![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 AGOSTO 2002 |
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«Una predisposizione genetica
per i comportamenti antisociali? Bisogna provarlo e siamo molto lontani dal
farlo». Marcello Buiatti, professore di genetica all'Università di Firenze,
scuote la testa sentendo la notizia pubblicata oggi su Science. «Che io sappia,
lo studio parla solo di livelli di espressione dell'enzima MAOA e non entra nel
merito di geni. Invece una qualsiasi proteina, come il MAOA, possiede diverse
attività in funzione di molte cause e fattori. Per esempio, se un giorno sudo
ed un altro no, sarà perché un giorno fa caldo ed un altro un po' più fresco. I
miei geni sono rimasti uguali ma il livello di espressione dei geni che,
diciamo, mi fanno sudare, cambierà a seconda degli stimoli ambientali. Dire che
io geneticamente sudo non avrebbe senso».
Se c'è cautela sul fronte scientifico, altrettanta cautela, con un pizzico di
preoccupazione, si respira anche su quello etico. «Quest'approccio è una
ripresa in chiave genetica di certi antichi pensieri che si rifanno alle idee
di Cesare Lombroso», spiega Vittorio Mathieu, già professore di Filosofia
morale a Torino e membro del Comitato nazionale di bioetica. «Se Lombroso
etichettava le persone in criminali e normali, a seconda dei tratti del viso o
della forma della testa, ora si può pensare di farlo a seconda del genoma.
Certo, ormai è entrata definitivamente in crisi l'idea dell'assoluto libero
arbitrio dell'uomo, su cui si basa l'organizzazione della società. Ed è vero
che le colpe dei padri ricadono sui figli, perlomeno come eredità genetica. Ma
come discernere i due influssi che agiscono sul comportamento umano, quello
genetico e quello ambientale? La ricerca deve proseguire perché è importante
capire meglio, approfondire di più, ma mi auguro che a questo livello i
risultati di questo tipo non divengano la base di una nuova
giurisprudenza".