![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 LUGLIO 2002 |
|
D´AGOSTINO: IN ITALIA LA LEGISLAZIONE SU QUESTA MATERIA E´ ANCORA
MOLTO CARENTE
Il presidente del Comitato di Bioetica: questi errori sono la
dimostrazione
Lo scambio di provette è il fantasma che si aggira nei centri di fecondazione assistita, la paura numero uno di chi ci lavora e delle coppie che cercano aiuto per avere un figlio. Ma non solo: "La possibilità di errori come quello avvenuto in Inghilterra devono farci riflettere molto sulla procreazione assistita", sostiene Francesco D’Agostino, presidente del comitato di bioetica. E aggiunge: "E´ una manipolazione biologica". Servono più controlli? Per D´Agostino il discorso è più ampio: "La possibilità di errori simili è la prova del carattere manipolatorio di queste pratiche. La notizia ha un´importante valenza etica e deve far riflettere". Il bambino nato in provetta e rifiutato si ritroverebbe "figlio di nessuno". "Già dice D´Agostino - perché si tratterebbe di un problema ancora più grave di uno scambio in culla. In quel caso comunque il bambino i genitori li ha, ci si può risalire. Con la fecondazione assistita il bambino si ritrova sicuramente senza padre, che può rifiutarlo, e forse anche senza madre". La legislazione italiana poi, su questo argomento, è carentissima. "C´è ora un disegno di legge che sarà discusso alla Camera - dice D´Agostino -. E´ molto garantista, ma non perchè prevede controlli rigidi, limita molto le pratiche. Comunque un caso come quello inglese, in questo momento, non "avrebbe" leggi per indicare come gestirlo. La giurisdizione italiana prevede che la donna che partorisce il bambino sia automaticamente la madre, niente altro. Bisogna riflettere sulla gravità etica della questione". E sui controlli, che sono un problema, anche in Italia. "Sono rigidissimi, ma il pericolo dell´errore non si può mai escludere al 100 per cento" ammette Elisabetta Porcu, responsabile del centro di fecondazione e procreazione assistita dell'università di Bologna. Tappi colorati per le provette, registri e frasi di rito sono le strategie per non sbagliare. Le provette così si muovono dentro i centri con un percorso blindato, regolato da procedure rigidissime che prevedono controlli in ogni fase e un doppio sistema di sicurezza, con accurate etichettature delle provette e registrazione delle fasi, per ridurre al minimo il rischio che tuttavia non potrà essere eliminato mai del tutto. "L'errore umano non può essere annullato, solo ridotto - ha spiegato Porcu - e anche se l'intera procedura fosse affidata al computer non si potrebbe escludere uno scambio di provette". Per questo i centri hanno stabilito con cura tutta una serie di tappe che permettono ai medici di rassicurare le coppie che vogliono diventare genitori che si tratta proprio del loro figlio. Ecco le norme di sicurezza applicate nei centri. La prima fase è il prelievo degli ovuli che vengono raccolti con un ago sottilissimo: ne viene raccolto uno alla volta e messo in una provetta, sottilissima e chiamata paillette, che riporta il nome della donna. Nel frattempo viene raccolto il seme del compagno in una provetta con il doppio nome dell'uomo e della donna. Tappi delle stesso colore vengono utilizzati per tutte le provette di ogni coppia. Quando il seme è pronto viene fatto incontrare con l'ovulo per la formazione dell'embrione. La seconda fase prevede il passaggio nell'incubatore dell'embrione che viene conservato in una piastra. L'ultima fase è quella del trasferimento dell'embrione alla donna. Forse in questo momento il rischio aumenta ma proprio per questo i medici utilizzano una sorta di cerimoniale per garantire che il passaggio dell'embrione giusto avvenga alla donna giusta. "Questo è l'embrione della signora Maria Rossi - spiega così il medico di fronte alla donna alla quale chiede poi - lei è la signora Maria Rossi?". È una frase di rito che viene fatta anche quando la paziente e il medico si conoscono bene e che viene ripetuta anche di fronte al biologo. Quando si procede poi alla congelamento, ha aggiunto Porcu, le provette della coppia vengono separate in diversi contenitori, anch'essi etichettati.