RASSEGNA STAMPA

27 LUGLIO 2002
editoriale
Dal razionalismo critico alla democrazia

Ricorre domani, domenica, il centenario della nascita di Karl Raimund Popper, uno dei padri del razionalismo moderno. Il filosofo nacque infatti il 28 luglio 1902 a Vienna. Attratto negli anni '20 dalle idee socialiste, che poi abbandonerà, è ammesso, come assistente sociale, all'Istituto pedagogico di Vienna, da cui esce abilitato nel 1927. Sono anni in cui compie molte esperienze intellettuali (musica, fisica, matematica, politica) e lavora per un certo periodo presso la clinica di consulenza per l'infanzia di Alfred Adler. Nel 1928 si laurea in filosofia con lo psicologo Karl Bühler e l'anno seguente ottiene la qualifica di insegnante di matematica e fisica nelle scuole medie, dove insegnerà dal 1930 al 1936. Benché non fosse membro del Wiener Kreis, Popper intrattenne rapporti con Hans Hahn, Rudolf Carnap e Herbert Feigl, con Otto Neurath che aveva conosciuto nel Biennio Rosso (1919-20), e più tardi, con Kurt Gödel e Alfred Tarski. Dopo l'occupazione nazista dell'Austria, per la sua ascendenza ebraica, emigra in Nuova Zelanda, dove insegna, dal 1937 al 1945, al Canterbury University College di Christchurch. All'inizio del 1946 accetta il lettorato di logica e poi di metodologia alla London School of Economics dove, nel 1949, diventa professore ordinario e successivamente direttore del Dipartimento di Filosofia, che lascia, nel 1969, non senza aver formato numerosi allievi, tra cui Paul K. Feyerabend e Imre Lakatos che, pure, in futuro non gli risparmieranno le critiche. Negli anni '50 Popper ottiene numerosi riconoscimenti per la sua attività di ricerca: dalla nomina a membro della Royal Society sino all'investitura del titolo di baronetto nel 1965. E' scomparso nel 1994.

Alla base del "razionalismo critico" di Popper c'è il principio di "falsificabilità" che egli oppone a quello di "verificabilità" del neopositivismo viennese: nessuna teoria può essere fondata conclusivamente sull'esperienza (induzione), perché può sempre intervenire un dato osservativo che falsifica l'ipotesi scientifica. Ciò conduce, in ambito epistemologico, ad una concezione fallibilistica della ricerca scientifica e in ambito filosofico ad un nuovo criterio di demarcazione tra scienza e metafisica, per cui è scientifica un'asserzione suscettibile di "falsificazione" e metafisica un'asserzione che non lo è. Attirato dall'ideale socialista, Popper diviene presto scettico sul carattere scientifico del marxismo e sulla sua legittimità etica, interpretandolo come modello di "società chiusa", a cui oppone l'ideale liberale di una "società aperta", senza abbandonare l'idea di giustizia sociale e un certo ottimismo riformista.

Tra le sue opere principali, tradotte in italiano, ricordiamo: "Scienza e filosofia", Torino, 1969; "Logica della scoperta scientifica", Torino, 1970; "Congetture e confutazioni", Bologna, 1972; "La società aperta e i suoi nemici", 2 voll., Roma, 1973; "Miseria dello storicismo", Milano, 1975; "Rivoluzione o riforme?" (dibattito con Marcuse), Roma 1983; "La lezione di questo secolo", Venezia, 1992. Recentemente la Marsilio ha ristampato il celebre e discusso pamphlet "Cattiva maestra televisione" con una lunga introduzione di Giancarlo Bosetti. Da segnalare infine il libro-intervista pubblicato da Casagrande nel 1990: "La scienza e la storia sul filo dei ricordi", a cura di Guido Ferrari..
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