RASSEGNA STAMPA

15 GIUGNO 2002
GABRIELLA IMPERATORI
COSTRETTE AD ACCETTARE IL DESTINO BIOLOGICO

West della procreazione assistita: e quindi un bisogno di regolamentazione che l'Italia attende da oltre trent'anni. Logico che, quando finalmente si arriva alla votazione in aula, si scatenino ideologie, convinzioni etiche e religiose, emozioni e sentimenti. E' stato così ogni volta che una legge dello Stato si è inoltrata nel privato della coppia o del singolo, nella loro sessualità, nel terreno minato del dare o negare la vita.

Ma in Italia sembra impossibile che si riesca a dibattere senza dogmi e pregiudiziali, senza che le proprie convinzioni religiose (o il proprio opportunismo politico) rinuncino a violare le libertà etiche del singolo, limitandosi a regolamentarle. Perciò anche sulla fecondazione assistita, in particolare sul divieto di quella "eterologa" (con seme o ovulo donato dal di fuori della coppia) han pesato più gli schieramenti di parrocchia che quelli di partito, rivelando come nel nostro pittoresco Paese, dove si fanno le leggi per poi subito trovare l'inganno, resista un fondamentalismo di fondo che vorrebbe stabilire se e a che condizioni una donna può, o deve, diventare madre.

Un integralismo che cerca di tornare a imporre i miti della naturalità in un contesto in cui tutto, forse troppo, è culturale. O i valori della famiglia e del sangue intesi in senso restrittivo. O addirittura l'accettazione stoica del destino. Rivestendo questi intenti con motivazioni sociologiche o psicologiche o perfino politiche, quale il diritto del figlio a conoscere l'identità del genitore biologico.

Di fatto è vero che quasi tutti i figli non naturali fantasticano sui "veri genitori", costruendo su di loro quello che la psicoanalisi ha chiamato "romanzo familiare" (e che tuttavia anche figli naturalissimi e legittimissimi costruiscono, in momenti di crisi coi genitori, fantasticando magari di essere stati scambiati in culla). Sta però al genitore non biologico trovare le parole giuste e magari poetiche per spiegare come a fare un padre, una madre e una famiglia è soprattutto l'amore. Certo l'amore molto più che il sangue, l'ovulo o il seme. O i soldi. O la legge. In questo senso l'amore per i piccoli orfani o abbandonati, che sono eserciti in tutto il pianeta, potrebbe (dovrebbe?) essere in grado di sostituire il bisogno di eternità biologica (magari ottenuta con qualche aiutino).

Ma si tratta di bisogni e scelte così personali che non è forse giusto pretendere di gestirli in blocco. Piuttosto era interessante una decisione "caso per caso", sottomessa al parere di un'Authority di esperti in bioetica e non agli umori o alle convenienze di urlatori che parlano troppo disinvoltamente di "fecondità affettiva", "generazione monogenitoriale", "accanimento procreativo" e così via (mal) elencando.

Mentre la Chiesa esulta per la bocciatura della fecondazione eterologa o si cruccia per la promozione delle coppie di fatto: e comunque mai rinuncia a intervenire nelle decisioni politiche in materia. I laici prevedono, ed è facile previsione, che in un'Europa dove la procreazione eterologa è legale ovunque, si tornerà a forme di turismo pari a quello abortivo pre-194. E che gli ambulatori clandestini prolifereranno a prezzi da strozzinaggio. Ma la facciata sarà ancora una volta ipocritamente salva. E gli integralisti potranno continuare, come diceva il cattolico Bernanos, a cercar di convertire agnostici e peccatori a colpi di crocefisso. E a imporre alle donne di rientrare sottomesse nel loro biologico destino.
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