![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 LUGLIO 2002 |
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Cento anni
fa, il 28 luglio 1902, nasceva a Himmehof, nei pressi di Vienna, Karl Popper,
morto novantaduenne nel quartiere londinese di Kenley e noto, in particolare,
per i suoi testi di epistemologia, a partire da La logica della scoperta
scientifica (1934, ma con data 1935), in cui elabora il concetto di falsificabilità,
e per i suoi scritti di filosofia sociale, primo fra tutti La società aperta e
i suoi nemici , di dieci anni dopo. Erede del criticismo kantiano e... della
sua "umiltà di fronte alla vastità dei cieli", il filosofo di Vienna
sottolineava il persistente realismo di Kant, che non negava l'esistenza della
realtà, almeno come legittima supposizione della nostra mente ( noumeno
appunto) pur sostenendo che la conoscenza certa poteva riguardare solo i
"fenomeni", cio che della realtà "appare". Le conoscenze
per Popper sono scientifiche se possono essere "messe alla prova", se
sono "falsificabili", nella "ricerca senza fine" di quelle
che possono reggere alla prova ed offrire utili elementi di interpretazione
della realtà. Esse sono tali se è possibile dedurne conseguenze conseguenze
sottoponibili a controllo fattuale e a confutazione, anche se bisogna
riconoscere che una ipotesi metafisica oggi può diventare scientifica domani,
come, ad esempio, è stato per la teoria atomistica, metafisica ai tempi di Democrito
o di Epicuro, ma scientifica nel XX secolo, con Fermi o con Oppenheimer.
Ciò che vale
per le conoscenze scientifiche in generale, vale anche per le scienze sociali,
pure ammesse alla prova della falsificabilità. Una delle prime decise affermazioni
contenute nell'introduzione de La società aperta è che "le metafisiche
della storia impediscono l'applicazione dei metodi graduali della scienza ai
problemi della riforma sociale", per cui "possiamo diventare gli
artefici del nostro destino solo quando abbiamo cessato di posare a suoi
profeti". Quest'opera scritta in Nuova Zelanda, dove era emigrato nel
1937, prevedendo l'ingloriosa resa dell'Austria a Hitler dell'anno seguente, è
un'evidente protesta contro tutti i totalitarismi, non solo quello della "furia
tribale dell'ideologia nazista" - come scrive Vaclav Havel nella nuova
edizione, che dovrebbe uscire, con Armando, nel prossimo settembre - ma anche
contro il totalitarismo di ispirazione marxista, di cui fu uno dei più acuti e
tenaci critici.
Pur non
negando una scientificità originaria del marxismo, che aveva sì componenti
metafisiche, ma anche previsioni precise e capaci di confutazione, Popper
osservò come, per la non accettazione di oggettive confutazioni, tale dottrina
si ridusse a una "non-scienza", a un "sogno metafisico,
congiunto con una realtà crudele", con l'indebita e dogmatica
trasformazione di un fatto (l'eventuale influsso economico sugli eventi umani)
in entità metafisica ). "E' stato Platone - scrive Antiseri in quella
premessa - ad inquinare l'intera teoria politica dell'Occidente", ponendo
la domanda "Chi deve comandare?", a cui il filosofo rispose i
filosofi, e dietro a lui, altri rispose: i religiosi, i militari, i mgliori, i
tecnici... questo o quel ceto, o classe o razza. E' sviante la domanda, mentre
razionale è chiedersi: "Come possiamo organizzare le istituzioni politiche
in modo da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo
danno?". "E' questa - conclude Antiseri - la domanda sottesa alla
società aperta. Non chi deve comandare, ma come controllare chi comanda".
E' chiaro che riflessioni come queste possono offrire significativi contributi
anche per i problemi educativi, ben prima del suo famoso, ultimo scritto,
pubblicato in Italia da Reset nel 1994 Cattiva maestra televisione , dove lui,
paladino appassionato della libertà, giunse a chiedere la censura, osservando
che "il prezzo della libertà è l'eterna vigilanza" e che "una
democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la
televisione". Non è un caso che Popper sia stato per vari anni educatore,
che di bambini e ragazzi si sia a lungo occupato, anche come insegnante, prima
di lasciare l'Austria e di andare in Nuova Zelanda ad insegnare al Canterbury
University College di Christchurch, collaborando inoltre con Alfred Adler e la
sua Società di psicologia individuale.
Le stesse problematiche epistemologiche, sociologiche e linguistiche, del resto, hanno coinvolto direttamente le scienze dell'educazione, sia per l'assetto delle varie discipline e dei reciproci rapporti fra di esse, sia per le relazioni interpersonali e sociali fra allievi e docenti, fra ambiente scolastico e comunità sociale più vasta e mondo dei valori. Anche il tema della falsificabilità e della confutazione interessa la ricerca pedagogica, per la quale, infine, sono fondamentali i valori della continua e libera ricerca, del dubbio critico e costruttivo, della capacità di armonizzare la gioia di apprendere e scoprire con la serietà e severità degli studi.