RASSEGNA STAMPA

19 GIUGNO 2002
editoriale
LO SCAFFALE DELLE IDEE LIBERALI

Il liberaliusmo non è ancora una maturata convinzione. È spesso solo un vezzo. Di qui l'utilità di visitare gli autori e le opere che hanno dato e danno alimento alla tradizione liberale.

Giunge ora in edizione italiana l'agilissima e preziosa biografia ("Resoconto della vita e delle opere di Adam Smith", Liberilibri, Macerata) di Dugald Steward (1753-1828), formata da due memorie lette alla Royal Society di Edimburgo, rispettivamente il 21 gennaio e il 18 marzo del 1793, a poco meno di tre anni dalla morte del grande scozzese.

È noto che alla biografia di Smith sono state dedicate ben più corpose opere (Rae, Scott, Ross).

Ma quella di Stewart fu la prima e ha l'accattivante pregio di provenire dall'ambiente in cui lo stesso Smith visse. Il lettore vedrà che, sebbene Schumpeter l'abbia definita "sicura e senza scosse", quella di Smith fu una vita ricca di contatti e di scambi intellettuali, fra i quali non possono essere dimenticati quelli, avvenuti durante il suo soggiorno in Francia, con Turgot, Quesnay, Morellet, Necker, d'Alembert e altri.

I rapporti con la cultura francese devono tuttavia essere ricordati non solo come momento di "scambio", ma anche di "separazione". La vita di Smith si svolse soprattutto all'interno di quella singolarissima e feconda vicenda che fu l'"illuminismo scozzese": una trama intellettuale che, a differenza di quella francese, seppe sottrarsi all'estremismo della ragione.

Si può anzi dire, mutuando da quel che Kant scrisse di Hume, che i "moralisti scozzesi" sono stati tutti, e Smith fra essi, dei veri e propri "geografi della ragione", degli esploratori dei limiti della conoscenza umana.

Si iscrive in tale solco il modello di scienza sociale da essi elaborato. Smith non fu solo un economista. Fu uno scienziato sociale a tutto campo. Dugald Stewart colloca la ricerca smithiana sotto l'appellativo di "storia congetturale".

Ma si tratta di scienza sociale nel senso più congruente del termine: perché è indagine sulle condizioni istituzionali che rendono possibile la crescita della conoscenza e lo sviluppo economico.

Non bastano le buone intenzioni. Esse anzi non garantiscono alcunché. È vero: le azioni umane producono esiti intenzionali.

Ma generano anche esiti inintenzionali. Ed è di questi che si deve occupare la scienza sociale, perché possono essere addirittura opposti a quel che ci proponiamo.

Individuare allora le condizioni che rendono possibile un dato evento significa soprattutto cercare il contesto istituzionale capace di evitare le conseguenze inintenzionali di carattere negativo e di facilitare le conseguenze inintenzionali di carattere positivo.

La "mano invisibile" sta a indicare gli esiti inintenzionali benefici per chi agisce in un determinato habitat normativo.

È tramite tale modello che Smith capovolge l'atteggiamento nei confronti della ricchezza, che dallo "spirito politico antico" veniva severamente contrastata.

Soffermandosi esattamente sugli esiti inintenzionali, Smith evidenzia i vantaggi della libera cooperazione sociale, mostra cioè come ciascuno possa migliorare la propria condizione, senza che ciò porti nocumento agli altri.
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vedi anche
Filosofia (e) politica