RASSEGNA STAMPA

16 GIUGNO 2002
TULLIO GREGORY
Amarcord per combinazione

Un volume riunisce il corpus iconografico usato da Giordano Bruno per illustrare l'arte della memoria

Segni e simboli devono rispecchiare la struttura della realtà: per il filosofo nolano la conoscenza aumenta a partire dal tipo di connessioni che si sanno fare

Narrando agli inquisitori del primo soggiorno a Parigi, Bruno ricorda che - per le sue lezioni di mnemotecnica - «acquistai nome tale che il re Enrico terzo mi fece chiamar un giorno, ricercandomi se la memoria che avevo e che professava, era naturale opur per arte magica; al quale diedi sodisfazione; e con quello che li dissi e feci provare a lui medesimo, conobbe che non era per arte magica ma per scienza».  Creato dal re «lettor straordinario e provisionato», a lui dedicò il suo primo "libro de' memoria", pubblicato a Parigi il 1582: il De umbris ídearum Implicantibus artem, quaerendi, inveniendi, iudicandi, ordinando et applicando, cui faceva seguito, nel medesimo volume, l'Ars memoriae.

Se Parigi fu una della prime tappe della peregrinatio europea di Bruno e se il suo successo in quella città fu legato all'arte della memoria, quasi al termine del suo vagabondare «zimbello della fortuna», «scarso di beni», «premuto dall'odio della folla», come scriverà di se stesso lasciando l'università di Wittenberg - Bruno accettava l'invito dal patrizio Giovanni Mocenigo che lo voleva a Venezia perché fosse per lui «maestro di memoria».  Come è noto, sarà Mocenigo - a denunciare Bruno all'Inquisizione.  Così tutto l'itinerario bruniano, dal felice incontro con Enrico III all'infausto invito di Mocenigo, si pone sotto l'insegna e la fama di «maestro di memoria».

L'arte della memoria è un tema centrale nella cultura del Cinquecento, ma è stato più volte sottolineato - basti ricordare gli studi di Eugenio Garin e Cesare Vasoli, di Paolo Rossi, di Frances Yates e di Michele Ciliberto che in Bruno la mnemotecnica, pur collocandosí nella tradizione lulliana, assume un significato per più aspetti nuovo e comunque ,centrale nel sistema della «nolana filosofia»; poiché in Bruno l'arte della memoria e la connessa logica combinatoria - vuole ripercorrere e rispecchiare la struttura dell'universo, indicando una via che permetta di salire dalle ombre delle idee alle idee, dalle tenebre alla luce, dal senso all'intelletto, e infine dal molteplice all'uno.

Ombre delle idee: tutta la vita dell'uomo è nell'ombra. «Siamo ombra profonda», scrive Bruno echeggiando il tema della caverna Platonica ove gli uomini, con le spalle alla luce, in luogo della realtà vera, vedono ombre, simulacri proiettati nel fondo oscuro.  Se questa è la condizione umana, dobbiamo giovarci delle ombre per risalire alle idee: le immagini sensibili, ricevute e costruite dalla fantasia, sono i mezzi con i quali, sostiene il Nolano, «noi vogliamo significare le cose che sono più lontane dai sensi; in tal modo restauriamo l'esempio e l'uso dell'antica filosofia e dei prischi teologi che con tipi e similitudini vollero non occultare ma spiegare, rendere manifesti, mettere in ordine e rendere di più facile memorizzazione i misteri della natura».

Compito del filosofo - del sapiente - è dunque quello di costruire immagini, similitudini,

che siano capaci di svelare i «misteri della natura», portandoci alla conoscenza delle idee.  Soccorre a questo fine l'arte combinatoria che insegna a costruire - «combinare» - segni e simboli adeguati in modo da rispecchiare quella che è la struttura della realtà. L'arte della memoria è strettamente connessa con i processi inventivi dell'arte combinatoria perché attraverso la conoscenza e la combinazione delle immagini - segni delle idee - è possibile conoscere e ricordare le idee e i processi che le connettono, così da costruire tutta l'enciclopedia del sapere.  L'arte della memoria costituisce la premessa e il metodo di un nuovo sistema delle conoscenze e di una radicale riforma del sapere: essa ne offre il lessico figurativo e la sintassi.

Non a caso dunque tutti gli scritti bruniani e non solo quelli più direttamente connessi all'arte

della memoria - sono costellati da segni, cioè da figure che, se in parte rispecchiano motivi tradizionali, sono più frequentemente creazioni originali, incise dallo stesso Bruno.  Di qui l'importanza delle immagini nelle opere bruniane - talvolta staccate anche dalla sequenza del testo - ora opportunamente raccolte in un magnifico corpus (Giordano Bruno, «Corpus iconographicum.  Le incisioni nelle opere a stampa», catalogo, ricostruzioni grafiche e commento di Mino Gabriele, Adelphi Edizioni, Milano 2001, pagg.  CII+622, euro 77, 47), non solo importante per la storia della simbologia, ma anzitutto per l'intelligenza del pensiero di Bruno che attraverso la personale incisione delle immagini voleva dare forza e valore originale ai segni, conferendo loro una particolare potenza evocatrice.  Ha curato la raccolta Mino Gabriele, esperto di cultura cinquecentesca e soprattutto di iconologia, riunendo le circa 240 incisioni sparse in tutte le opere di filosofia nolana.  Opportunamente Bruno, distinguendo quelle incise da lui stesso da quelle dovute; l'ampio commento apposto a ciascuna immagine  mette in evidenza sia i nessi storici con la tradizione iconografica cinquecentesca, sia il loro valore per la comprensione della filosofia nolana.  Opportunamente Mino Gabriele sottolinea come «Bruno applica le modalità o tecniche visive del pensiero a tutta la sua speculazione e ne scrive in tutte le sue opere manifestandola concretamente nella "razionalità" delle immagini con cui illustra sia il De umbris o il Cantus o il De imaginum compositione, o gli altri trattati sull'ars memoriae, sia testi di più intenso respiro filosofico o cosmologico, dall'Infinito alla Cena, alla Causa, fino ai tre poemi francofortesi. Per Bruno immaginare e pensare non sono altro che due aspetti complementari d i una stessa modalità gnoseologica, poi concretata ed espressa matericamente nel disegno o schema o signum o sigillus del legno xilografico».  E se è vero che nella produzione grafica di Bruno si realizza, visivamente, tutto il suo pensiero, questo spiega «la grande attenzione e dedizione che Bruno dedica alle illustrazioni dei suoi libri, realizzando personalmente decine di immagini xilografiche, le quali, si noti bene al di là del loro complesso e tal volta oscuro significato, costituiscono comunque un ragguardevole apparato didattico iconografico che vuole iniziare il lettore all'apprendimento dei metodi speculativi bruniani».

Dunque anche questo complesso iconografico, discorso figurato, intersecato e parallelo al testo, ci può avviare alla comprensione delle strutture ultime dell'universo bruniano.  Di qui l'importanza di questa raccolta e del commento che accompagna le immagini.
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Storia della filosofia