![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 25 GIUGNO 2002 |
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Il diritto è una scienza eminentemente
pratica e, come tale, portata a seguire i dati offerti dalla realtà, i processi
culturali e scientifici che si vanno consolidando, per elaborarli teoricamente
e poi regolamentarli. Le soluzioni legislative finiscono quindi con il
conformarsi ai progressi scientifici, nei limiti però dei valori - in quel
tempo - incarnati nell'ordinamento giuridico. Va precisato, però, che i
rapporti tra il diritto e la scienza, tra il diritto e la morale non affidano
al primo un ruolo meramente ricognitivo dei risultati della scienza o della
morale appunto perché ha l'ulteriore compito di verificare se le proposte siano
compatibili con il sistema dei valori. In tale cornice, vanno inquadrati i
rapporti tra la bioetica e il diritto.
Da liberale
non mi resta che manifestare la mia profonda e meditata contrarietà al
provvedimento approvato dalla Camera sulla "fecondazione medicalmente
assistita" che non regola ma obbliga, stabilendo comandi e divieti validi
sul piano di ordine religioso e morale. Questo divieto significa non operare
per la vita, ma contro la vita. La maternità è una conquista spesso molto
difficoltosa, fatta di sofferenze che richiedono la solidarietà del partner,
dell'"altro" con il quale si vive o si convive insomma di persone che
si amano e che perciò superano anche vecchie concezioni e arcaici pregiudizi.
Sentimenti questi che possono porre, di fronte al desiderio della donna di
vedere la propria continuazione nella realtà di un figlio tenuto nel proprio
grembo, una barriera inammissibile se questa aspirazione venisse vietata,
inciderebbe profondamente su un diritto naturale che congiunge la libertà con
la volontà del cittadino.
Questo
figlio desiderato dalla donna e da chi le sta accanto, voluto se non si ha
famiglia, con i propri sentimenti, sono un atto di amore di una libertà che si
attua, di un desiderio che si realizza, di un sogno che si coglie. Credo che
dire e pensare questo non possa essere considerato un atto che possa dividere i
guelfi dai ghibellini, i "liberali" da altri, che liberali non sono.
Se uno ha questi sentimenti, li ha, se non li ha, non li può vietare a quelli
che li hanno. Il problema non è quello di stabilire un argine, un muro alla
libertà dell'uomo e della donna di essere come vogliono.
Ho sentito
dire che lo Stato dovrebbe ingerirsi nella realtà sessuale in modo tale che
essa corrisponda ad una visione non so se religiosa o bigotta, che è molto
peggio. Credo che questa sia la visione di uno Stato che non ha nemmeno la
possibilità di definirsi etico, ma invasivo.
Ho sentito
parlare di "egoismo" e di "edonismo". Mi domando cosa ci
sia di meno egoistico e di meno edonistico della volontà di mettere al mondo
una persona, nonostante le difficoltà fisiologiche, superando con l'aiuto della
scienza, le barriere della sterilità.
Proprio per questo ciò è tanto meno edonistico di ciò che, diversamente si coglie, invece, come il frutto di un rapporto fisico talvolta appena superficiale o temporaneo, quando non è profondamente affettivo. Credo ci sia più morale, più profondo sentimento in chi, nelle difficoltà e dalle difficoltà del suo essere, trova la ragione per attuare la propria volontà e compiere un gesto di amore altruistico rispetto a quello che deriva in condizioni psicologicamente ben predisposte dove tutto è più semplice, dove non ci sono i limiti della natura e le mille difficoltà fisiche e psicologiche.