RASSEGNA STAMPA

7 LUGLIO 2002
PIER LUIGI BARROTTA
La società aperta per socialisti e conservatori

Popper non amava tenersi informato sulle vicende politiche.  Nonostante negli ultimi tempi avesse espresso giudizi sprezzanti sulla televisione, ammise con candore di non possedere una televisione in casa.  A giustificazione del fatto, egli sostenne che se una cosa era veramente importante ne sarebbe venuto ugualmente a conoscenza!  Un episodio è particolarmente rivelatore del suo atteggiamento verso la politica.  Nella sua monumentale biografia su Popper, Hacohen racconta che Popper non conosceva il significato politico che aveva oramai acquisito il termine «Terzo Mondo».  Informato da alcuni amici, egli decise di chiamare «Mondo 3» i contenuti del pensiero, secondo i criteri della famosa teoria ontologica popperiana dei tre mondi.

E' veramente sorprendente che un pensatore con queste caratteristiche psicologiche possa essere stato apprezzato e ammirato, con attestati di amicizia personale, da così tanti politici, dall'ex Cancelliere tedesco, il socialdemocratico Helmut Schimdt, all'ex premier britannico, la conservatrice Margaret Thatcher.  Oggi si conclude a Vienna un importante congresso internazionale, organizzato in occasione del centenario della nascita di Popper.  Non è un caso che le conclusioni siano state lasciate a due filosofi impegnati in politica: Bryan

Magee e il nostro Presidente del Senato, Marcello Pera.  C'è da chiedersi quali siano le ragioni di tanto interesse verso un filosofo della scienza, il quale, oltretutto, si è occupato di filosofia politica in tempi oramai lontani.  Come osserva giustamente Shearmur, assistente di Popper alla London School, La società aperta è stata scritta in un'epoca così diversa dalla nostra che è necessario fare un notevole sforzo intellettuale per capirne i problemi.

Ciò rafforza la legittimità della domanda.  Perché Popper è oggi politicamente così attuale e discusso?  Di per sé, la filosofia politica di Popper non è né conservatrice (sebbene molti la avvicinino alla Nuova Destra) né socialdemocratica (nonostante la legittimità degli sforzi di Bryan Magee di interpretarla in questo senso).  Anche se, negli ultimi anni della sua vita, Popper manifestò apertamente simpatie conservatrici, egli non sconfessò mai coloro che vedevano nella sua opera filosofica la miglior fondazione dei socialismo democratico.  La compatibilità con il conservatorismo e la socialdemocrazia, tuttavia, non rende la filosofia popperiana priva di contenuti politici attuali.  Dalla sua filosofia si possono ricavare tuttora conclusioni persino provocatorie, cosa che lo stesso Popper si incaricò sino alla fine di fare.  Cito, a mo' di esempio, la sua difesa di una certa dose di "paternalismo", termine storicamente aborrito dai liberali, da Locke a Kant.  L'ultimo Popper non si prese mai cura di sviluppare in modo sistematico le sue provocazioni, ma è indubbio che esse fossero il frutto di una riflessione che si collegava ai suoi più famosi e sistematici scritti politici, rivedendoli alla luce delle nuove sfide che la società aperta deve affrontare.

Troviamo qui, credo, la risposta alla nostra domanda.  Nella filosofia di Popper sia i conservatori sia i socialisti democratici hanno trovato una cornice intellettuale con cui chiarire e affrontare i loro problemi.  Una buona esemplificazione di questa capacità della filosofia di Popper è data dagli scritti di Shearmur (per la Nuova Destra) e di Hacohen (per il socialismo).  E' veramente notevole che un approccio filosofico riesca a unire posizioni così diverse senza con ciò stesso svuotarsi di contenuti. Non dovrebbe dunque sorprendere la sua attualità e le ricorrenti discussioni sulla sua eredità politica.

Il pregio della sua eredità politica risiede anche in questa ambivalenza.  Attraverso lo studio della sua filosofia è possibile migliorare il dialogo tra posizioni politiche e di valore reciprocamente distanti.  A otto anni dalla sua scomparsa credo che questa osservazione, oltre a giustificare la sua attualità, renda un implicito omaggio a un filosofo che del dialogo e della discussione critica ha sempre fatto il centro della sua riflessione.
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vedi anche
Filosofia (e) politica