RASSEGNA STAMPA

11 AGOSTO 2002
PAOLO ROSSI
Il «maestri» del sapere che sta nascosto

Esoterismo e magia esistono da senpre, non sono il contraltare del razionalismo

Come ogni parola che finisce in ismo il termine esoterismo ha una grande varietà di significati e copre, con un'unica etichetta, una grande varietà di atteggiamenti e di posizioni: astrologia, magia, alchimia, ermetismo, occultismo, spiritismo, credenze mitologiche eccetera.  In questo lavoro di divulgazione e di sintesi, Gerhard Wehr «Novecento occulto.  I grandi maestri dell'esoterismo contemporaneo», Neri Pozza Editore, Vicenza 2002, pagg. 300, £ 25,00) (che ha studiato l'esoterismo cristiano e ha pubblicato una monografia su Jung) traccia il ritratto intellettuale di undici fra i più noti e ammirati maestri dell'esoterismo contemporaneo, fra i quali Elena Blavatski,  Rudolf Steiner, Krishnamurti, Renè Guenon, Julius Evola, Carl Gustav Jung.

Tutti i maestri compresi nel volume, anche se si muovono a livelli culturali molto diversi, hanno alcune convinzioni in comune: 1) la civiltà occidentale non ha reso gli esseri umani felici o soltanto tali da sentirsi "a casa" al suo interno; 2) nel corso della storia sono andati perduti valori e dimensioni di vita: per esempio la capacità di esercitare un'influenza magica sul mondo o di comprendere miticamente il mondo; 3) l'epoca moderna è pertanto caratterizzata da un impoverimento spirituale che rende indispensabile un "ritorno" o un "ricupero" di qualcosa che è andato perduto; 4) il sapere autentico (non quello che viene definito "manipolativo", e "calcolatorio" della scienza) coincide con una realizzazione spirituale, con un'illuminazione o la rivelazione di una "scienza sacra"; 5) il sapere è di conseguenza per definizione "esoterico": non è per tutti, ma solo per gli eletti.

Il fatto che all'interno della cosiddetta "sinistra politica" si siano manifestare e si manifestino spiccate simpatie per esoterismo, occultismo e magia non toglie che i punti che ho sopra indicato come 3), 4) e 5) contengano qualcosa che appartiene non occasionalmente alla tradizione della cosiddetta "destra politica".  Come tutti i rimescolamenti che si verificano nella cultura, anche questo può muovere a sdegno, lasciare indifferenti o suscitare entusiasmi.  L'importante è non continuare a parlare come se il rimescolamento non ci fosse stato e, per esempio, far finta che non esista il punto sopra indicato come quinto.

Nella sua breve introduzione, Franco Volpi segnala molto opportunamente studi di importanza decisiva che l'autore (il quale sistematicamente cita solo autori esoterici) trascura del tutto, anche nella bibliografia.  Volpi, sia pure con cautela, aderisce alla diffusa tesi per la quale l'esoterismo sarebbe l'altra faccia dei razionalismo contemporaneo, il corrispettivo e la compensazione della sua unilateralità.  Questa tesi ha sempre suscitato in me una certa dose di stupefazione.  Come si fa a interpretare la presenza del magico (che ha una storia certo superiore ai diecimila anni) come un riflesso della presenza della scienza che ha poco più di trecento anni?

Come insegnava Emesto De Martino, un grande studioso del mondo magico, che, Wehr certo non ama e che Volpi penso abbia dimenticato di ricordare, la visione magica del mondo non è mai stata "sconfitta" dalla scienza, per le semplici ragioni che nel mondo delle idee non si danno sconfitte definitive, ma solo provvisorie, che le illusioni, come Freud sapeva, hanno futuri (spesso) radiosi.  E infine: quando mai la scienza ha pensato di far sentire gli uomini e le donne "a casa" nel mondo?  La scienza ha sempre e soltanto insegnato il contrario,  ha sempre inflitto ferite al narcisismo.
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