.

La fiaccola della paura brucerà ora a Johannesburg.  Forse servirà a convincere a risparmiare risorse esauribili e a inquinare meno; ma decisioni basate su dati credibili sarebbero più durature.  La psiche, però, è più misteriosa del clima.

(Dettagli su www.unipv.it/websiep/wp/130.pdf)
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