![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 AGOSTO 2002 |
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Dal
"Politecnico" ai manuali Hoepli, così nel passato ci si preoccupava
di trasmettere le conoscenze
Gli
italiani, comprese le fasce più colte sono oggi all ultimò posto in Europa in
quanto a preparazione scientifica
Perché non
si è affermata in Italia una letteratura di divulgazione scientifica come è
accaduto in Francia e in altri Paesi?
Perché il pubblico italiano è agli ultimi posti in Europa quanto a
preparazione scientifica? Questioni
considerate di poco momento dagli storici e dagli uomini di cultura italiani,
in grande maggioranza lontani dalla scienza e dalle sue forme di
comunicazione. Eppure domande cruciali
per comprendere i rapporti tra ricerca, istruzione, e sviluppo economico e
culturale del nostro Paese.
Domande che
questo studio di Paola Govoni, accurato e ben documentato, colloca in una
prospettiva storica inedita, la breve stagione della "scienza per
tutti" coltivata in Italia nei decenni postunitari. Quando si parla di divulgazione, osserva Govoni,
si pensa di solito a un fenomeno degli ultimi due o tre secoli, le tavole
dell'Encíclopedie, i salotti delle dame del Settecento, le mongolfiere e le
esposizioni universali dell'Ottocento. In realtà la storia è molto più antica,
si sviluppa di pari passo con la diffusione dei testi scritti. Basti pensare alla grande fortuna conosciuta
dagli almanacchi, che combinavano il calendario e le fasi della Luna con gli
oroscopi, l'agricoltura con le ricette mediche e di cucina, e per secoli
rappresentarono la principale fonte scritta per milioni di persone. Nel
Seicento se ne vendevano in Inghilterra circa 400mila copie, uno ogni
famiglia. Almanacchi ed enciclopedie
come la Cyclopedia di Chambers del 1728, modello delle moderne enciclopedie, a
cominciare da quella di D'Alembert e
Diderot.
All'Inghilterra
e alla Francia, Paesi dove si è affermato uno stabile mercato di libri di
contenuto scientifico, guardano nell'Ottocento editori italiani come il
piemontese Giuseppe Pomba o il milanese, Enrico Treves. Accanto al "Politecnico" di Carlo
Cattaneo, la "Nuova Enciclopedia Popolare" di Pomba, che alle
"metafisicherie" vuole opporre le conquiste della scienza
"positiva", è quanto di meglio si pubblica in Italia nel campo della
divulgazione scientifica nei decenni centrali dell'Ottocento. "Gli
scienziati - scrive Cattaneo nel 1843 - non disdegnino avvicinare in riassunti
popolari il frutto faticoso degli studj speciali, e per diffondere il culto
della scienza, e perché solo dall'accoppiamento armonico delle singole dottrine
può erompere l'elettrica corrente d'una genuina scienza dell'uomo e della
natura".
Non si
tratta soltanto di tradurre e diffondere il sapere scientifico presso il
pubblico dei non esperti, ma di sviluppare una proficua comunicazione tra
specialisti di discipline diverse in un'epoca che già vede una crescente
specializzazione della scienza. "Il più grave ostacolo alla popolarità
delle scienze - scrive ancora Cattaneo - deriva da ciò appunto che più
contribuisce al loro continuo progresso", la tendenza cioè a suddividersi
in nuovi rami, e la naturale "predilezione degli studiosi a quei lavori
speciali" che hanno poi condotto alle scoperte più luminose. La "predilezione" per la ricerca
fondamentale, diremmo oggi, che non
è perseguita
dall'avere in vista "utili" applicazioni, ma è indispensabile al progresso
scientifico.
D'altra
parte, la cultura di cui era espressione Cattaneo aveva profonde radici nel
riformismo illuminista, e "si proponeva di dare ai nuovi ceti della
borghesia che si andavano formando", ma anche agli artigiani e agli
operai, gli strumenti di un'istruzione "pratica" e "utile"
al processo di sviluppo industriale. Non raramente "in esplicito
antagonismo" con la Chiesa e la cultura cattolica, che si opponeva al
positivismo scientifico e all'industrializzazione. Dopo l'Unità l'editore Treves
lancia la collana della "Scienza del popolo", che raccoglie i testi
dì "letture scientifiche popolari" tenute dagli scienziati. Per un
pubblico più colto l'editore milanese Dumolard pubblica dal 1875 la
"Biblioteca scientifica internazionale", edizione italiana
dell'americana International Scientific Series. Ulrico Hoepli inaugura la serie dei suoi "Manuali",
Edoardo Perino dà vita alla "Biblioteca scientifica", Loescher alla
collana della "Biblioteca scientifico popolare". Le iniziative editoriali fioriscono. Paolo Mantegazza, che con Michele Lessona fu
tra gli artefici della diffusione del darwinismo e della cultura
medico-scientifica nel nostro Paese, al vertice del successo, anche
internazionale, nel 1884 fonda la rivista "La Natura".
I modelli sono le omonime riviste inglesi, francesi e tedesche. Ma dopo meno dì un anno l'editore Treves è costretto a chiudere la rivista con un bilancio fallimentare di un migliaio di lire al mese di perdita. La rivista chiude quando l'idea di una scienza per tutti raggiunge l'apice del successo e comincia un declino dalle molteplici ragioni. Dal nodo irrisolto dell'istruzione di base all'affievolirsi dell'Illuminismo riformista, dal mancato sviluppo industriale del Paese, dalla debolezza della nascente borghesia industriale e delle professioni al perdurante conflitto tra laici e cattolici, che investiva il terreno dell'istruzione e della scienza. Ragioni che solo in apparenza sembrano appartenere a un'epoca lontana.