![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 LUGLIO 2002 |
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Nel corso di perfezionamento della Bocconi dedicato alla strategie
aziendali in grande evidenza i temi della trasparenza, della responsabilità e della
corporate governance. Una lunga tradizione
Gli scandali
a ripetizione che stanno squassando le borse mondiali, la crisi di fiducia di
investitori e risparmiatori sulla correttezza, trasparenza e infine sulla
veridicità dei bilancio aziendali stanno portando in primo piano la necessita
di rimettere con forza l'accento sui valori etici del mondo degli affari. Il
terremoto si sta abbattendo sia sul mondo della formazione che su quello delle
categorie professionali coinvolte: dai broker agli analisti finanziari, dai
banchieri di investimento ai consulenti aziendali. Le categorie professionali
pensano soprattutto, in questa fase, a tamponare l'emergenza e la crisi di
credibilità rivedendo i sistemi di accesso alle professioni, pensando, anche
nel mondo anglosassone, a riformare quelli che fino ad oggi sono stati dei meri
elenchi burocratici in veri e propri albi. Chi sta pensando a strategie di più
ampio respiro è invece il mondo della formazione universitaria e post laurea.
Alla London
Business School stanno pensando di rafforzare fin dal prossimo anno le
tematiche relative alla redazione dei bilanci e alle loro implicazioni
giuridiche. Altri atenei, come quello di Reading, hanno in programma
l'introduzione nelle facoltà economiche di temi relativi all'etica e ai
conflitti di interesse.
In Italia,
questa volta, l'input non arriva dall'estero (e tantomeno, in questo caso, dal
mondo anglosassone): ad ottobre prossimo la nuova edizione del master in
Strategia Aziendale della Bocconi parte con un programma in cui lo spazio
dedicato ai temi della trasparenza, della corporate governance e della
responsabilità delle imprese è stato messo in ancora maggiore evidenza. Il
programma sta per essere presentato in questi giorni ma è stato messo a punto
da tempo. I temi etici, d'altra parte, non sono una novità per Bocconi.
"Abbiamo una tradizione nell'etica di impresa che risale almeno agli anni
60, con Carlo Masini e ora con Vittorio Coda spiega Carlo Alberto Carnevale
Maffè, coordinatore del master in strategia aziendale di Bocconi E' proprio in
virtù di questa lunga tradizione di ricerca e di elaborazione su questi temi
che abbiamo deciso che il luogo migliore per trasmetterli è un master in
strategia aziendale. Un master perché ci rivolgiamo così a dei neolaureati che
hanno già delle solide basi economiche; ma sono al tempo stesso dei giovani che
ricevono in una fase cruciale della loro formazione dei valori fondamentali:
primo tra tutti il fatto che senza etica e senza un sistema di valori condivisi
non c'è capitalismo. Per questo dunque la collocazione in un corso di
"strategia aziendale", quindi nel cuore dell'impresa, lì dove si
elaborano le scelte che hanno a che fare con la vita stessa di
un'azienda".
Che l'etica
sia una questione vitale e non un valore astratto è testimoniato anche dai
risultati di un sondaggio condotto in Francia tra i dirigenti delle piccole e
medie imprese e pubblicato di recente sulla Tribune. Ne emerge che per il 45%
degli intervistati le frodi aziendali sono dovute alla mancanza di etica da parte
dei manager. E che questo provoca danni sensibili al giro d'affari: l'85% dei
dirigenti di piccole e medie imprese che hanno risposto al sondaggio ha
affermato che avrebbe interrotto le relazioni d'affari con imprese coinvolte in
episodi di frode; percentuale che sale al 90% nel settore dei servizi.
La
correttezza degli affari non può però limitarsi agli effetti negativi prodotti
dalla sua mancanza. E in questo è da sottolineare una differenza sostanziale
nella cultura del business da una parte all'altra dell'Atlantico. Una
differenza che si rileva a partire dalla differente accezione del termine
"strategia" quando è riferito alle attività di un'impresa.
"Negli Stati Uniti il termine strategia mantiene una accezione militaresca spiega ancora Carnevale Maffè parla di competizione, di confronti vissuti come battaglie. Da noi invece, la strategia ha a che fare con l'equilibrio che deve essere raggiunto tra gli obiettivi economici e i valori di fondo di un'impresa. Il successo economico non deve portare all'esclusione dal contesto sociale. In altri termini, un'impresa non è solo il luogo di creazione di valore economico, non serve solo a produrre soldi, In Europa, e in Italia in particolare c'è una lunga tradizione in tal senso, l'impresa ha anche una responsabilità istituzionale, deve "creare valore" ma deve anche creare "valori". E proprio in questo secondo aspetto gli anni 80 e 90 hanno portato profondi sconvolgimenti. Per molti di questi anni, purtroppo, in giro per il mondo sono state addestrate truppe di lanzichenecchi con un unico obiettivo: creare valore, nel senso di denaro, e fuggire. E' ora che il capitalismo ricominci a riflettere su se stesso, cosa che non ha fatto negli ultimi 20 anni. E quello che vogliamo insegnare ai giovani che seguiranno il nostro master è che il mercato ha bisogno di regole, intese come espressione di valori condivisi. Senza questi valori non si va da nessuna parte".