![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 LUGLIO 2002 |
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Il valore dei prezzi Un volume curato dal gruppo di ricerca
Cestes-Proteo ripercorre la discussione attorno all'analisi marxiana sulla
formazione dei prezzi. Dalla critica di Böhm-Bawerk ai recenti tentativi di una
lettura coerente del pensiero economico di Karl Marx
La
riflessione teorica di Marx non ha perso d'importanza. Questo è quanto emerge
da una lettura delle pubblicazioni del "Laboratorio per la Critica
Sociale" del Cestes-Proteo. Nella "Collana sapere critico", con
il titolo "Un vecchio falso problema. La trasformazione del valore in
prezzi nel Capitale di Marx", a cura di Luciano Vasapollo (MediaPrint,
Roma, pp. 190, 16,00), è apparso recentemente il primo dei tre volumi al
momento previsti, mentre gli altri due ("MEGA2: Marx ritrovato", a
cura di A. Mazzone, e "Karl Marx e la trasformazione del plusvalore in
profitto", a cura di G. Gattei) sono in corso di pubblicazione. Il
volume appena uscito è dedicato alla "trasformazione", problema per
antonomasia dell'esegesi marxiana, su cui si è iniziato a polemizzare ancor
prima che uscisse il terzo libro del Capitale. A partire da Achille Loria, che
addirittura sostenne la non esistenza del terzo libro, per poi passare alle
critiche tradizionali di Böhm-Bawerk e Borkiewicz, la questione ha tenuto
banco per oltre un secolo, in una tenzone al contempo teorica e politica; la
sostenuta invalidità teorica, nelle intenzioni dei critici, aveva funzione di
sbarramento: coloro che intendessero agire sulla base di siffatta incoerente
concezione diventavano automaticamente un gruppo di velleitari scalmanati. Le
soluzioni post-sraffiane si sono proposte come via di mezzo fra critica e
recupero di Marx, rianimando il dibattito negli ultimi quarant'anni.
La tesi di
fondo di questi diversi approcci è che la teoria del valore di Marx sia
sostanzialmente incoerente; mentre i primi, però, con questa incoerenza
intendono inficiare tutto, parte di coloro che si ispirano a Sraffa, pur
abbandonando la teoria del valore, credono di poter salvare gli elementi
essenziali guadagnati con Marx (fra cui, il conflitto di classe legato al
particolare rapporto salario-profitto). In reazione a questo tipo di approcci
sono emerse negli ultimi venti anni diverse impostazioni fra le quali se ne
segnalano due: la cosiddetta "New Solution", legata ai nomi di
Duménil e Foley, e la cosiddetta "Temporal Single System Interpretation"
(Tssi), legata ai nomi (sempre in ordine alfabetico) di Carchedi, Freeman,
Giussani, Klimax e Ramos; di quest'ultima il volume qui recensito dà
finalmente testimonianza in italiano.
Un'esposizione
organica delle posizioni di questi autori fu vergata nel volume a cura di
Carchedi e Freeman apparso nel 1996 in Gran Bretagna col titolo "Marx
and Non-Equilibrium Economics" presso Edward Elgar. La pubblicazione
italiana riprende i temi là esposti in una versione che, pur mantenendo il
necessario tono scientifico, si sforza di esporre l'argomento in modo piano e
comprensibile. In questa prospettiva l'introduzione di Vasapollo cerca di
spianare la strada anche al lettore meno esperto di questioni marxologiche,
schizzando da una parte l'approccio tradizionale allo sviluppo teorico che si
ha da Smith a Marx attraverso Ricardo, dall'altra mostrando come certe
questioni teoriche non siano poi così estranee alla dimensione politica.
Di solito,
nel riesporre la teoria di Marx, si procede nel modo seguente: Marx, per
calcolare i prezzi di produzione, somma al valore del capitale costante, il
capitale variabile ed il profitto medio. I primi due sono dei dati, il terzo
elemento lo si calcola facendo la media dei diversi saggi del profitto dei
diversi capitali (saggi che differiscono fra loro perché capitali con diversa
composizione organica hanno profitti differenti). Allora il prezzo di
produzione non esprime il valore contenuto, perché col profitto medio esso si è
ridistribuito fra tutti i capitali, quindi solo nella somma complessiva il
profitto complessivo eguaglia il plusvalore complessivo.
A questo
punto la critica tradizionale fa semplicemente notare (evidenziando come lo
stesso Marx lo faccia, anche se di passaggio) che anche nel valore del capitale
costante e del capitale variabile è da considerare questa discrepanza fra
valore effettivo e prezzo di produzione. Stando così le cose però, per
calcolare i prezzi di produzione non è più possibile prendere i costi costanti
e variabili e sommarli col profitto medio per avere il prezzo di produzione,
perché anche lì c'è il profitto medio: ossia per conoscere il profitto medio
bisogna già conoscere il profitto medio. Da questa impasse si esce con un
sistema di equazioni in cui simultaneamente si stabiliscono prezzi e profitto
medio; così facendo però si ridefiniscono i prezzi ed il profitto a prescindere
dal tempo di lavoro; plusvalore e profitto sono uguali così solo in casi
particolari (se il capitale costante è uguale a zero o se i capitali sono di
identica composizione organica). Si è poi visto che così procedendo il valore
diventava ridondante come misura, in quanto il sistema funziona perfettamente
anche utilizzando delle quantità naturali.
La
"Tssi" solleva due critiche sostanziali. Vediamo la prima. La non
coincidenza fra le grandezze di inputs ed outputs è un "errore" solo
se si pretende che queste quantità debbano coincidere; in questo approccio si
contesta la legittimità di questa pretesa, ossia si sostiene che non ha senso
valutare i prezzi attuali sui costi che le merci avevano al momento in cui sono
state acquistate, essendo il valore attuale quello economicamente significativo
(nel frattempo potrebbe, ad esempio, essere cambiata la produttività del
lavoro). La simultaneità del calcolo, pretesa in tutte le critiche
tradizionali, agli occhi di questi autori è un'eredità marginalistica, che
deforma l'impostazione marxiana in un'ottica di equilibrio che Marx nega
costantemente. Non si può così parlare di incoerenza perché che inputs e
outputs non coincidano è la cosa più normale che possa succedere, visto che fra
l'acquisto dei primi e la produzione dei secondi passa del "tempo"; i
due momenti appartengono a momenti sistematici diversi (diciamo che sono due
momenti "diacronicamente" distinti). Quanto detto spiega il termine
"temporal" nella denominazione dell'approccio che è di fatto
"non-" o addirittura "anti-simultaneista" (il simultaneismo
può restare valido, ma per così dire sincronicamente, non diacronicamente).
La seconda
questione riguarda l'esistenza in Marx di due "sistemi", in ciascuno
dei quali la misurazione delle grandezze avviene sulla base di diversi metri,
rispettivamente in valori e in prezzi. Nel passaggio dal sistema
"valore" al sistema "prezzo", la critica tradizionale vede
l'incoerenza di cui sopra e quindi la contraddizione fra il primo ed il terzo
libro del Capitale. Nella "Tssi" si mostra invece che i prezzi ci
sono tanto prima quanto dopo, ossia che non esiste un sistema in cui le
misurazioni vengono realizzate ai valori ed un altro in cui vengono realizzate
ai prezzi, ma che in entrambi i sistemi ci sono entrambi i metri che funzionano
alla stessa maniera, non essendo altro il prezzo che il modo in cui il valore
si manifesta. Stando così le cose, se ne deduce che in realtà non ci sono due
sistemi, ma uno solo, in cui esiste un rapporto dialettico fra le due
"misure". Questo spiega il "single system" della
denominazione.
Poggiando su
queste due differenze di fondo, gli autori tirano alcune conseguenze sulla
teoria di Marx e sulle interpretazioni classiche, che qui naturalmente non è
possibile riproporre. In estrema sintesi, in base a questa diversa impostazione
è, a loro parere, possibile superare tutte le critiche tradizionali e mostrare
la consistenza della teoria marxiana.
Gli stimolanti spunti offerti da questa interpretazione meritano sicuramente l'interesse dello studioso italiano, ma anche del lettore non specialistico o del militante politico che con questa pubblicazione ha un'importante chance per entrare nel mondo rarefatto, ma decisivo della marxologia.