RASSEGNA STAMPA

10 GIUGNO 2002
EMANUELE PERUGINI
Un campo di calcio per ogni terrestre

Mathis Wackernagel: «L'impronta ecologica? Se tutti consumassimo come gli Usa ci vorrebbero 6 pianeti»

Abbiamo un solo pianeta dobbiamo averne la «massima cura». Con queste parole il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, aveva chiuso il suo messaggio di raccomandazione ai delegati che si sono riuniti a Bali in Indonesia per preparare il documento conclusivo su cui si sarebbero dovuto mettere le firme dei capi di stato e di governo nel prossimo vertice mondiale di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile.

Ma se dopo la scoperta dell'acqua su Marte alcuni scienziati già fanno sogni circa l'eventuale conquista e trasformazione del pianeta Rosso in una seconda casa per l'umanità, qualche altro scienziato, che, è il caso di dirlo, ha i piedi piantati bene in terra, si sta dando da fare per capire esattamente quale è lo stato attuale di sfruttamento delle risorse del nostro pianeta e se questo ritmo, nel lungo periodo, è sostenibile, con la capacità di rigenerazione del pianeta.  E il suo è un grido di allarme che riguarda ognuno di noi.

«Se mettiamo insieme tutti i dati relativi ai consumi e li compariamo con quanta terra è a disposizione di ognuno di noi, allora viene fuori che ci sono almeno 1,8 ettari per ciascuno, che poi dobbiamo dividere, anche con le altre specie animali e vegetali.  Ma non tutti consumano la stessa quantità di risorse, anzi, alcuni e consumano molto di più. E la Terra, da sola, non basta.  Se tuttí facessimo come gli Stati Uniti, avremmo bisogno di altri 6 pianeti come il nostro».

A parlare cosi è Mathis Wackenagel, lo scienziato americano e direttore del Sustainability Program dei Redifining Progress di San Francisco.  E' lui l'ideatore della cosiddetta «Impronta ecologica», l'indicatore ambientale che mette in relazione i consumi dei vari paesi con le risorse naturali dei pianeta.  In occasione della Giornata internazionale dell'Ambiente, dell' Unep é arrivato in Italia per presentare gli ultimi dati sulla sua ricerca. «Io - ha detto Wackernagel - con il metodo dell'impronta ecologica ho voluto solo fornire uno strumento quantitativo che riuscisse a sintetizzare in un valore alcuni diversi elementi e che fosse allo stesso tempo di facile compressione per tutti.  Economia sostenibile significa vivere e prosperare utilizzando quell'ettaro virgola 8 di terreno che è a nostra disposizione». «E' chiaro - ha aggiunto - che lo strumento deve ancora essere messo a punto, ma le indicazioni che sin da ora possiamo ricavarne mostrano come sia assolutamente necessario un intervento per migliorare questo tipo di rapporto.  La Terra è una sola ha detto - e noi la stiamo rapidamente consumando».

«Insomma a Johannesburg - ha ripreso Wackernagel - si dovrebbe riuscire a discutere di come riuscire a vivere al meglio utilizzando tutti quella porzione di risorse che è a nostra disposizione.  Per tornare al sistema dell'impronta ecologica, il tema che si dovrebbe discutere è come sarebbe possibile ottimizzare al meglio il terreno che è a disposizione di ciascuno di noi e che è pari ad un campo di calcio». «Temo - ha spiegato che non saremo là per sostenere questa nostra tesi, ma entro la data dei vertice pubblicheremo i risultati relativi alle stime del Bilancio ecologico mondiale di quest'anno». I dati del resto parlano chiaro e mostrano, che il sistema Terra ha bisogno di 1,3 anni per riuscire a rigenerare quello che viene consumato in un anno dall' uomo. «Il problema che abbiamo davanti e che dobbiamo assolutamente risolvere - ha spiegato Wackernagel è che utilizziamo le nostre capacità per estrarre le risorse naturali direttamente, senza intaccare il surplus che pure la natura produce.  In questo modo consumiamo direttamente il capitale del pianeta, invece di sfruttare gli interessi che questo capitale matura». «E' come - ha detto - riscaldare la propria casa bruciando i mobili e le travi del soffitto» «Il sistema dell' impronta ecologica serve proprio - ha concluso - per misurare la sostenibilità di un sistema economico, come per esempio uno Stato».  Ma non tutti sul nostro pianeta consumano le risorse nello stesso modo.  Qualcuno ne consuma di più di quante ne ha a disposizione ed altri ne consumano di meno.  E proprio grazie alla applicazione dell'impronta ecologica il WWF ha fatto le stime del peso di ogni paese sui sistemi naturali del pianeta.  E i dati parlano chiaro.

Un cittadino italiano occupa una superficie di pianeta pari a 8 campi di calcio, un cittadino americano arriva a invadere 18 campi di calcio.  Al contrario, un cittadino eritreo occupa solamente 0,35 ettari, metà campo di calcio.  Questi i dati sull'impronta ecologica proposti nel «Living Planet, Index 2000».

Il Nord America risulta essere la regione a maggiore impronta ecologica (11,77 ettari/ procapite).  In particolare l'impronta ecologica degli Stati Uniti è pari a 12,22 ettari/procapite mentre quella del Canada risulta essere di 7,66 ettari/procapite.  Segue l'Europa Occidentale che registra un' impronta ecologica di 6,28 ettari/procapite.  Dopo l'Europa occidentale si posiziona l'Europa Centrale e Orientale (con un'impronta ecologica di 4,8 ettari/procapite) seguita da Medio Oriente e Asia Centrale (con un’impronta ecologica pari a 2,73 ettari/procapite).  Al quinto posto troviamo l'America Latina e Carabi (con un'impronta ecologica di 2,46 ettari/ procapite).  Al sesto posto troviamo la Regione Asiatico-Pacifica con un’impronta ecologica media di 1,78 ettari/procapite anche se si registrano evidenti disparità.  Infine l'Africa risulta essere il continente con una minore impronta ecologica (si è stimata una media di 1,33 ettari procapite).
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