![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 GIUGNO 2002 |
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Nell'aprile
1836 il Southern Literary Journal di Richmond, in Virginia, pubblicò un lungo
articolo in cui Edgar Allan Poe sottoponeva ad esame analitico un automa
straordinario che giocava a scacchi senza intervento palese dell'uomo.
"Molti uomini di genio e di grande acutezza, scriveva Poe, non hanno
esitato a definire questo automa una pura macchina. Se così fosse, si
tratterebbe dell'invenzione più straordinaria del genere umano."
Il sogno di
costruire un meccanismo capace di giocare a scacchi sembrò attuarsi nel 1769,
quando il barone e ingegnere ungherese Wolfgang von Kempelen presentò alla
corte di Maria Teresa d'Austria un "automa scacchista". Vestito alla
turca, capace di giocare (e vincere) movendo i pezzi con il braccio sinistro,
il Turco di von Kempelen si esibì in Russia, a Parigi e a Londra, suscitando
stupore ed entusiasmo. Acquistato dopo la morte del barone da Johann Maelzel,
continuò la sua tournée in tutta Europa e, nel 1825, sbarcò negli Stati Uniti.
Il Turco stava seduto dietro una specie di canterano che lo nascondeva dalla
vita in giù. Prima dell'esibizione, Maelzel apriva gli sportelli anteriori e
posteriori del canterano per dissipare il dubbio che vi si celasse una persona.
Ma Poe analizzò la successione delle aperture e chiusure, dimostrando che un
uomo avrebbe potuto nascondersi nel mobile.
Lo scrittore
americano esaminò poi come l'automa muoveva il braccio, roteava gli occhi e spostava
i pezzi, e concluse che di fatto nell'armadio si celava uno scacchista
provetto. In seguito, pieno di debiti, Maelzel fu costretto a vendere l'automa
a un certo Mr. Ohl, che a sua volta lo cedette al museo di Filadelfia. Il Turco
fu distrutto dall'incendio che devastò la città il 5 luglio 1854. Che cosa
c'insegna questa storia? Diciamo che un computer è "intelligente" se
sul suo schermo compaiono segni che giudicheremmo intelligenti se fossero opera
di un essere umano. Ma dietro lo schermo c'è una macchina o un uomo? Da una
parte ci sono gli entusiasti dell'intelligenza artificiale (Poe li definirebbe
creduloni), convinti che la macchina si comporti in modo autonomo: il Turco (o
il suo discendente Deep Blue, che ha sconfitto Kasparov) gioca davvero a scacchi
senza intervento umano e, siccome non si tratta di un gioco deterministico come
un'operazione aritmetica, manifesta iniziativa e capacità di decisione. Insomma
il computer è intelligente.
Dall'altra
parte ci sono gli scettici, per i quali la macchina non fa altro che eseguire
un programma che le è stato assegnato dall'uomo. Per costoro è come se
all'interno del calcolatore si nascondesse un essere umano, o almeno il suo
fantasma sotto forma di algoritmo. La macchina sarebbe solo un prolungamento della
nostra mente: il senso delle sue operazioni starebbe sempre nell'uomo.
In questa seconda prospettiva, che condivido, uomo e macchina non si possono separare. Essi costituiscono un simbionte cognitivo, dotato di proprietà inedite: senza il computer l'uomo è menomato, ma senza l'uomo il computer è inerte. Chi sostiene l'autonomia delle macchine, invece, tende ad assimilare il computer all'uomo (e l'uomo al computer).