RASSEGNA STAMPA

24 LUGLIO 2002
ROBERTO FINESCHI
Un "Capitale" ancora pieno di sorprese

Il valore dei prezzi Un volume curato dal gruppo di ricerca Cestes-Proteo ripercorre la discussione attorno all'analisi marxiana sulla formazione dei prezzi. Dalla critica di Böhm-Bawerk ai recenti tentativi di una lettura coerente del pensiero economico di Karl Marx

La riflessione teorica di Marx non ha perso d'importanza. Questo è quanto emerge da una lettura delle pubblicazioni del "Laboratorio per la Critica Sociale" del Cestes-Proteo. Nella "Collana sapere critico", con il titolo "Un vecchio falso problema. La trasformazione del valore in prezzi nel Capitale di Marx", a cura di Luciano Vasapollo (MediaPrint, Roma, pp. 190, 16,00), è apparso recentemente il primo dei tre volumi al momento previsti, mentre gli altri due ("MEGA2: Marx ritrovato", a cura di A. Mazzone, e "Karl Marx e la trasformazione del plusvalore in profitto", a cura di G. Gattei) sono in corso di pubblicazione. Il volume appena uscito è dedicato alla "trasformazione", problema per antonomasia dell'esegesi marxiana, su cui si è iniziato a polemizzare ancor prima che uscisse il terzo libro del Capitale. A partire da Achille Loria, che addirittura sostenne la non esistenza del terzo libro, per poi passare alle critiche tradizionali di Böhm-Bawerk e Borkiewicz, la questione ha tenuto banco per oltre un secolo, in una tenzone al contempo teorica e politica; la sostenuta invalidità teorica, nelle intenzioni dei critici, aveva funzione di sbarramento: coloro che intendessero agire sulla base di siffatta incoerente concezione diventavano automaticamente un gruppo di velleitari scalmanati. Le soluzioni post-sraffiane si sono proposte come via di mezzo fra critica e recupero di Marx, rianimando il dibattito negli ultimi quarant'anni.

La tesi di fondo di questi diversi approcci è che la teoria del valore di Marx sia sostanzialmente incoerente; mentre i primi, però, con questa incoerenza intendono inficiare tutto, parte di coloro che si ispirano a Sraffa, pur abbandonando la teoria del valore, credono di poter salvare gli elementi essenziali guadagnati con Marx (fra cui, il conflitto di classe legato al particolare rapporto salario-profitto). In reazione a questo tipo di approcci sono emerse negli ultimi venti anni diverse impostazioni fra le quali se ne segnalano due: la cosiddetta "New Solution", legata ai nomi di Duménil e Foley, e la cosiddetta "Temporal Single System Interpretation" (Tssi), legata ai nomi (sempre in ordine alfabetico) di Carchedi, Freeman, Giussani, Klimax e Ramos; di quest'ultima il volume qui recensito dà finalmente testimonianza in italiano.

Un'esposizione organica delle posizioni di questi autori fu vergata nel volume a cura di Carchedi e Freeman apparso nel 1996 in Gran Bretagna col titolo "Marx and Non-Equilibrium Economics" presso Edward Elgar. La pubblicazione italiana riprende i temi là esposti in una versione che, pur mantenendo il necessario tono scientifico, si sforza di esporre l'argomento in modo piano e comprensibile. In questa prospettiva l'introduzione di Vasapollo cerca di spianare la strada anche al lettore meno esperto di questioni marxologiche, schizzando da una parte l'approccio tradizionale allo sviluppo teorico che si ha da Smith a Marx attraverso Ricardo, dall'altra mostrando come certe questioni teoriche non siano poi così estranee alla dimensione politica.

Di solito, nel riesporre la teoria di Marx, si procede nel modo seguente: Marx, per calcolare i prezzi di produzione, somma al valore del capitale costante, il capitale variabile ed il profitto medio. I primi due sono dei dati, il terzo elemento lo si calcola facendo la media dei diversi saggi del profitto dei diversi capitali (saggi che differiscono fra loro perché capitali con diversa composizione organica hanno profitti differenti). Allora il prezzo di produzione non esprime il valore contenuto, perché col profitto medio esso si è ridistribuito fra tutti i capitali, quindi solo nella somma complessiva il profitto complessivo eguaglia il plusvalore complessivo.

A questo punto la critica tradizionale fa semplicemente notare (evidenziando come lo stesso Marx lo faccia, anche se di passaggio) che anche nel valore del capitale costante e del capitale variabile è da considerare questa discrepanza fra valore effettivo e prezzo di produzione. Stando così le cose però, per calcolare i prezzi di produzione non è più possibile prendere i costi costanti e variabili e sommarli col profitto medio per avere il prezzo di produzione, perché anche lì c'è il profitto medio: ossia per conoscere il profitto medio bisogna già conoscere il profitto medio. Da questa impasse si esce con un sistema di equazioni in cui simultaneamente si stabiliscono prezzi e profitto medio; così facendo però si ridefiniscono i prezzi ed il profitto a prescindere dal tempo di lavoro; plusvalore e profitto sono uguali così solo in casi particolari (se il capitale costante è uguale a zero o se i capitali sono di identica composizione organica). Si è poi visto che così procedendo il valore diventava ridondante come misura, in quanto il sistema funziona perfettamente anche utilizzando delle quantità naturali.

La "Tssi" solleva due critiche sostanziali. Vediamo la prima. La non coincidenza fra le grandezze di inputs ed outputs è un "errore" solo se si pretende che queste quantità debbano coincidere; in questo approccio si contesta la legittimità di questa pretesa, ossia si sostiene che non ha senso valutare i prezzi attuali sui costi che le merci avevano al momento in cui sono state acquistate, essendo il valore attuale quello economicamente significativo (nel frattempo potrebbe, ad esempio, essere cambiata la produttività del lavoro). La simultaneità del calcolo, pretesa in tutte le critiche tradizionali, agli occhi di questi autori è un'eredità marginalistica, che deforma l'impostazione marxiana in un'ottica di equilibrio che Marx nega costantemente. Non si può così parlare di incoerenza perché che inputs e outputs non coincidano è la cosa più normale che possa succedere, visto che fra l'acquisto dei primi e la produzione dei secondi passa del "tempo"; i due momenti appartengono a momenti sistematici diversi (diciamo che sono due momenti "diacronicamente" distinti). Quanto detto spiega il termine "temporal" nella denominazione dell'approccio che è di fatto "non-" o addirittura "anti-simultaneista" (il simultaneismo può restare valido, ma per così dire sincronicamente, non diacronicamente).

La seconda questione riguarda l'esistenza in Marx di due "sistemi", in ciascuno dei quali la misurazione delle grandezze avviene sulla base di diversi metri, rispettivamente in valori e in prezzi. Nel passaggio dal sistema "valore" al sistema "prezzo", la critica tradizionale vede l'incoerenza di cui sopra e quindi la contraddizione fra il primo ed il terzo libro del Capitale. Nella "Tssi" si mostra invece che i prezzi ci sono tanto prima quanto dopo, ossia che non esiste un sistema in cui le misurazioni vengono realizzate ai valori ed un altro in cui vengono realizzate ai prezzi, ma che in entrambi i sistemi ci sono entrambi i metri che funzionano alla stessa maniera, non essendo altro il prezzo che il modo in cui il valore si manifesta. Stando così le cose, se ne deduce che in realtà non ci sono due sistemi, ma uno solo, in cui esiste un rapporto dialettico fra le due "misure". Questo spiega il "single system" della denominazione.

Poggiando su queste due differenze di fondo, gli autori tirano alcune conseguenze sulla teoria di Marx e sulle interpretazioni classiche, che qui naturalmente non è possibile riproporre. In estrema sintesi, in base a questa diversa impostazione è, a loro parere, possibile superare tutte le critiche tradizionali e mostrare la consistenza della teoria marxiana.

Gli stimolanti spunti offerti da questa interpretazione meritano sicuramente l'interesse dello studioso italiano, ma anche del lettore non specialistico o del militante politico che con questa pubblicazione ha un'importante chance per entrare nel mondo rarefatto, ma decisivo della marxologia.
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