![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 15 GIUGNO 2002 |
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AGLI STUDI FILOSOFICI BOLAFFI, DE GIOVANNI, MARRAMAO, MAFFETTONE
Si potrebbe
dire che Michel Foucault stia vincendo alla distanza. Il filosofo francese, icona
del '68 parigino e autore di una memorabile storia della filosofia, aveva
teorizzato un concetto, quello di biopolitica, che si mostra sempre più fecondo
e vitale. "Oggi - ricorda Roberto Esposito - il tema della vita,
considerata nella sua nuda e cruda fisicità, è al centro della politica. Il
discorso sulla polis si svolge sempre meno nei partiti e nelle istituzioni e
sempre più ad un livello magmatico di opinione pubblica". Quale sia questo
livello, Esposito lo spiega molto bene, dando una lettura sostanzialmente
positiva del fenomeno no global. "Oggi - dice - c'è una contestazione
diffusa perché lo Stato, sorto per proteggere la vita, è continuamente
surclassato dalle multinazionali, vuoi finanziarie vuoi del terrore. Ed ognuno
è e si sente sempre più solo, esposto a mille rischi e pericoli: di violenze,
contagi, perdita di identità".
Per
discutere di questi temi, il fior fiore dei filosofi politici italiani si è
dato appuntamento ieri all'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, chiamato
a raccolta dall'Orientale e dal Dipartimento di Teoria del Diritto
dell'Università di Salerno. L'incontro, intitolato "Vita, Sovranità,
Stato" è stato particolarmente vivace. Meno pessimista di Esposito è
stato, nel suo intervento, Sebastiano Maffettone, secondo cui è in atto un
passaggio dalla sovranità alla "governanza". Ma che cosa è la
governanza? "Semplicemente una nuova forma di potere. Il re è morto, ma in
natura il nulla non esiste. Il suo posto è stato preso da un potere diffuso e
reticolare che sostituisce quello verticistico e gerarchico della
modernità". Questo nuovo potere è ben descritto, secondo Maffettone, da Negri
e Hardt in Impero. "Anche se è necessario - dice - aggiungere alla
descrizione lì contenuta, una parte propositiva. Bisogna lavorare ad un'etica
delle relazioni internazionali, che integri varie competenze e ci aiuti a
ritrovare una bussola".
"C'è un
problema che va considerato - osserva invece Giacomo Marramao - e riguarda il
venir meno di un parametro classico del liberalismo: la distinzione fra verità
ultime e verità penultime, fra valori metafisici e accordi politici: se le
decisioni concernono la vita stessa, io non posso non buttare sul tappeto le
mie convinzioni. Da qui nasce il conflitto su aborto, eutanasia,
clonazione...". Nessuna speranza, quindi? "Non credo", dice
Marramao. "Forse dobbiamo cominciare a pensare il potere in modo diverso:
non più dall'alto in basso, ma a strati, in senso orizzontale". Come dire:
ognuno di noi è servo o padrone a seconda dei vari ambiti in cui opera e che
intersecano la sua vita. "Ma non c'è nulla di nuovo sotto il sole",
incalza Angelo Bolaffi. La sovranità moderna non è solo quella forte di
Hobbes. Accanto alla sovranità continentale, ce n'è sempre stata una più
aperta, liberale, mercantile. È questa sovranità, di stampo anglosassone, che
oggi trionfa. Non a caso l'America è un paese leader". Ma le provocazioni
di Bolaffi non finiscono qui: "Già Hobbes aveva messo i temi dalla vita al
centro dell'analisi politica: Foucault non segna quindi, secondo me, una
rottura sostanziale. Anche se, ovviamente, i nostri problemi di sicurezza e
protezione si giocano su altri e vasti spazi".
Dell'attualità del movimento no global sono convinti un po' tutti, anche se le istanze presentate vanno temperate e mediate da qualcuno. "Io penso - dice Maffettone - a un pubblico forte che si organizzi in movimenti tipo quello dei diritti civili in America. Se gli Stati Uniti hanno fatto progressi da gigante è stato proprio grazie a queste vere e proprie lobby di interesse". In sostanza: l'America, anche per i filosofi politici, è sempre più il baricentro della nostra vita.